Arno Rossini: “Lotito non ama la Lazio, la usa per i suoi scopi”.

Arno Rossini: “Lotito non ama la Lazio, la usa per i suoi scopi”.

Arno Rossini ha bocciato il numero uno biancoceleste, Claudio Lotito. “Ha salvato il club ma non l’ha veramente a cuore” ROMA (Italia) – “Qui da noi non vuol venire nessuno. Abbiamo cercato Biabiany, Matri, Quagliarella e Giovinco ma nessuno ha accettato la Lazio”. Lo sfogo di Edy Reja, qualche ora…

Arno Rossini ha bocciato il numero uno biancoceleste, Claudio Lotito. “Ha salvato il club ma non l’ha veramente a cuore” ROMA (Italia) – “Qui da noi non vuol venire nessuno. Abbiamo cercato Biabiany, Matri, Quagliarella e Giovinco ma nessuno ha accettato la Lazio”. Lo sfogo di Edy Reja, qualche ora dopo la fine del mercato invernale, ha mostrato quanta credibilità (poca a parer nostro) e quanto appeal (ancora meno) sono rimasti alla dirigenza biancoceleste dopo anni di imposizioni e linea dura. La fine dell’avventura di Hernanes, semplicemente il giocatore con più qualità in rosa, ha sorprendentemente ricalcato quella di Petkovic. “Va via perché l’ha voluto, aveva già scelto l’Inter, non aveva più intenzione di restare”, sono state le parole di un sempre meno benvoluto Lotito. Ma, davvero, quanto conta la “reputazione” nel mondo del pallone? “Parecchio, soprattutto in sede contrattuale – è intervenuto Arno Rossini – se praticamente tutti quelli che vanno via da una determinata società hanno problemi, allora vuol dire che davvero qualcosa non va. E qui, di tesserati che hanno chiuso in maniera burrascosa l’avventura romana ce ne sono tanti. Partendo da Pandev e da Zarate…”.

 

E passando anche da Petkovic…Vero, anche Vlado ha avuto guai con Lotito, ma sulla faccenda è meglio non approfondire”. ...si arriva a Hernanes. Alla fine il numero uno della Lazio ha fatto assumere al giocatore la responsabilità della cessione. “La gestione dei rapporti, dalle parti di Formello, è problematica. Come d’altronde quella della piazza. A Roma devono fare i conti con quotidiani, siti internet e radio. La pressione è enorme”. Il pubblico è appassionato e numeroso. Eppure non tutti sono innamorati del club. Lotito ha ricevuto addirittura minacce di morte…E gira con la scorta, ditemi voi se è una situazione normale. Con il passare delle stagioni il numero di tifosi è nettamente diminuito e questo è un chiaro segno del disamoramento da parte dei fan nei confronti del club”. Eppure, si deve essere onesti, il presidente non ha fatto solo il male della Lazio. Anni fa, quando subentrò a Cragnotti, il club era sull’orlo del fallimento, a un passo dalla cancellazione. Lui, senza scialacquare e con una gestione oculata dei capitali – ottenendo anche di spalmare i debiti nei confronti dell’erario italiano – è riuscito a risanarlo. Cosa vogliono, dunque, i tifosi? “Roma è una realtà diversa da ogni altra. L’appassionato vuole, ovviamente, che la sua squadra sopravviva, che vinca i derby, che arrivi davanti alla rivale cittadina e che, nel lungo periodo, sia competitiva. Prima di tutto i derby”. Guai a farsi battere dalla Roma. “L’anno passato, dopo la finale di Coppa Italia contro i giallorossi, Lotito – come anche Vlado – è stato osannato. Ora i tempi sono cambiati: la truppa di Garcia sta correndo molto veloce…”. Però non si possono fissare gli obiettivi in base a quel che faranno dei rivali. O sperare che questi vadano male. Si deve programmare, provare a vincere… “E non penso che la Lazio ci riuscirà. Almeno nel breve periodo. Con le sue scelte, la dirigenza ha infatti fatto terra bruciata attorno a sé. Almeno per quel che riguarda il mercato italiano. Rimangono gli stranieri, ma trovarne di “buoni” e con questi riuscire ad allestire una squadra competitiva è dura…”. Riepiloghiamo. Lotito ha salvato il club però non è uno di quei presidenti che spendono con gioia. Va promosso o bocciato? “Credo che il presidente perfetto sia quello che riesce a essere preciso, pratico ma anche passionale. Che riesca a essere concreto e abbia a cuore la società, che abbia rigore economico e prospettive sportive. Al massimo dirigente laziale manca la parte emozionale. Non ama il club, lo usa per i suoi scopi”. Un sognatore che sappia gestir denari. Un mix tra Lotito e Giulini insomma… “Lasciamo stare l’ex numero uno del Bellinzona – ha chiuso ironicamente Arno – garantire la sopravvivenza del club è infatti un obbligo. Certo, se si riuscisse anche a renderlo competitivo…”. (Ticino Online)

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