Disastro Lazio, Parolo: “Dispiace per Pioli, ma c’è un motivo se quest’anno tutto è andato storto”

Disastro Lazio, Parolo: “Dispiace per Pioli, ma c’è un motivo se quest’anno tutto è andato storto”

La verità: “Non siamo partiti concentrati, eravamo troppo rilassati. Purtroppo dispiace per la stagione, soprattutto per la società e per i tifosi”

Parolo

ROMA – Comincia oggi il cammino dell’Italia verso l’Europeo francese. Una Nazionale spesso criticata, con meno talento rispetto al passato e certamente non favorita per la vittoria finale; ma il miracolo Leicester, proprio quest’anno, insegna che, a determinate condizioni, qualsiasi impresa può essere realizzata. “Conte è riuscito nel suo intento di costruire una squadra – spiegaMarco Parolo in esclusiva a Sportmediaset.it -. Bisogna dare tutto a partire da oggi e fino a quando finirà l’Europeo, con l’obiettivo di raggiungere il massimo possibile per questo gruppo e senza avere rimpianti”. Tipo quelli che, invece, ha avuto con la Lazio in questa stagione: “Avremmo potuto fare di più – dice il centrocampista biancoceleste -. Siamo partiti troppo rilassati, convinti che ci bastasse poco per vincere le partite. Così non è stato e quando ci siamo accorti è stato troppo tardi”.

– Che annata è stata quella della Lazio?
“Le aspettative erano alte, soprattutto perché venivamo da un terzo posto. Ma non siamo partiti concentrati, eravamo troppo rilassati. Purtroppo dispiace per la stagione, soprattutto per la società e per i tifosi. Noi giocatori avremmo potuto fare di più, nel girone di ritorno siamo riusciti verso la fine a recuperare qualcosa ma ormai era troppo tardi. L’Europa League era alla nostra portata, potevamo andare avanti e mi dispiace”.

– Dopo l’esonero di Pioli è arrivato Simone Inzaghi. Che impressione le ha fatto?
“Innanzitutto mi dispiace per Pioli, perché quando una stagione va male il primo che paga è l’allenatore. Il nuovo mister ci ha dato un po’ più di spensieratezza e nelle ultime sette partite abbiamo cercato di raggiungere il sesto posto. Peccato l’ultima sconfitta con la Fiorentina, una vittoria avrebbe chiuso un ciclo di partite importanti. Inzaghi ha dimostrato di essere un buon allenatore, che può fare bene. Si è giocato le sue carte e adesso sarà la società a decidere il suo futuro”.

– Come dovrà essere la prossima stagione della Lazio?
“Abbiamo visto cosa vuol dire fare un anno buono e fare un anno pessimo. Spero si sia fatto tesoro degli errori di quest’anno e da qui dobbiamo ripartire, cercando di non commetterli più. Se ci riusciremo, allora potremo fare bene perché la squadra ha dei principi e dei valori importanti all’interno. Poi la società farà le proprie valutazioni sul mercato, ma penso che tutto debba partire da un discorso di gruppo e di spogliatoio. Dove ci sono i gruppi forti, ci sono anche i gruppi vincenti. Mi auguro che tutti abbiano capito che è questa la base da cui ripartire”.

– Terminato il campionato, ora è tempo di pensare all’Europeo. Da oggi a sabato ci sarà lo stage a Coverciano: come lo vivrà?
“Bisogna partire subito forte, perché sembra manchi ancora tanto all’Europeo e invece è vicinissimo. Dobbiamo mettercela tutta, in modo che il mister possa scegliere i migliori. Quindi spero di esserci, tutto dipenderà da come verranno affrontati questi giorni”.

