5 MAGGIO – Che non sia un mortal sospiro..

5 MAGGIO – Che non sia un mortal sospiro..

ROMA – Rapide e amare come un temporale primaverile, sono trascorse le ultime due giornate di campionato, fra risultati neri e prestazioni grigie. Sarà l’effetto-batosta dell’eliminazione dall’Europa League, saranno i mancati rinforzi nel mercato di gennaio, sarà l’entusiasmo che sembra svanito, ma tutto adesso in casa Lazio sembra complicarsi maledettamente.…

ROMA – Rapide e amare come un temporale primaverile, sono trascorse le ultime due giornate di campionato, fra risultati neri e prestazioni grigie. Sarà l’effetto-batosta dell’eliminazione dall’Europa League, saranno i mancati rinforzi nel mercato di gennaio, sarà l’entusiasmo che sembra svanito, ma tutto adesso in casa Lazio sembra complicarsi maledettamente. E questo genere di analisi non è per stare a fare i gufi o per gettar benzina sul fuoco dell’insoddisfazione, bensì, per fotografare in poche righe, quell’atmosfera tutta particolare che nelle ultime settimane stiamo vivendo, col magone sullo stomaco e sana rabbia nel cuore. Il caos (sopratutto mentale) generato dalla finalissima di Coppa Italia, da disputare contro la Roma, sembra aver preso spazio nella mente della maggior parte dei tifosi biancocelesti che, per quanto in molti sostengano il contrario, non fanno altro che (se vogliamo giustamente) pensare alla madre di tutte le sfide, visto anche il clamoroso periodo di ‘magra’, che le due società stanno vivendo. “Non rimane che il derby”, viene da dire. L’ultima emozione, riservata ai cuori forti, della stagione che è stata e la prima, di quella che verrà. Come fosse uno spartiacque fra luce e buio, come se l’esito della ‘Partita’, potesse azzerare ogni delusione, triplicando invece ogni gioia. Ma fra una finale tutta da vivere e la presa di coscienza della stagione che abbiamo vissuto fra alti e bassi, c’è ancora dell’altro, ci sono ancora le briciole. Che farne?. La risposta dovranno darcela i nostri ragazzi in campo che, quest’oggi, affronteranno un Bologna matematicamente salvo e forse, anche sazio, dopo la lunga e proficua cavalcata vissuta quest’anno nel massimo campionato. “L’unico rammarico – le parole di Petkovic dopo il pareggio amaro, ottenuto contro il Parma – è non essere riusciti a segnare. Sono comunque molto contento di come i miei ragazzi hanno risposto sul campo, lottando fino alla fine, non mollando mai un centimentro. E’ questo lo spirito che voglio vedere da loro. Adesso però, dobbiamco continuare a lavorare duro anche in futuro, fino al termine della stagione, provando anche a recuperare chi non è disponibile in questo momento per gli infortuni. Abbiamo bisogno di tutti“. Lo ripetiamo dall’inizio della stagione. Non è uno che ama particolarmente le chiacchiere, Vlado. Guai ad attribuire a lui il crollo, sopratutto fisico, di chi scende ininterrottamente in campo da mesi, senza fiatare.



Guai, a fare paragoni con il passato. Guai, a criticare chi al suo primo anno in Italia, ha onorato con la sua squadra, fino all’ultimo minuto di gioco, ogni competizione, conquistando una finale di Coppa Italia e (Collum a parte) spremendosi fino alla fine in Europa League. Guai a far girare intorno a Petkovic, strani spifferi di disagio, dunque.Guai, guai amari. Petkovic, può e deve essere il futuro della panchina di questa gloriosa società: perchè professionista, perchè capace, perchè gran signore. E allora, non molliamo adesso, ora che tutto va storto, ora che piove, ora che una vittoria sembra non arrivare da una vita. Riprendiamoci l’entusiasmo, la voglia di esultare, l’orgoglio di essere la prima squadra di questa città. Fino alla fine, fino all’ultimo respiro, vinciamole tutte, per giungere all’eterna sfida, con ancora tanta rabbia negli occhi e voglia, tanta voglia di stendere sul ring, l’avversario di sempre, il nemico da sconfiggere, da rispedire a casa. Senza essere spavaldi, ma con tanta fame, fame di gloria.

MR

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