Fabio Poli compie 51 anni: “La mia vita in quel gol”

Fabio Poli compie 51 anni: “La mia vita in quel gol”

ROMA – Ha parlato mille volte di quel gol. E i laziali di allora non si stancherebbero mai di sentirlo raccontare di come si fece torre, lui che non era un gigante, per girare nella porta del Campobasso il pallone scaccia incubi. Fabio Poli ritorna periodicamente nelle fantasticherie di chi…

ROMA – Ha parlato mille volte di quel gol. E i laziali di allora non si stancherebbero mai di sentirlo raccontare di come si fece torre, lui che non era un gigante, per girare nella porta del Campobasso il pallone scaccia incubi. Fabio Poli ritorna periodicamente nelle fantasticherie di chi c’era a Napoli quel giorno, spareggio per la C, vittoria obbligata (con un pari si sarebbero salvati i molisani). Un ralenty infinito, centellinato, quell’elevazione imperiosa sul cross da sinistra di Piscedda, il suo compagno di camera e di avventure. Eroi dei -9, li chiamiamo ancora così. Ed Eugenio Fascetti sempre si emoziona. Fabio oggi festeggia 51 anni. Giusto che ripeta ancora di come quel gol gli abbia cambiato la vita, anche se subito dopo Calleri lo cedette al Bologna, perché, così gli disse, lo considerava una testa calda. “In realtà non era mai successo niente di particolare – racconta – Solo a Pisa, dopo una brutta sconfitta, Fascetti aveva urlato contro tutti noi, prendendosela particolarmente con me che ero appena rientrato da un infortunio. E mi ero offeso. L’incomprensione la risolvemmo già il martedì. Poi però dopo quel gol decisivo a Napoli mi feci tutto il giro di campo all’esterno delle panchine per correre sotto la nostra curva stracolma di tifosi. Non capivo più nulla, non è che non volessi festeggiare con i compagni o con l’allenatore, ci mancherebbe. Solo che ero letteralmente pazzo di gioia“.

 

Il sodalizio con la Lazio dunque si interruppe bruscamente ma Poli è rimasto un tifoso biancoceleste (il suo primo amore resta il Bologna):E’ per quei fantastici tifosi che sono rimasto legato ai colori, di Calleri non vorrei proprio parlare, c’è chi tra noi non ricevette all’epoca neanche il promesso premio salvezza. Pensate che una volta, uscendo di casa, mi sono ritrovato davanti, qui al mio paese (gestisce un bar, ndr), un tifoso che si è inginocchiato e voleva baciarmi le mani. Sempre per quel gol, roba da matti. Ma che bello essere ricordato per quell’impresa. Non tutti sanno che la notte della vigilia, Piscedda mi disse di farmi trovare in quella posizione e che lui avrebbe crossato proprio lì: io ci speravo e  mi feci trovare al posto giusto al momento giusto“. Verità e un pizzico di leggenda. Il personaggio, nonostante l’ancor giovane età, è di altri tempi:A me piaceva giocare davanti alla gente, ricordo l’Olimpico esplodere al gol di Fiorini, era stracolmo, incredibile, rischiavamo la C e tutti erano lì a incitarci fino all’ultimo. Ora è tutto business, più uno spettacolo che uno sport. Non è che mi diverta più tanto“. Anche perché le sue squadre del cuore, Lazio e Bologna, non fanno proprio esaltare di questi tempi. E allora meglio i ricordi… (Laziopolis.it)

Cittaceleste.it

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