– Le assenze, causa infortunio, di Marchisio e Verratti potrebbero spalancarle un ruolo da protagonista.
“So quello che ho fatto in questi due anni in Nazionale, so il percorso che ho fatto con Conte, l’ho imparato a conoscere e adesso so quello che vuole dai giocatori e quello che pretende sul campo. Io darò tutto me stesso e farò di tutto per essere al meglio, nel caso in cui dovessi essere chiamato in causa. Per me sarebbe un’emozione grande essere nei 23, dopodiché si entrerebbe in un’altra fase, nella quale farei il massimo per mettere in difficoltà il mister nelle scelte. Nella mia vita non mi hanno mai regalato niente e ho cercato sempre di guadagnarmi tutto sul campo: anche stavolta sarà così”.

– E’ uno dei fedelissimi di Conte, che in questi due anni l’ha sempre convocata. Come può descriverci questa Nazionale?
“E’ un gruppo compatto, unito, dove tutti danno il 100% e seguono un comandante. Il mister è riuscito nel suo intento di voler costruire una squadra. A parte, forse, la sconfitta con la Germania, in tutte le altre partite si è sempre vista la squadra e si sono sempre visti determinati tipi di atteggiamenti che, solitamente, si hanno nei club. A noi mancheranno giocatori importanti e forse non abbiamo del talento esagerato, quindi solo con la squadra e rimanendo compatti si potrà fare bene e arrivare fino al nostro massimo. Il nostro obiettivo deve essere arrivare fino a dove possiamo arrivare, senza avere rimpianti. Dando tutto a partire da oggi e fino a quando finirà l’Europeo”.

– Si sa già che Conte lascerà l’incarico al termine dell’avventura in Francia. Ci potranno essere delle ripercussioni negative?

“Penso di no perché lui è un martello e ci tiene tantissimo, ha costruito questa squadra e darà tutto se stesso fino all’ultimo secondo in cui sarà c.t. della Nazionale”.

– L’Italia può vincere l’Europeo?
“Questa Nazionale può fare bene, ci sono squadre più forti ma nella testa non dobbiamo partire battuti da nessuno. Pensiamo giorno per giorno e partita per partita. Quando si guarda troppo lontano, poi non si va da nessuna parte. In Brasile, dopo la prima partita con l’Inghilterra, avremmo dovuto vincere il Mondiale e poi siamo usciti malamente. Ogni partita è una storia a sé, concentriamoci su ogni singola gara e diamo il massimo in ogni singola gara”.

– Quali sono le sue sensazioni all’inizio di questo stage pre-Europeo?

“Mi sento come un bambino che comincia una nuova, grande avventura. Voglio vivere questa esperienza con l’entusiasmo e il divertimento dei bambini quando iniziano a giocare a calcio, convinto che questo atteggiamento ci possa portare a raggiungere il massimo possibile per questa squadra”.

– A proposito di bambini, domenica a Gallarate (Varese) è stata inaugurata la scuola calcio che prende il suo nome: Torino Club – Scuola calcio Marco Parolo. Come è nata questa idea?

“Io sono cresciuto nel Torino Club Gallarate e sono contento di iniziare con loro questo progetto. Ho sempre voluto creare una scuola calcio perché voglio trasmettere ai bambini quello che è stato il mio percorso”.

– In quale modo, concretamente, si occuperà di questo progetto?
“Nei primi anni sarà mio papà a seguire tutto più da vicino, anche se io ci sarò sempre. Poi, quando smetterò di giocare a calcio, seguirò i bambini durante le partite e durante gli allenamenti. Voglio essere un presidente presente”.

– Che cosa vuole trasferire ai bambini?
“Bisogna divertirsi, imparare a stare in gruppo, metterci entusiasmo e crederci sempre. Se ti si chiude una porta, più avanti può aprirsi un portone. Io ci ho sempre creduto e ho sempre dato tutto me stesso, i risultati poi sono arrivati e continuano ad arrivare. Per me è un orgoglio avere dato il nome alla scuola calcio dove sono cresciuto, spero che i bambini possano seguire le mie orme. La prima volta che è stata indossata la maglia con il nuovo simbolo e il mio nome, mi sono emozionato”.

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