SERIE A – Rivoluzione in arrivo?

SERIE A – Rivoluzione in arrivo?

Il progetto è chiuso da anni, decine di anni, in un cassetto di via Rosellini 4, a Milano, la sede della Lega di serie A. Tema, la riforma del campionato. Con una serie A, finalmente, a 18 squadre. Ma adesso è arrivato, sta arrivando, il momento di tirar fuori quel…

Il progetto è chiuso da anni, decine di anni, in un cassetto di via Rosellini 4, a Milano, la sede della Lega di serie A. Tema, la riforma del campionato. Con una serie A, finalmente, a 18 squadre. Ma adesso è arrivato, sta arrivando, il momento di tirar fuori quel documento dal cassetto e cominciare a discuterne seriamente. Lo vogliono, soprattutto, ma non solo, le grandi società, quelle impegnate anche nelle Coppe europee: la Juventus è la capofila di questa cordata che già raccoglie i consensi di Inter, Milan, Lazio, Roma, Udinese. Venti club sono troppi e mettono in campo un campionato sempre più di modesto livello, con un gioco al ribasso e gli stadi mezzi vuoti. Un’immagine che non piace nemmeno a Sky: la pay tv ha sborsato alla Lega 561 milioni all’anno, altri 268 ne arrivano da Mediaset (digitale pay), per un totale annuo di quasi 1 miliardo di euro nelle casse dei venti presidenti. E questo garantito sino al 2015. Ma le tv (a pagamento) sono state chiare, “scordatevi queste cifre in futuro, fra calcioscommesse e livello del campionato sono impensabili”. I presidenti, almeno alcuni, temono che scendendo a 18 le tv possano pagare di meno: falso problema. Si può negoziare perché l’interesse primario di Sky e Mediaset Premium è quello di mandare in onda più partite avvincenti e con stadi possibilmente pieni di allegria. «Non bisogna aspettare il 2015, quando scadranno i contratti televisivi», spiega Andrea Abodi, presidente della Lega B. «Se ci mettiamo tutti intorno a un tavolo possiamo discutere di una riforma dei campionati che sia davvero globale e che possa partire già dal 2013-14». Abete alla riforma dei campionati ha sempre creduto, tanto da aver studiato un format -poi impallinato – già anni fa. «Ma in A – ha appena detto il n.1 della Figc – adesso non c’è consenso unanime nello scendere a 18». Claudio Lotito, patron della Lazio e della Salernitana, ha le idee chiare: «Con 18 squadre in A si recupererebbero 60 milioni. Altrettante in B, e risparmio di circa 50 milioni, mentre la Lega Pro al massimo avrebbe 54-60 squadre, e anche qui recuperiamo altri 8 milioni». Franco Baldini, dg della Roma made in Usa, non ne fa una questione solo economica. Ma allarga il discorso, grazie anche alla sua esperienza inglese: «A 18 potrebbe andare bene, certo, anche se le grandi Nazioni europee ora sono a venti. Ma non vanno bene le continue deroghe agli stadi. Io ho visto quelli inglesi, tutti, sino alla 4ª categoria: noi ce li possiamo sognare. Non va bene invece, in Italia, lo strapotere delle tv che trasmettono tutte le partite, tutti i giorni: in Inghilterra c’è una “protezione” del campionato, non tutte le gare della Premier vanno in diretta. Ok, discutiamo pure se passare da 20 a 18, ma discutiamo soprattutto di tutto un sistema che va rivisto. Se il calcio italiano è un grande malato, non basta mettere un cerotto…» La Lega di B è d’accordo a cambiare format: «Sì quindi – conferma Abodi – a una serie A a 18, e una B che scende da 22 a 20. La Lega Pro invece a 40 o 60». La Lega Pro sarà la prima a muoversi e punta a 60 squadre al massimo dal 2013.

Fonte: La Repubblica – Fulvio Bianchi

Rob.Ma. – Cittaceleste.it

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