Udinese, tanti soldi e pochi sogni

Udinese, tanti soldi e pochi sogni

ROMA – Provate a chiedere ad un tifoso dell’Udinese che ne pensa del momento della sua squadra: forse non sarà molto soddisfatto. I bianconeri oscillano a metà classifica, dopo il quarto posto dello scorso campionato non sono riusciti a qualificarsi in Champions League e sono stati appena eliminati anche dall’Europa…

ROMA – Provate a chiedere ad un tifoso dell’Udinese che ne pensa del momento della sua squadra: forse non sarà molto soddisfatto. I bianconeri oscillano a metà classifica, dopo il quarto posto dello scorso campionato non sono riusciti a qualificarsi in Champions League e sono stati appena eliminati anche dall’Europa League. Fate però la stessa domanda al Patron Pozzo o alla società di revisione che valuta il bilancio societario e la risposta sarà completamente opposta. In un periodo in cui la crisi economica ha toccato anche il calcio, lasciando i milioni e i campioni in mano di poche società, l’Udinese con una politica economica oculata e mirata sta riuscendo ad ottenere buoni risultati sul piano del bilancio, divenendo un modello di gestione. Merito del Presidente Pozzo che nella sua politica ha deciso di fare del calcio un business, acquistando in giro per il mondo giocatori giovani e semisconosciuti, valorizzarli, rivendendoli quando sono campioni realizzando così plusvalenze milionarie. Se a questo spirito imprenditoriale aggiungiamo i 50 milioni che entrano nelle casse tra diritti Tv e botteghino, otteniamo una situazione positiva che fa dell’Udinese una società “economicamente virtuosa”, conseguita grazie alla politica del player trading, cioè della compravendita dei giocatori. Quest’attività rientra nella gestione straordinaria della società ed ha permesso di chiudere l’ultimo bilancio con un utile di oltre 32 milioni, una cifra che è andata a riequilibrare la gestione ordinaria che è stata chiusa con un negativo di 21 milioni. È quello che è accaduto nel caso di Handanovic, Zapata, Felipe, Lukaic, Isla, Inler, D’ Agostino, Asamoah, Floro Flores, Pepe e Sanchez, solo per citare le cessioni clamorose degli ultimi due anni. Un mercato studiato a tavolino che permette all’Udinese di incassare tanti milioni, chiudere in positivo e reinvestire in giovani talenti. Un indirizzo che in ottica del flair play finanziario sorride al club, ma è visto negativamente dai tifosi. A chi va allo stadio, esulta e soffre poco importa però del bilancio quando vede la sua squadra sempre in difficoltà nei grandi appuntamenti. Ogni anno il tecnico Guidolin si trova tra le mani sempre una squadra nuova, con il solo Di Natale certezza inamovibile. Nell’ultimo biennio l’Udinese è riuscita comunque a centrare risultati importanti, arrivando quarta per due campionati consecutivi, ad un passo dalla Champions per uscirne poi ai preliminari. L’anno scorso fu l’Arsenal a condannare i friulani, quest’anno lo Sporting Braga: una sconfitta che brucia ancora, ma non del tutto inaspettata. Non perché l’avversario non fosse alla portata degli uomini di Guidolin, ma per la mancanza di un gruppo unito ed organizzato. Tutto però in nome del business: incassati i soldi europei, fuori dalla Champions e ora dall’Europa League per concentrare tutte le forze sul campionato. E se anche in Italia dovesse fallire? Pozzo ha l’alternativa: in Premier il Watford rende di più, e poi c’è il Granada. Ottimi investimenti economici, ma il cuore del tifoso chi lo ripaga?

Enrica Di Carlo

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy