Stop omaggi ai politici

Stop omaggi ai politici

Giovanni Malagò ha giocato d’anticipo e un mese dopo l’elezione alla presidenza del Foro Italico, ha provveduto a cancellare un privilegio che, in questo periodo di vacche magrissime per gli italiani, finisce per apparire odioso (comunque poco simpatico).L’annuncio è calato nel tardo pomeriggio attraverso un secco comunicato apparso sul sito…

Giovanni Malagò ha giocato d’anticipo e un mese dopo l’elezione alla presidenza del Foro Italico, ha provveduto a cancellare un privilegio che, in questo periodo di vacche magrissime per gli italiani, finisce per apparire odioso (comunque poco simpatico).
L’annuncio è calato nel tardo pomeriggio attraverso un secco comunicato apparso sul sito del Comitato Olimpico: «Al fine di evitare strumentalizzazioni su favori e privilegi riservati ai Parlamentari della Repubblica» – il Foro Italico – «ha deciso di non rilasciare più la concessione della tessera riservata ad onorevoli e senatori per l’accesso alle manifestazioni sportive che si svolgono sul territorio nazionale».
L’aria è cambiata, il Paese (faticosamente) si sta adeguando e il mondo dello sport asseconda questa trasformazione. Dei neo-eletti (945) solo tre «salveranno» la tessera ma non in quanto parlamentari ma in quanto campioni olimpici, cioè pezzi di storia vivente dello sport italiano: Josefa Idem (eletta con il Pd), Valentina Vezzali (Scelta Civica) e Marco Marin (Pdl).
Quella delle tessere e dei biglietti-omaggio in realtà è un problema che da tempo è al centro del dibattito. La questione, ad esempio, la sollevò il presidente della Lazio, Claudio Lotito, al momento del rinnovo contrattuale per l’uso dell’Olimpico. Gli accordi, infatti, prevedevano il riconoscimento al Foro Italico di oltre duemila biglietti-omaggio. Ora il presidente della Lazio dice: «E’ un segnale giusto e in controtendenza con il sistema dei privilegi». La Roma, a sua volta, si è mossa con grande determinazione e l’ingresso di favore è stato cancellato dalla proprietà americana. Altri ci hanno provato scatenando polemiche, anche molto violente: il Pescara, ad esempio, che la scorsa estate annunciò un «taglio» che suscitò la «sollevazione» dei maggiorenti locali. Con grande serenità, invece, fu accolta a Firenze la medesima scelta compiuta dalla società viola.
Il fatto è che il vento è cambiato, che il Paese non accetta più privilegi così consolidati da essere nel tempo diventati dei veri e propri status symbol. Il Coni di Malagò ha deciso di lanciare un segnale. Ne guadagnano tutti, i vertici dello sport che in qualche misura si allontanano da quelli della politica, i membri della Casta che per vedere una partita dovranno pagare. Si spera.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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