FOCUS – Burak Yilmaz-Lazio, non è davvero finita…

FOCUS – Burak Yilmaz-Lazio, non è davvero finita…

di ALBERTO ABBATE ROMA – Vai da Vladi-Miro e ti mangi Yilmaz: in un ristorante con un nome così, pensavi di gustarti il piatto. Invece ti servono Burak freddo: “La Lazio non è riuscita a soddisfare le nostre richieste”, bisbiglia lapidario, Unal Aysal, presidente del Galatasay. E il missionario Tulun:…

di ALBERTO ABBATE

ROMA – Vai da Vladi-Miro e ti mangi Yilmaz: in un ristorante con un nome così, pensavi di gustarti il piatto. Invece ti servono Burak freddo: “La Lazio non è riuscita a soddisfare le nostre richieste”, bisbiglia lapidario, Unal Aysal, presidente del Galatasay. E il missionario Tulun: “Ma il rapporto con Lotito rimane ottimo”, giura da Roma. E svela: “E’ da 10-15 giorni che abbiamo chiuso alla cessione del nostro attaccante, è troppo importante per noi. Ma il presidente del Galatasaray mi ha detto di venire comunque a Roma per parlare con la Lazio, una visita di cortesia”. Perché? Era assordante pure alla cornetta quella distanza di 5 milioni fra domanda e offerta. 

C’è il retroscena: una chiamata dall’ambasciatore turco – presente al pranzo di via Veneto – di Roma, un nuovo amico di Lotito. Che doveva fungere da mediatore per uno sconticino. Così era sbarcato stamattina il ds giallorosso, lanciando ultimatum a Fiumicino: “Non cediamo il nostro attaccante per meno di 18 milioni”. Mamma li turchi, che tosti. O forse no: scenderebbero pure a 13 milioni in due rate o 15 in tre, eppure la Lazio ancora tergiversa. Tutto può accadere nella notte, Tulun lascerà solo domani l’Italia. Adesso però conserva ancora Yilmaz in valigia: “La Fiorentina ci aveva fatto un’offerta superiore ai 10 milioni e l’abbiamo rifiutata. Burak rimane con noi”. E il consigliere Ergun, informato da Istanbul: “La Lazio non ha intenzione di offrire 18 milioni, quindi finisce così. Ci sono stati proposti due giocatori che non c’interessano”. Altro che Ederson, Stankevicius e Pereirinha. Per l’ultimo bagno turco?

Il giallo continua. Perché Lotito non s’arrende ed è al settimo cielo. “E’ quasi fatta, è quasi fatta”, urlava di gioia dopo la riunione mattutina a Villa San Sebastiano. Eppure non ne sapeva nulla Tulun: “Siamo molto lontani”, sussurrava guardandosi le spalle dagli occhi di Tare, davanti a un antipasto misto e due paccheri al pomodoro. Si gustava poi una dolce sigaretta, fumata grigia. Ritorno con la dirigenza biancoceleste a via Appia Antica, stretta di mano d’addio alle 15.30 e via a bordo del Cayenne bianco, noleggiato all’aeroporto. Non è stato ancora parcheggiato, nella notte potrebbe sfrecciare di nuovo a Villa San Sebastiano, nonostante dalla Turchia escludessero altri incontri. Lotito ha già ripreso il telefono. 

Cittaceleste.it

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