Contro il Milan, la Lazio diventa super!

Contro il Milan, la Lazio diventa super!

Un’ora di lezione di calcio e mezz’ora di brividi. La Lazio ha provato a buttarsi via dopo aver confezionato la partita perfetta. Il Milan ha tentato la rimonta approfittando di un episodio (De Jong sul primo gol era in fuorigioco), del talento di El Sharawy (si è letteralmente “bevuto” Konko…

Un’ora di lezione di calcio e mezz’ora di brividi. La Lazio ha provato a buttarsi via dopo aver confezionato la partita perfetta. Il Milan ha tentato la rimonta approfittando di un episodio (De Jong sul primo gol era in fuorigioco), del talento di El Sharawy (si è letteralmente “bevuto” Konko in occasione del raddoppio) e di una scelta giusta di Allegri (Emanuelson, più vivo dello spentissimo Boateng, dominatore della fascia destra soprattutto dopo l’ingresso in campo di Cavanda e l’avanzamento sulla linea dei centrocampisti di Lulic, perfetto sino a quel punto, poi colpevole sulla prima rete rossonera). La Lazio ora è terza ed è tra le Grandi di questo campionato. Il Milan, nonostante l’ultima mezz’ora, è ancora malato, molto malato. Allegri ha ritrovato Pato (ritorno in campionato dopo otto mesi, su un terreno di gioco da sei), il primo gol italiano di De Jong ma ci ha impiegato un tempo per ottenere un minimo di quadratura grazie all’inserimento di Emanuelson. Ha provato a sfruttare la paura (e la stanchezza) della Lazio, ma il Milan è troppo friabile in difesa, poco creativo in mezzo al campo.

STRARIPANTI – Nel calcio il possesso-palla fine a se stesso non produce nulla. Ed è questo tipo di possesso che per un’ora il Milan ha prodotto. Tutt’altra storia la Lazio che quando si difende sulla propria trequarti crea una densità tale da rendere l’area impenetrabile e quando riparte diventa pericolosissima quando Mauri e Candreva si buttano dentro partendo dall’esterno. E poi c’è Hernanes che impreziosisce il gioco, che gli dà sostanza. Il Milan ha provato a rialzarsi dopo lo «scivolone» nel derby ma la qualità è quella che è: Pazzini è inconsistente, Montolivo non sempre riesce a incidere e Boateng non riesce quasi mai a essere decisivo. Allegri ha cercato di irrobustire la metà campo sistemando accanto a De Jong da una parte Montolivo, dall’altro Nocerino. Boateng si è sistemato qualche metro dietro Pazzini mentre El Shaarawy si teneva defilato. La Lazio ha faticato qualche minuto a ridisegnarsi sull’avversario ma poi ha alzato il livello dell’aggressività trovando a sinistra un Lulic che dava grande profondità con le sue accelerazioni; Mauri e Candreva si scambiavano continuamente la posizione. Mobilissimo Mauri che spesso si accentrava andando a pressare, in fase di non possesso, De Jong consentendo così a Ledesma di tenere più fermamente la posizione davanti alla difesa. Il primo gol di Hernanes è un piccolo compendio del gioco essenziale di Petkovic: rilancio di Mauri a cercare Hernanes, doppo dribbling del brasiliano su Bonera e tiro che con una piccola deviazione del milanista si trasformava in un pallonetto.

CROLLO – Il Milan, lungo, privo di corrette distanze tra i reparti, è apparso in una drammatica fase involutiva. L’unico che sembra in qualche misura ispirato dal dio del calcio è il giovane El Shaarawy (straordinario un salvataggio di Dias su una conclusione del Faraone che aveva superato anche Bizzarri in uscita): troppo poco. Senza un centrocampo degno di questo nome (l’inserimento di Emanuelson ha cambiato qualcosa), la barchetta rossonera è affondata mestamente, sotto i colpi di Candreva (palla recuperata sulla trequarti avversaria, galoppata e tiro dai venti metri all’incrocio sul quale, però, Amelia avrebbe potuto fare qualcosa di meglio) e di Klose (azione in mosse, Gonzalez, Candreva, cross per Klose con i due centrali, Bonera e Yepes che si tenevano troppo stretti lasciando molto spazio lateralmente al tedesco, De Jong che non arretrava sulla linea difensiva e Abate che dimenticava la diagonale a copertura: tocco al volo e sesta rete stagionale).

SUICIDIO – La Lazio ha commesso l’errore di ritenere la gara chiusa; Petkovic quello di rinunciare a un assetto che aveva garantito grande equilibrio con un paio di sostituzioni (Cavanda e Cana per Gonzalez, molto stanco e Mauri, essenziale in questa squadra) poco azzeccate. Poi i due gol rossoneri hanno mandato in crisi la squadra di Petkovic e le gambe, già molli, sono diventate ancora più molli. Ma alla fine la Lazio è riuscita a reggere e ora guarda la serie A dall’alto in basso promettendo di non fermarsi qui perché questo sarà pure un piccolo Milan ma è pur sempre il Milan e batterlo giocando un’ora in maniera quasi perfetta è un segnale decisamente positivo.

Il Corriere dello Sport

cittaceleste

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