ZOOM – Zauri, da capitano ad avversario

ZOOM – Zauri, da capitano ad avversario

ROMA – Non può essere una partita come le altre, non lo è mai se hai indossato la maglia della Lazio e ti ritrovi a giocarci contro, nello stadio in cui sei stato protagonista per tanti anni. È il caso di Luciano Zauri, difensore classe ’78 di origini abruzzesi, che…

ROMA – Non può essere una partita come le altre, non lo è mai se hai indossato la maglia della Lazio e ti ritrovi a giocarci contro, nello stadio in cui sei stato protagonista per tanti anni. È il caso di Luciano Zauri, difensore classe ’78 di origini abruzzesi, che si è trasferito a titolo definitivo al Pescara proprio nell’ultimo giorno del mercato invernale e in poco tempo si è guadagnato il posto da titolare nella squadra allenata da Bergodi. Luciano Zauri ha indossato la maglia biancoceleste per la prima volta nell’estate del 2003 arrivando dall’Atalanta e subito è stato impiegato in Europa: ha fatto il suo esordio in Lazio – Benfica, vincendo il ballottaggio per una maglia con Mendieta, e da allora è stato un vero e proprio jolly a disposizione dei tecnici che si sono susseguiti sulla panchina biancoceleste. Nasce difensore, ma è stato impiegato anche come  centrocampista e a volte anche da attaccante, senza mai lamentarsi. Spesso è partito dalla panchina, ma quando è arrivata la sua occasione si è sempre fatto trovar pronto. Col tempo le sue presenze in campo sono aumentate, fino a toccare  quota  37 nella stagione 2005- 2006, con un solo gol messo a segno, ma fondamentale perché ha permesso alla Lazio di battere la Fiorentina per 1 a 0.  Nella stagione 2006 – 2007 arriva la svolta: a gennaio la partenza di Massimo Oddo porta la fascia di capitano sul braccio di Luciano Zauri che dimostrò  partita dopo partita di meritarsela. La stagione seguente è iniziata in modo positivo: il suo primo gol in Champions League contro l’Olympiakos, che vale l’1 a 1, l’ennesima emozione vissuta con la maglia biancoceleste.

Poi un infortunio ne ha condizionato il resto della stagione, fermandosi  a 18 presenze. Intanto i rapporti con Delio Rossi non sono più idilliaci, la concorrenza in squadra è tanta e Zauri si trasferisce alla Fiorentina. Per tre anni fa la spola tra Firenze e Genova, sponda Sampdoria, per poi tornare a Roma. Doveva essere l’ultimo, definitivo, trasferimento, “Voglio chiudere la carriera qui” diceva al suo rientro: amava questa maglia, questa città e questi tifosi, che ha sempre ripagato del loro affetto in campo, senza però troppi gesti estremi. Non ha mai baciato la maglia, non è mai corso sotto la Nord e non perché non amasse questi colori, ma perché considera una forzatura certi gesti, “Perché – ha dichiarato qualche tempo fa – è in campo che dimostri di tenere alla tua squadra”. E lo ha dimostrato non facendo mai polemiche, neppure l’anno scorso quando il tecnico Edy Reja, che pure aveva chiesto la conferma del giocatore, lo ha impiegato solo 7 volte e anche in questa stagione ha aspettato per poi salutare e partire in punta di piedi. Torna, sì, ma non ha voglia di rivalsa: “Sarà un’emozione – ha detto in conferenza – ma cercherò nei 90 minuti di concentrarmi sul match, non per fare uno sgarbo alla Lazio, ma per il bene del Pescara”. La Lazio, d’altra parte, è stata una parentesi fondamentale per  la sua carriera: è cresciuto in provincia e finirà la carriera praticamente a casa, in mezzo però ci sono stati sette anni di Lazio, 139 presenze con questa maglia e una fascia di capitano indossata con orgoglio. Ricordi che questa sera, quando i tifosi intoneranno l’inno, riaffioreranno nella mente di Luciano Zauri.

Enrica Di Carlo

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy