PORTE CHIUSE – Venerdì la sentenza Uefa

PORTE CHIUSE – Venerdì la sentenza Uefa

ROMA – Doveva essere la giornata delle sentenze, è stata invece quella dei silenzi. Attesa, ma anche – inutile nasconderlo – paura. Si è consumata l’udienza davanti ai giudici dell’Uefa a Nyon, ma la sentenza arriverà soltanto venerdì. Per la Lazio dunque non resta che attendere in attesa di sapere…

ROMA – Doveva essere la giornata delle sentenze, è stata invece quella dei silenzi. Attesa, ma anche – inutile nasconderlo – paura. Si è consumata l’udienza davanti ai giudici dell’Uefa a Nyon, ma la sentenza arriverà soltanto venerdì. Per la Lazio dunque non resta che attendere in attesa di sapere se l’Europa saprà essere più accomodante rispetto al giudizio di primo grado che ha inflitto alla società biancoceleste la disputa di una gara di Europa League a porte chiuse. Vale a dire il ritorno contro l’Apollon Limassol in programma il 7 novembre. Lotito spera di riuscire a strappare uno sconto di pena e di vedere quindi cancelli serrati soltanto nel settore incriminato, la Curva Nord.

I PUNTI CRITICI

– Le armi in mano al pool difensivo biancoceleste appaiono a onor del vero un po’ spuntate: già in precedenza sono valsi a poco i verbali della Questura dove le forze dell’ordine non denunciavano alcun coro razzista. Per quello che attiene l’Uefa invece i tifosi ospiti sono stati apostrofati con chiari intento di discriminazione. Debole appare pure il tentativo della Lazio di dimostrare che tali cori, alzati da uno sparuto gruppo, sono stati la semplice reazione a quanto combinato nel pomeriggio antecedente la gara dai polacchi. I tredici arresti e gli otto daspo dicono senza ombra di dubbio di una trasferta violenta messa in atto dai sostenitori del Legia Varsavia. Ma due torti, come si sa, non fanno una ragione.

I PRECEDENTI

– L’Uefa aveva condannato la società di Lotito dopo i fatti accaduti durante Lazio-Legia Varsavia, il governo calcistico europeo s’era mosso su segnalazione del Fare (Football Against Racism in Europe), l’organizzazione europea contro il razzismo e le discriminazioni. Fu sempre il Fare a determinare la squalifica dell’Olimpico (sospesa con la condizionale) dopo Lazio-Tottenham dell’anno scorso. Quella volta l’arbitro spagnolo Teixeira Vitienes e i delegati Uefa nei referti non riportarono il grido “Juden Tottenham”, il Fare lo mise a verbale, agì raccogliendo informazioni, materiale televisivo e mediatico, è nei suoi poteri. Lo stesso è avvenuto stavolta, gli arbitri e gli spettatori Uefa non hanno segnalato atteggiamenti razzisti al termine del match coi polacchi.

NEL MIRINO

– La Lazio è da tempo nel mirino delle organizzazioni antirazzismo, i tifosi devono fare attenzione. All’Olimpico, dopo i fatti della scorsa annata, sono presenti squadre di ispettori, si appostano dentro lo stadio, stanno con le orecchie tese. Da anni la società subisce provvedimenti disciplinari pesanti. La serie nera dura dal 2005, è andata avanti sino a oggi, la storia parla chiaramente. La massima squalifica europea subita dal club laziale risale alla stagione 1974-75, fu decisa per gli incidenti accaduti dopo Lazio-Ipswich di Coppa Uefa (1973-74). Ma per razzismo il primo precedente risale alla stagione 2005-06. Intertoto: Lazio-Tampere United si giocò a porte chiuse dopo i cori razzisti uditi durante Lazio-Partizan (Coppa Uefa 2004-05). Stagione 2012-13, Europa League: l’Uefa sanzionò la Lazio con diffida e multa per i cori razzisti intonati durante Tottenham-Lazio. Nel match di ritorno venne sanzionato un turno a porte chiuse, ma la pena fu sospesa con la condizionale (cori antisemiti). La squalifica scattò invece per il saluto romano fatto da alcuni tifosi durante Lazio-Borussia Moenchengladbach: l’Uefa impose le porte chiuse per Lazio-Stoccarda e Lazio-Fenerbahçe. Non solo l’Europa, va messo in conto il precedente italiano. Stagione in corso, serie A: la Curva Nord è stata chiusa a settembre (gara Lazio-Udinese) dopo i cori razzisti indirizzati ad alcuni giocatori di colore (fatti accaduti durante Juventus-Lazio di Supercoppa italiana).

Corriere dello Sport

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