Franco Melli: “Giù le mani da Federico”

Franco Melli: “Giù le mani da Federico”

ROMA – Nato a Bassano del Grappa come l’ex arbitro Luigi Agnolin e l’ex presidente dell’Assocalciatori Campana, Federico Marchetti ha i muscoli per respingere qualsiasi avversità. Basta voltarsi indietro per scorgere almeno tre momenti difficili nel suo passato di saltimbanco: quando nella Biellese reagisce agli insulti degli ultrà del Portogurauro…

ROMA – Nato a Bassano del Grappa come l’ex arbitro Luigi Agnolin e l’ex presidente dell’Assocalciatori Campana, Federico Marchetti ha i muscoli per respingere qualsiasi avversità. Basta voltarsi indietro per scorgere almeno tre momenti difficili nel suo passato di saltimbanco: quando nella Biellese reagisce agli insulti degli ultrà del Portogurauro scoprendo il fondo schiena; poi, in Sardegna, finisce dietro la lavagna per un’intervista giudicata offensiva dal presidente Cellino; poi, maggio 2012, le quattro giornate di squalifica causa la spinta all’arbitro Bergonzi nel pasticciaccio di Udine. Ora è di nuovo maretta, nemmeno bisognasse ribadire che questo atleta sta ricevendo dalla carriera meno di quanto meriti. Oggi è un ultratrentenne ancora messo in discussione, cioè coinvolto in qualche misura nel deludente autunno laziale che lascia pochi innocenti. Si cercano le papere con il lanternino, tra impegni di nazionale e di club. Chi non dimentica l’eversore armeno che lo mise in cattiva luce a Napoli davanti al ct Prandelli, chi alcuni gol juventini di inizio stagione, chi la bravata inaspettata del parmense Alessandro Lucarelli. Tutto abbastanza vero, quasi sussistesse il tentativo di ridurne i meriti acquisiti. Soprattutto un anno fa si squadernava imbattibile, fece disperare Antonio Conte, ingenerò negli avversari una sorta di psicosi.

 

Emozioni già alle spalle, mentre salgono nel retrobottega di Formello le quotazioni di Etrit Berisha, ventiquattrenne omologo kosovaro che potrebbe diventarne l’erede nell’estate 2014. Noi diciamo no all’eventuale cessione al Milan o al Manchester City o all’Arsenal, nonostante i dirigenti biancocelesti pregustino forse la prospettiva di una discreta plusvalenza, visto che lui costò appena cinque milioni di euro. Dicono che la società rossonera arriverebbe a offrirne oltre dodici, salvo preferire la contropartita tecnica rappresentata dalla coppia Abbiati-Pazzini per non pagare cash. Questi i retroscena, dove verità e fantasticherie si mescolano in attesa che il numero 22 torni sé stesso, cioè superlativo, cioè degno di andare fra sei mesi in Brasile, dietro o davanti a Sirigu, senza paventare l’esproprio a beneficio del romanista Morgan De Sanctis. Sono mesi decisivi per risalire in classifica e andare parecchio avanti in Europa league, riproponendo una candidatura autorevole per l’hit parade sudamericana. Berisha può attendere, arricchendosi ulteriormente dietro un portiere così completo e un personaggio così variegato. Una Lazio ripensata e ricostruita per importanti obiettivi non deve prescindere da Federico, che l’allenatore Emiliano Mondonico definì il Lido Vieri del terzo millennio rimanendo incantato dalla sua forza esplosiva e dalla precisione nelle uscite. Ecco, Marchetti ci piace qui: ha collezionato 76 presenze in biancoceleste ed è un record per un ragazzo che è andato ovunque al seguito della propria passione: Pro Vercelli, Crotone, Torino, Biellese, Albinoleffe, Cagliari. Sempre pieno di buona volontà, fatti salvi alcuni comprensibili scatti d’ira qualora si ritenesse vessato, incompreso. Per cui ci auguriamo che non venga bruscamente interrotto il contratto da 1,1 milioni l’anno, che scade nel giugno 2016. I tifosi vogliono in porta solo Marchetti. E Lotito? (Franco Melli – Corriere dello Sport)

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