ZOOM – Fallito il piano B?

ZOOM – Fallito il piano B?

ROMA – “Per ora abbiamo un piano A, ma stiamo studiando un piano B o C, che potrebbe anche diventare primario”. Parole pronunciate da Vladimir Petkovic neanche tre mesi fa. Detto, fatto. Quello che era un brillante 4-1-4-1, modulo trovato strada facendo dopo i balbetti precampionato, e che ha fatto…

ROMA “Per ora abbiamo un piano A, ma stiamo studiando un piano B o C, che potrebbe anche diventare primario”. Parole pronunciate da Vladimir Petkovic neanche tre mesi fa. Detto, fatto. Quello che era un brillante 4-1-4-1, modulo trovato strada facendo dopo i balbetti precampionato, e che ha fatto le fortune della prima parte di stagione biancoceleste, si è trasformato in uno scialbo 3-5-2 o altrettanto austero 3-4-3. Ecco qui svelati i piani del tecnico croato, che sin dai primi giorni del suo arrivo, non ha mai nascosto il debole verso la difesa a tre. Debole appunto, o debolezza? Già, perchè, nell’ultimo periodo, quella che doveva essere un’ulteriore arma in più dal punto di vista tattico, sembra aver rinculato la Lazio in un vortice involutivo. Almeno per quanto concerne il campionato, dove la statistica racconta di un solo punto in cinque partite con questo tipo di assetto. Ma anche nelle coppe qualche scricchiolio si era ben visto, come si è evidenziato nella gara di ritorno di Coppa Italia contro la Juventus, quando a partita praticamente finita la Lazio ha rischiato di perdere una qualificazione ormai in tasca. Solo il miracolo di Marchetti su Giovinco e il successivo errore di Marchisio non hanno reso vano il moto d’orgoglio di Sergio Floccari. Anche contro il Milan, in quello che sembrerebbe un lontano ottobre 2012, sul risultato di 3-0, si era passati a tre per contenere nell’ultima mezz’ora. Risultato? 3-2 con patema finale. Nel derby idem.

Anche contro il Borussia con i tre dietro, all’intervallo si era sotto di una rete, e solo il passaggio al 4-4-2 ha favorito il risultato finale di 3-3, seppur rocambolesco e pieno di episodi. Stessa storia con Genoa e Siena(2-0 al primo tempo), con la differenza che in Toscana non si è vista reazione alcuna. “Ero obbligato dalle assenze a questo tipo di schieramento”, ha dicharato il mister di Sarajevo nel post partita senese, per poi aggiungere: “Volevo sviluppare un certo tipo di gioco sulle fasce”. Dunque si può parlare di scelta, piuttosto che di necessità. Tanto che al 33′ ha fatto dietrofront inserendo Pereirinha al posto di Ciani, riportando la linea dei quattro in difesa. Passi che il portoghese non possa ancora offrire garanzie di automatismo, visto il poco ambientamento, tanto da schierarlo fin dall’inizio. Eppure lo stesso tipo di soluzione si sarebbe potuta applicare con lo spostamento di Gonzalez sull’esterno, mettendo Cana centrale al fianco di  Hernanes. Anche perchè, tolto Radu e con Diakitè fuori concorso per motivi contrattuali, nella rosa biancoceleste non sembrano esserci validi interpreti per il ruolo di centrale laterale. Ciani e Dias non hanno il passo e Biava, data l’anagrafe, forse non lo ha più. Numeri alla mano, vuoi per difetti strutturali con l’attenuante di alcuni infortuni eccellenti, l’esperimento appare fallito. Sarebbe un peccato perdere le certezze raggiunte per inseguire un disegno apparentemente incompletabile, soprattutto in questa fase della stagione dove ogni partita può spostare gli obiettivi, in un senso o nell’altro.

 

F.P.

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