Vecchia Lazio nuovi sogni

Vecchia Lazio nuovi sogni

Vecchia Lazio, grande Lazio. Contro Atalanta e Palermo ha giocato la stessa formazione della scorsa stagione, ottenendo 2 convincenti vittorie. Una partenza così forte, dopo 2 giornate, era riuscita solo a Ballardini, ma questa squadra non ripeterà quell’esperienza negativa che costò il posto all’allenatore emiliano, proprio per la consistenza tecnica…

Vecchia Lazio, grande Lazio. Contro Atalanta e Palermo ha giocato la stessa formazione della scorsa stagione, ottenendo 2 convincenti vittorie. Una partenza così forte, dopo 2 giornate, era riuscita solo a Ballardini, ma questa squadra non ripeterà quell’esperienza negativa che costò il posto all’allenatore emiliano, proprio per la consistenza tecnica e l’affiatamento che esiste nel gruppo. Vladimir Petkovic ha avuto il grande merito di ravvedersi su alcune scelte di uomini e tattiche. Così, dopo i deludenti risultati delle amichevoli estive, il tecnico svizzero ha cambiato qualcosa che non funzionava, restituendo alla squadra una fisionomia più incisiva. La prima mossa è stata quella di non insistere più sull’inadeguata coppia Ledesma-Cana, inserendo il dinamico e più funzionale Gonzalez al posto dell’albanese. Questo ha garantito al centrocampo maggiore vivacità e un assetto più offensivo, con vantaggi evidenti per tutta la manovra diventata anche più rapida e incisiva. Una scelta che ha consentito anche una migliore copertura del terreno di gioco.

La seconda mossa è stata quella di restituire a Hernanes un ruolo primario nel gioco della formazione, senza eccessivi compiti di copertura ai quali è stato incaricato Ledesma, collocato stabilmente davanti alla difesa. Ormai il centrocampista argentino solo raramente supera la metà campo, preoccupato di chiudere le falle che si aprono con gli inserimenti degli avversari. Dal canto suo Hernanes, più libero di muoversi, ha riacquistato fiducia e consapevolezza nelle proprie possibilità. Può inventare e inserirsi per andare a concludere, sapendo che ha costantemente le spalle coperte.

Petkovic, insomma, avendo a disposizione un organico di valore, collaudato e nutrito, ma senza grandi acquisti da un mercato deludente, ha deciso di cambiare poco. Proprio il minimo indispensabile. Ha chiesto maggiore pressing, non sempre con i risultati sperati all’inizio, e ha organizzato il gioco offensivo attorno all’unica punta Klose. Anche in questo caso si è ravveduto. Dalla prima idea, di giocare con 2 attaccanti, ipotesi avvalorata dalla lunga caccia al turco Yilmaz, è passato al modulo offensivo a una sola punta. Così facendo ha chiesto alla squadra maggiore spinta e intensità sulle corsie esterne: a Konko e Candreva a destra, a Lulic e Mauri a sinistra. In questo modo al centravanti tedesco possono arrivare una quantità importante di palloni giocabili, che Klose riesce a finalizzare dall’alto della sua classe e capacità realizzative.

Anche la panchina di Petkovic è buona perché dispone di Zarate, Ederson, l’acquisto francese Ciani, Floccari, Radu, Rocchi, Kozak, lo stesso Cana. Un organico che, al cospetto delle avversarie, non sfigura. Con un paio di elementi di spessore la Lazio avrebbe potuto lottare per le primissime posizioni. Pur non avendo compiuto il promesso salto di qualità, c’è il materiale per una stagione nobile, ambiziosa e con qualche sogno. Il vero problema di Petkovic va ricercato nell’elevato numero dei calciatori a disposizione: ben 35. Una situazione difficile, che non consentirà al tecnico di svolgere al meglio gli allenamenti, che lo costringerà a dividere la rosa in gruppo, che lo chiamerà a un delicato lavoro di gestione. Ma, se arriveranno i risultati, sarà più semplice risolvere anche questi problemi.

Fonte: Il Messaggero

Simone Davide-Cittaceleste.it

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