ZOOM – Con Klose e Perea parte la riscossa

ZOOM – Con Klose e Perea parte la riscossa

Di Franco Melli Come la pallina d’un flipper che accende gli special a intermittenza sul pronunciamento del signor Lotito, ribadito dalla sera del 26 maggio fino alla vigilia dell’ultimo derby: «Abbiamo la piena consapevolezza d’essere diventati più forti della Roma». Poi, visti gli accadimenti del 22 settembre e soprattutto la…

Di Franco Melli

Come la pallina d’un flipper che accende gli special a intermittenza sul pronunciamento del signor Lotito, ribadito dalla sera del 26 maggio fino alla vigilia dell’ultimo derby: «Abbiamo la piena consapevolezza d’essere diventati più forti della Roma». Poi, visti gli accadimenti del 22 settembre e soprattutto la pazzesca cavalcata dei guastatori di Garcia, ci graffiano le stesse sensazioni di chi smanetta un biliardino elettrico che va in tilt. Quanto servirebbe per rimediare un bonus, visto che s’è capovolto tutto dopo l’entusiasmo dei fan memorizzato nei mesi scorsi? Fuor di metafora, cosa dovrebbe fare la società di Formello per rendere meno vistosa la superiorità giallorossa, che ha sbigottito chiunque alla stregua d’un fulmine inatteso? Vorremmo subito suggerire il migliore degli psicologi per intervenire sullo stato d’animo degli addetti ai lavori, da Petkovic all’ultimo magazziniere. Sarebbe sbagliato se alla Lazio non venisse rimosso il chiodo fisso dei prodigi di Trigoria, quasi risultasse obbligata a rapportarsi al rendimento dei primi in classifica per attutire l’“inferiority complex” e vellicare l’orgoglio dei sostenitori.

Il poliglotta Vlado deve semplicemente migliorare il proprio campionato dando maggior sostegno al rientrante Klose con l’apporto là davanti del baby Perea, detto “El Coco”, soprannome che evoca il figlio di Braccio di Ferro. Urge un cambio di modulo pure per proteggere meglio una difesa un po’ logora e anziana, cui gioveranno i prossimi rientri di Konko, Radu e Biava, prescindendo dalla necessità di avere sempre in mezzo almeno Onazi e un altro instancabile recuperatore di palloni. Solo gli amanti delle statistiche possono lasciarsi condizionare da quanto sta succedendo: 10 punti di distacco, dopo 7 giornate, da Totti e compagni in fuga, significa rischiare in proporzione addirittura il gap dei gap, superando il record del più 37 che gli Spalletti-boys inflissero ai biancocelesti nella stagione 2005/2006. Ulteriori dati risulterebbero altrettanto inquietanti esaminando i totali del campionato 2007/08, quando il verdetto specificò quanto segue: Roma 82, Lazio 46. Lasciamo perdere. Meglio sterzare per motivi scaramantici sulle due soddisfazioni consecutive ottenute da Edy Reja, prima d’andarsene: quinto e quarto posto in classifica con 3 e 6 punti in più rispetto ai deludenti giallorossi d’allora allenati da Ranieri e Luis Enrique. D’altra parte bisogna ammettere che viene salutata con meraviglia l’anomalia dei lotitiani che sappiano eventualmente precedere i dirimpettai, valorizzando le capacità esplorative sul mercato di Igli Tare. Perché la regola dovrebbe magnificare quasi sempre le prodezze romaniste, in virtù di risorse economiche nettamente superiori e così riepilogabili: il monte stipendi da 92 milioni a fronte dei 62 spesi per l’organico biancoceleste; quel saldo negativo di 83 milioni investito dalla compagnia Pallotta prima dell’inimmaginabile più 33 stabilito dal direttore sportivo Sabatini, libero di decidere dopo il passaggio di Baldini al Tottenham. A ciascuno il suo allora, senza invidie irragionevoli. Importante sarebbe andare molto avanti in Europa League, obiettivo raggiungibile e risalire qualche posizione con 31 partite disponibili. Recuperati gli infortunati e individuata la formazione migliore dovrebbe tornare quanto meno un pò di serenità. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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