Rocchi, capitano in naftalina

Rocchi, capitano in naftalina

Dopo quasi nove anni, Tommaso Rocchi, è ancora qui. Ha sempre gli stessi colori sulla maglia, qualche anno in più ed una concorrenza diversa. Nel frattempo ha anche conquistato la fascia da capitano di questa Lazio che ha guidato per parecchie stagioni prima di arrivare a quello che sembra essere…

Dopo quasi nove anni, Tommaso Rocchi, è ancora qui. Ha sempre gli stessi colori sulla maglia, qualche anno in più ed una concorrenza diversa. Nel frattempo ha anche conquistato la fascia da capitano di questa Lazio che ha guidato per parecchie stagioni prima di arrivare a quello che sembra essere un punto morto, una strada a senso unico. Ormai, l’attaccante veneziano, ha compiuto ben trentacinque anni e davanti a lui scalpitano i più giovani Kozak, Zarate e Floccari. Tutti per un posto da vice-Klose per cui Rocchi non sembra essere stato neanche candidato. E’ diventato in poco tempo l’ultima scelta di questo reparto offensivo nonostante sia forte la stima nei suoi confronti da parte di tifosi e compagni che negli anni hanno assistito a molte delle sue vittorie con la maglia biancoceleste.  La panchina è diventata la sua postazione ma fin’ora non gli è stato concesso neanche un ritaglio di tempo nelle partite disputate. Un capitano bloccato ai margini della formazione di Petkovic che non ha considerato minimamente un suo inserimento tra le seconde scelte del reparto offensivo.  Ma dall’attaccante adottato dal popolo romano nessuna critica né l’ombra di una polemica nei confronti di un ‘opportunità che non gli è stata concessa. Eppure ad agosto, quando si parlava di un suo possibile trasferimento ad Udine, la sua scelta è stata chiara e categorica. Si rimane ancora a Roma, ancora a Formello e sempre con la maglia della Lazio tatuata addosso. A volte l’attaccamento alla maglia è più forte di molte altre situazioni: anche di una fascia gialla che ormai viene indossata solo da Mauri e Ledesma. E poi viene anche l’umiltà, quella di un uomo di trentacinque anni che cede il posto ad un campione come Klose o ad un giovane in cerca di esperienza come Kozak. Certo è che più il tempo passa e meno spazio rimane per quello che è ormai un pezzo meramente rappresentativo di questa società.  Di lui rimangono i 105 goal che lo posizionano sotto Bruno Giordano nella classifica dei bomber laziali: un quinto posto che si sarebbe potuto trasformare in qualcosa di ancora più importante. Rimarranno anche le coppe alzate al cielo in tempi non particolarmente lontani e quell’esultanza che a Roma tutti conoscono e sanno imitare alla perfezione. Per ora ci si accontenta di quelle parole da vero tifoso durante la presentazione delle maglie e quella faccia fin troppo serena nel sedersi sulla panchina dell’Olimpico. L’entusiasmo nel pronunciare la fatidica frase “la prima squadra della capitale” e l’orgoglio di farne parte ancora una volta. Un comportamento, nonostante tutto, da vero capitano che non fa delle polemiche il suo successo. Per lui ci sarà certamente spazio e se non in campo nel cuore dei tifosi.

Francesca Cuccuini – Cittaceleste.it

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