STORIE – Gonzalez, il precario diventato top player

STORIE – Gonzalez, il precario diventato top player

ROMA – Da modesto gregario e quasi anonimo giocatore a top player. Ne ha fatta di strada Alvaro Gonzalez che quando si presentò a Formello il 17 giugno del 2010 con un paio di jeans corti e un camicetta gialla con tanto di cordino al collo, sembrava più un turista…

ROMA – Da modesto gregario e quasi anonimo giocatore a top player. Ne ha fatta di strada Alvaro Gonzalez che quando si presentò a Formello il 17 giugno del 2010 con un paio di jeans corti e un camicetta gialla con tanto di cordino al collo, sembrava più un turista che un giocatore di calcio. E invece lo scarparo, il nome che qualcuno malignamente gli aveva affibbiato nei primi mesi di Lazio, perché giocava poco e male, adesso non è solo un elemento insostituibile, ma un vero idolo. Quasi un eroe per un pubblico che si è innamorato di questo piccolo uruguagio che in campo dà sempre l’anima. Non ci sono solo Klose ed Hernanes, insomma.



VOLEVA ANDAR VIA – El Tata, che in Uruguay sta per nonno, un soprannome che gli diede Fernando Ateie, un compagno delle giovanili del Defensor, per via della sua voce roca e profonda, quasi da vecchio saggio, ha dovuto faticare parecchio per imporsi, ma adesso si sta prendendo le soddisfazioni più grandi. A breve avrà quella che ha atteso di più, l’adeguamento dell’ingaggio e il prolungamento del contratto. Era piombato nella capitale nell’ambito dell’operazione Pablo Pintos, poi fallita, e lui era era considerato un personaggio di secondo piano. Per questo la società gli propose un contratto poco superiore ai 450.000 euro più i bonus. Attualmente, lo stipendio più basso tra i titolari, e non solo.Dopo due stagioni di altissimo livello, già l’estate scorsa sperava in un ritocco, visto che c’erano state delle promesse, ma poi tutto venne rimandato. Gonzalez, che aveva attirato su di sé l’interesse di tanti club, era incerto se rimanere ma alla fine decise di restare e scommettere ancora una volta su se stesso. E mai scelta fu più saggia e lungimirante, visto che a metà gennaio firmerà il nuovo contratto fino al 2018, con un ingaggio di 1,2 milioni di euro a stagione. Più del triplo dell’attuale.

SE MANCA SONO GUAI – Per Petkovic e i compagni è la vera anima della Lazio. Forse non è proprio una coincidenza che nelle due sconfitte più pesanti dell’anno, Napoli e Catania, Alvaro non fosse in campo. Il suo compito è rubare palloni e dare protezione ad Hernanes, Mauri e Candreva, ma a volte riesce anche a segnare. L’ultimo gol è stato con l’Udinese a novembre. La sua esultanza è molto particolare: si toglie lo scarpino e fa finta di usarlo come telefonino, mimando una chiamata. Una scenetta che aveva preparato tempo fa con il fratello Diego (che fa il giornalista), ma che sta diventando il suo marchio di fabbrica.

Fonte: Il Messaggero

rm / cittaceleste.it

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