Zarate spara sulla Lazio, Gentile risponde – VIDEO

Zarate spara sulla Lazio, Gentile risponde – VIDEO

di ALBERTO ABBATE ROMA (AGGIORNATO 20.00) – Libero da una storia finita male. Sempre che sia davvero finita: “Sta succedendo un casino”, bisbiglia l’agente Luis Ruzzi, prima d’entrare negli uffici del presidente del collegio arbitrale, Zaccheo. E l’avvocato Marchese, all’uscita, in evidente imbarazzo: “Abbiamo rappresentato al collegio arbitrale la possibilità…

di ALBERTO ABBATE

ROMA (AGGIORNATO 20.00) – Libero da una storia finita male. Sempre che sia davvero finita: “Sta succedendo un casino”, bisbiglia l’agente Luis Ruzzi, prima d’entrare negli uffici del presidente del collegio arbitrale, Zaccheo. E l’avvocato Marchese, all’uscita, in evidente imbarazzo: “Abbiamo rappresentato al collegio arbitrale la possibilità di percorrere un’altra strada, quella della Fifa, ma non abbiamo ancora prodotto alcun documento”. Risponde il legale biancoceleste, Gianmichele Gentile: “Ha spiazzato pure i suoi difensori. Zarate ha cercato di rinunciare al lodo arbitrale (che verrà emesso entro il 22 luglio, ndr), perché teme un esito negativo, e io mi sono opposto. Non è libero, non so perché il Velez abbia emesso il comunicato né perché il giocatore abbia fatto quelle dichiarazioni”. Assordanti e, chissà, incontrollate le urla di Zarate in Argentina: “Ho vissuto mesi da incubo, a novembre ho sostenuto il mio ultimo allenamento col gruppo, non ho giocato più un minuto in quindici partite”. Delirio di rabbia, è uno sfogo casalingo quasi paranoico: “Non ho mai sentito la fiducia di nessuno, una situazione folle che mi ha danneggiato parecchio mentalmente. Quando c’era una partita in tv, mi chiudevo in bagno a piangere per non farmi vedere da mia moglie. Non riuscivo più a guardare il calcio. Ora torno al Velez per sentirmi amato”. E’ già in posa per la prima seduta alla “Villa Olimpica”. Poi addirittura 30 minuti in campo nell’amichevole del Fortin contro Defensa y Justicia: “Siamo felici di averlo ripreso – assicura il vice-presidente, Julio Baldoma – e lui deve solo ritrovare la condizione”. Olé, piedi liberi dalla paura del futuro, c’è il cervello intrappolato nel passato. E la bocca di Maurito sputa veleno, vomita accuse solforiche: “Sono tornato dall’Inter e mi hanno fatto fuori. Alla Lazio c’è una cupola. La regge Lotito, insieme a Tare, il tecnico e due-tre giocatori, che prendono ogni decisione. Non mi era mai successo nulla di simile”. Viaggio nelle viscere della depressione. 

LE ACCUSE – Disservizio emozionale. E’ un figlio ferito, Maurito. S’era avvinghiato a Lotito con un cordone ombelicale da 4 milioni l’anno. Un filo spinato: “Il presidente non mi ha trattato come meritavo, fa brutte cose…Mi ha fatto firmare un contratto impossibile da reggere per la Lazio. Voleva vendermi ad altri club ma, non trovando una soluzione adeguata, negli ultimi anni s’è rifiutato di pagarmi. Io ho reclamato e lì è finito il nostro rapporto. Fuori squadra, senza lasciarmi andar via. Mi sono allenato per mesi con gli scontenti”. In condizioni inaccettabili, orrori quotidiani, giura Zarate. Ecco la disperazione in pillole: “Eravamo io e altri due giocatori con i quali Lotito ha avuto problemi (Cavanda e Diakité ndr). Ci allenavamo in momenti diversi rispetto alla squadra, ci cambiavano negli spogliatoi usati dalle avversarie della Primavera. Non avevamo dottori, fisioterapisti, un preparatore atletico. Nulla. A volte c’era solo il massaggiatore a disposizione. Io sono finito a prepararmi da solo in un campo da tennis. Ci volevano distruggere. E lo avevano fatto anche con Pandev, Bonetto, Manfredini, Barreto, Cavanda e ne dimentico altri. Quella persona è il male della Lazio, distrugge il patrimonio del club”. 

IL VELEZ – Cemento armato su Villa San Sebastiano. Maurito colpisce e affonda il collo pieno: “Lotito si permette di fare cose illegali. Ci avevo parlato, ma lui ha sempre respinto le nostre soluzioni. Allora siamo arrivati al processo e il tribunale ha deciso in mio favore, così ho ripreso in mano il mio destino“. Si riferisce a un cavillo della Fifa relativo al contratto di lavoro, l’argentino, eppure la Lazio s’aggrappa eccome – quasi con ghigno festante per l’autogol logorroico del giocatore – al lodo arbitrale. Sereno variabile, Zarate, lancia secchiate di fuoco per svuotarsi lo stomaco. E riprendersi la spensieratezza da bambino a zig zag: “Fortunatamente questo periodo è finito, adesso mi manca solo il ritmo partita. Ho deciso di tornare al Velez, non per soldi – avevo ricevuto offerte più ricche dall’Europa – ma piuttosto perché amo questo club”. Con la Lazio, c’eravamo tanto amati. Relazione incidentata. 

Cittaceleste.it

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