ESCLUSIVA – Manfredini: “Con il Chievo partita tosta, Keita non so se giocherà ma la Lazio può fare bene”

ESCLUSIVA – Manfredini: “Con il Chievo partita tosta, Keita non so se giocherà ma la Lazio può fare bene”

L’ex giocatore della Lazio è intervenuto in diretta su cittacelestetv.

 

L’ex giocatore biancoceleste Christian Manfredini è intervenuto in diretta su cittàcelestetv: “Sarà una partita difficile contro il Chievo. Non deve temere nulla perché è sempre la Lazio, ma non sarà facile. Io come carattere ho un rapporto buono con tutti, avevo un bel rapporto anche con Lotito. Sono arrivato allo scontro quando parlammo del contratto. Secondo me la Lazio ha scelto un allenatore che conosce l’ambiente, e sapeva cosa migliorare. Non so dove può arrivare, è il campo che decide ma può fare bene. Conosco bene l’atmosfera intorno alla Lazio. I giocatori del Chievo non subiscono la pressione del tifo, a Roma è diverso. Qui c’è tanta pressione. Il derby è una partita a parte. Se la partita non va bene sai cosa ti aspetta. Nessun aneddoto particolare, ma mi ricordo un derby dove sia la Roma che la Lazio lottavano per non retrocedere. Finì con un pareggio e andò bene a tutti e due. Fu una partita difficile. Quello al Chievo fu un grande anno. Eravamo giocatori promettenti o che non erano mai sbocciati del tutto. Il Leicester aveva giocatori superiori dei nostri l’anno scorso, e nel campionato inglese l’anno scorso le big non hanno fatto bene. Noi invece avevamo la Juve e la Roma che andavano bene. Se avessero fatto male avremmo vinto e sarebbe stato un miracolo. Luciano doveva venire alla Lazio, io fui uno dei primi a sapere che l’affare saltò. Preferiva essere chiamato Luciano? Se lo chiamavi Eriberto si girava (ride). Keita? E’ difficile parlare quando non sai, posso dire che quando un giocatore non vuole restare è difficile trattenerlo. Se Keita sta bene può fare bene, ma non so se giocherà. Le persone fanno la differenza, e il Chievo aveva le persone giuste. Ecco perché è restato in Serie A. Io non credevo che dopo la retrocessione potesse risalire subito, e invece mi hanno smentito. Fu una bella partita Osasuna-Real Madrid. Se avessero fatto gol avremmo perso. Loro tiravano ma non segnavano e noi ce ne siamo approfittati vincendo con un mio gol. Era un grande Real, però sono quelle giornate che se non segni il tuo avversario ti punisce, è un bellissimo ricordo. Era una bella Nazionale quella della Costa d’Avorio. Nell’Italia c’erano tanti giocatori superiori a me, era giusto che andassero loro a giocare. Anche nella Costa d’Avorio era difficile giocare. Mi divertii tantissimo. Non fui convocato nel 2006 ma anche lì fu giusto. C’erano giocatori che a differenza di me giocavano in top club. Quando arrivai mi dissero che c’era questo problema di odio razzista alla Lazio. Con noi non ci furono problemi, ma gli avversari venivano tartassati. Quando ho finito la primavera della Juve, mi ricordo che i miei compagni furono mandati in serie B, io in C1 e ci rimasi male perché ero uno dei migliori. Feci molta gavetta e capii con il Cosenza che potevo avere qualcosa in più da dare, e infatti poi andai al Genoa e al Chievo, e poi Lazio. Mi sono sempre posto degli obiettivi nella vita. Volevo sempre salire e ce l’ho fatta. Allenare mi piace, ma vorrei diventare un grande dirigente sportivo. Nel calcio servono e gli ex calciatori lo possono diventare perché conoscono questo mondo”. Immobile è l’erede di Signori? >>> CONTINUA A LEGGERE

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy