COPPA ITALIA – Miro Klose: “Possiamo farcela”

COPPA ITALIA – Miro Klose: “Possiamo farcela”

ROMA – Ha corso, si è sacrificato, non ha avuto palloni buoni da mettere in rete. Seconda partita senza segnare. Nella notte di Marassi, il mestiere di Miro Klose è servito nell’azione decisiva della partita, era a contatto con Viviano sull’angolo di Ledesma da cui è nato il guizzo di…

ROMA – Ha corso, si è sacrificato, non ha avuto palloni buoni da mettere in rete. Seconda partita senza segnare. Nella notte di Marassi, il mestiere di Miro Klose è servito nell’azione decisiva della partita, era a contatto con Viviano sull’angolo di Ledesma da cui è nato il guizzo di Gentiletti. Nove gol, tre assist, un rigore provocato in 15 presenze nel girone di ritorno. E’ difficile che il tedesco resti a digiuno per 270 minuti di fila. La Juve è avvertita. Mercoledì all’Olimpico dovrà guardarsi dal campione del mondo. Sono queste le sue partite. Pioli lo ha sostituito con Djordjevic a metà ripresa per preservarlo e non stressarlo troppo nella settimana decisiva della stagione. Otto titoli, tredici finali e ora prepara la quattordicesima di una carriera infinita alla soglia dei 37 anni, che compirà il 9 giugno, nei giorni in cui deciderà il proprio futuro.

 

Duelli. Prima di salire sul pullman della Lazio diretto all’aeroporto Cristoforo Colombo, Klose si è concesso in zona mista a un sito tedesco. Era quasi mezzanotte e la squadra biancoceleste stava ancora festeggiando il successo sulla Samp. Uno scatto fondamentale per restare in corsa Champions e continuare a sognare il secondo posto al traguardo del 31 maggio. «A Genova era difficile, solo la Juve aveva vinto sul campo di Marassi, questo successo pesa tantissimo» ha raccontato Klose, sottolineando lo spirito della Lazio, un gruppo d’acciaio, indomabile, pronto a lottare su ogni pallone, rispondendo colpo su colpo ai blucerchiati della Samp. «Contro l’Inter abbiamo avuto due espulsi, è stato molto difficile, ma abbiamo avuto tante occasioni per segnare. A Genova è stata un’altra partita, siamo stati molto aggressivi e abbiamo vinto i duelli. E’ questo che costituisce la nostra squadra perché tanti soldi non li abbiamo» ha aggiunto, parlando già da allenatore. Avessero tutti la sua testa, la Lazio vincerebbe tutto a spasso. Ma non è semplice trovare calciatori così intelligenti.

Rivincita. Miro è un fuoriclasse. Fa parte di un’altra categoria. Ha dato tanto alla Lazio in campo e fuori. Un esempio per i più giovani, un riferimento per gli allenatori e la società, un giocatore ancora in grado di fare la differenza. Come Pioli spera possa riuscire nella finale di Coppa Italia, nel derby con la Roma e nell’ultimo appuntamento del campionato a Napoli il 31 maggio. Klose pensa ad una partita alla volta e mercoledì all’Olimpico ritroverà il suo amico Buffon, portiere della Juve e della nazionale italiana. Sfide infinite con Gigi. Miro vuole un altro titolo. Era in campo il 26 maggio 2013, quando la Lazio soffiò la Coppa Italia alla Roma. Ci riproverà mercoledì sera davanti ai bianconeri, che negli ultimi due anni ha quasi sempre impartito severe lezioni alla squadra di Lotito. Petkovic ne prese otto tra finale di Supercoppa e campionato nel giro di quindici giorni, Pioli ha perso 0-3 all’Olimpico nella partita d’andata e 2-0 in trasferta un mese fa, quando sembrava potesse addirittura riavvicinarsi alla Juve.

Finale. Quella partita non è ancora stata digerita da Miro Klose, convinto di potersela giocare meglio, e forse in modo diverso dal punto di vista tattico, all’Olimpico. Così, nella notte di Marassi, il tedesco ha lanciato il suo messaggio, ha trasmesso la carica giusta. Ci crede fortemente, non pensa di partire battuto. «E’ una finale, nel calcio tutto è possibile. La Juve è una squadra fortissima e non sarà facile, ma giocheremo in casa, all’Olimpico e stiamo creando le condizioni per farcela». Chissà a cosa stava pensando e cosa significa creare le condizioni. Come ha spiegato Pioli, la Lazio meriterebbe il trofeo, perché è partita ad agosto. Klose in Coppa Italia si è allenato e ha ritrovato i gol prima di tornare protagonista in campionato. La sua firma sul cappotto al Bassano (era fine agosto), un’altra rete pesante a Torino negli ottavi e una perla al Napoli, su assist di Felipe Anderson, nella semifinale d’andata. Ora Pioli gli chiede di schienare la Juve. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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