SCOMMESSE – Nessuna nuova prova: l’interrogatorio di Mauri

SCOMMESSE – Nessuna nuova prova: l’interrogatorio di Mauri

di ALBERTO ABBATE ROMA – C’è chi la definisce – si fa per dire – una “vittoria” biancoceleste. Perché Lecce-Lazio non doveva essere inserita in questo filone, ma giudicata in autunno: “Siamo contenti di poterci difendere in un unico processo per le due partite”, ammette l’avvocato di Mauri, Matteo Melandri.…

di ALBERTO ABBATE

ROMA – C’è chi la definisce – si fa per dire – una “vittoria” biancoceleste. Perché Lecce-Lazio non doveva essere inserita in questo filone, ma giudicata in autunno: “Siamo contenti di poterci difendere in un unico processo per le due partite”, ammette l’avvocato di Mauri, Matteo Melandri. E’ una sconfitta del pm Di Martino a Cremona, perché su quella partita sta ancora indagando. E non ha trasmesso le tanto sbandierate nuove carte – col famoso mister x – alla procura federale. Che pure ieri – forse dopo un intervento dal cielo – ha deciso di procedere per conto proprio e assimilare le due presunte combine (l’altra è la famosa Lazio-Genoa) con un fascicolo vecchio più di un anno. Così la Commissione Disciplinare dovrà giudicare solo sul materiale (e non lo farà più successivamente) che Palazzi ha in mano. Altro che nuove prove, il legale Melandri infatti spiega: “Ci contestano le stesse cose del tribunale di Cremona, dove ci siamo difesi e dove abbiamo portato all’immediata liberazione di Mauri”. Tutto vero.

LA DIFESA A CREMONA – Così aveva risposto Mauri nell’interrogatorio d’inizio giugno 2012, in carcere a Cremona, davanti al gip Salvini: “Io non mi sono accorto di nulla durante Lazio-Genoa, tant’è vero che a fine primo tempo ero incazzato perché dovevamo vincere a tutti i costi la partita per andare in Champions. E così alla fine andò. Vincemmo, secondo me meritatamente. Dopo aver letto tutte queste cose e lei mi dice che ci sono state tutte queste giocate, qualche dubbio però viene anche a me sinceramente”. Nessuno sulla sua onestà, se l’era già divorate 481 pagine di ordinanza: “Ho letto tutto. Qui si dice continuamente che io abbia incontrato Ilievski, abbia fatto anche una foto con lui, ci abbia parlato per manipolare determinate partite, ma come ho fatto tutto in tre minuti dalle 12.43 alle 12.45?”. Il gip Salvini contestava: “Perché già lo conosceva prima?”. Urlava Mauri: “Assolutamente no”. Le celle di Formello in quei frangenti registravano la famosa scheda intestata a Samanta Romano: “Me l’ha voluta dare Luca Aureli per scommettere sull’Nba – sono un grande appassionato- e sul tennis, dicendomi: ‘Io ho un’agenzia di scommesse, tu sei un calciatore, così stiamo più tranquilli’. Lo chiamavo per fare le puntate di 50, 100 euro, ce ne sono state mille, da Orlando contro Miami ai play-off. So tutti i nomi del basket americano: Weda, Howard, Pierce, Garnett, gliene posso dire una marea. L’11 e il 12 maggio la scheda non era però in mio possesso”. Sarebbe stato testimoniato – secondo i legali – dalle celle in zona Boccea e non sul Corso Francia, dove vive il brianzolo. Negate quindi le due chiamate dalla sim “intestata” alle 12.58 e 12.59 a Mancinelli: “Aureli mi consegnò il telefono poco dopo l’una del 13 maggio, non so se le fece lui o la fidanzata Samanta. Io utilizzai il cellulare per una quindicina di giorni, più o meno sin dopo l’ultima domenica di campionato. Per questo risulta a Cervia. La scheda non l’ho messa in un altro cellulare, ma usata come router Wifi per il mio tablet”.

IL RAPPORTO CON ZAMPERINI – La procura insisteva poi sui 28 sms intercorsi fra Mauri e Zamperini dalle 14 del giorno di Lazio-Genoa: “Io non ho nulla da fare in ritiro – rispondeva il centrocampista – e voi non conoscete Alessandro. Ti martella per organizzare. La sera saremmo poi andati a Cervia, non ricordo se con la mia o la sua macchina, o con entrambe”. La mattina Zamperini era a Formello, Mauri negava ancora ci fosse Ilievski: “Ho dato due-tre biglietti ad Alessandro”. Stefano non ricordava per chi fossero gli altri tagliandi omaggio, ma Brocchi in procura federale spiegava: “Assistetti alla gara Lazio-Genoa dalla tribuna con Bobo Vieri e Pierluigi, alle mie spalle erano seduti Zamperini ed un suo amico Francesco, titolare del ristorante Met”. Uno dei migliori amici di Mauri e di tanti altri giocatori che frequentano il locale vip di Ponte Milvio. Fra questi Ivan Tisci, Bettarini. Persino Sculli, durante il suo soggiorno capitolino: “Per me Giuseppe era solo un compagno di squadra, saremmo usciti cinque o sei volte a cena insieme – spiegava Mauri – perché ci trovammo nello stesso ristorante lì a Roma”. La procura di Cremona cercava conferme alle rivelazioni di Ilievski secondo cui la tavola di Lazio-Genoa venne apparecchiata dall’attaccante calabrese. Domande, pungenti e continue, su quel match a Mauri. E ancora sui rapporti con Zamperini: “Non mi ha mai chiesto informazioni utili sulle partite, sa come la penso. E io non posso essere incastrato solo per l’amicizia che ci legava”. Particolare: “Ci sono chiamate dal telefono della mia fidanzata Miriam perché i due si parlano, si scrivono. Quando lei va giù al mare, e lui a mangiare, poi non so quali siano stati…”. Da tempo Stefano sta alla larga da Zamperini: “A dicembre quando ero a Miami, mi sono detto: ‘Ma allora, qualcosa si vede che ha fatto, com’è possibile che abbia tutte queste accuse a proprio carico?’.  E lì sono rimasto stupito, perché ho pensato: ‘E’ sempre stato vicino  a me, lo conosco da dieci anni, non mi ha mai dato questa  impressione’. E quindi, anche dentro di me mi sono sussurrato: ‘Com’è possibile che abbia fatto tutte queste cose?’. Sono rimasto male. Infatti, da lì poi non c’ho neanche più parlato, né l’ho più sentito, perché ovviamente con tutta questa situazione veniva fatto anche il mio nome da Gervasoni – per lui provo solo menefreghismo – e ho detto dentro e me: ‘Meglio prendere un attimo le distanze’. Forse era già troppo tardi.

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