Gregucci: “Petkovic via? Attenti agli azzardi”

Gregucci: “Petkovic via? Attenti agli azzardi”

ROMA – “Mandare via Petkovic? Sicuri che abbia un senso?” Chiacchierare di Lazio con Angelo Gregucci è sempre interessante, anche partendo da presupposti diversi. Noi giornalisti, lui allenatore. Noi sempre critici, lui più pacato. Perché Angelo è uno a cui piace ragionare. E che ha assimilato, collaborando strettamente con Roberto…

ROMA – “Mandare via Petkovic? Sicuri che abbia un senso?” Chiacchierare di Lazio con Angelo Gregucci è sempre interessante, anche partendo da presupposti diversi. Noi giornalisti, lui allenatore. Noi sempre critici, lui più pacato. Perché Angelo è uno a cui piace ragionare. E che ha assimilato, collaborando strettamente con Roberto Mancini, anche le doti manageriali e diplomatiche del tecnico marchigiano. “Il primo quesito nel calcio è uno solo: dove voglio arrivare e come. Una società come la Lazio deve decidere a priori se puntare sui giovani o sul pronto-subito per esempio. Su un determinato modulo piuttosto che su un altro. L’allenatore si sceglie in base a questa impronta. Per questo far pagare il conto a uno solo, come sempre, è azzardato”. Gli si obietta che in questo momento la Lazio non gioca e non diverte. “Ma il problema è più generale del calcio italiano. Io dopo l’esperienza al City non riesco proprio a divertirmi davanti alla tv. Nel calcio inglese vanno cento volte più veloci, ci sono continui ribaltamenti, partite apertissime. Non saranno tutti geni della tattica ma di un calcio così t’innamori facilmente. Da noi se perdi tre partite di fila non ti perdona nessuno, né presidenti né tifosi. E così sempre meglio due feriti che un morto. Di Petkovic si può dire solo che non ci ha fatto capire ancora che tipo di gioco vuole fare. E siamo a dicembre”. Appunto, questo non è di poco conto nella valutazione generale. “Però – replica Gregucci – un uomo decisivo ti manca, si chiama Biava e avrà pure 36 anni. Faccio io una domanda: stanzio 8-10 milioni di euro, chi andreste a prendere per la difesa? Così, a gennaio. Dove trovi il campione che ti cambia tutto? E questo vale anche per l’attacco: giocare con Klose o con chiunque altro fa differenza. E’ sempre una questione di risorse, chi è ricco vince sempre. Poi ripeto: si può scegliere la strada dei giovani ma bisogna fare un progetto pluriennale. Posso fare l’esempio della Roma?”. Certo, ci mancherebbe. “Ha ingaggiato Marquinhos, scovando un giovane grande difensore, lo ha ceduto al Psg ricavando una eccellente plusvalenza. E una parte l’ha investita su Benatia, a cui vi assicuro stavano dietro molte grandi squadre europee. L’ha spuntata Sabatini. Poi certo la Roma ha commesso anche tanti errori”.

 

Esempio? “Beh proprio il cambio Andreazzoli. I salti nel buio sono sempre pericolosi. Non lo dico per Andreazzoli in sé, ma cosa può fare un sostituto a metà stagione, se sei partito con un progetto e poi lo cambi in corsa? Aggiungi solo confusione. Torno a Petkovic. Io lo conoscevo come un patito del 4-3-3. Alla Lazio non glielo ho mai visto fare: perché ha rinnegato se stesso o forse perché non ha gli uomini adatti?”. Magari gli uomini adatti doveva chiederli? “Ma l’anno scorso era passato a un 4-1-4-1. E allora ci sta che una società vada a cercare un vice-Ledesma e poi altri trequartisti. Che sappiamo noi di Felipe Anderson? Chi lo ha mai visto? Magari è forte, magari no. Però siamo sempre lì: devi sapere dove vuoi arrivare e con chi. Io Petkovic non l’ho mai visto allenare ma, se lo hanno confermato, non ha senso cambiare a metà campionato. Ripartirei casomai a giugno, se ritengono, con un nuovo progetto”. Bisogna rassegnarsi allora a una stagione di assoluta mediocrità? “Pensavo in partenza che la Lazio potesse stare tra il quinto-sesto posto, sempre in zona Europa. Ora magari è più difficile. Ma le colpe vanno sempre divise: società, allenatore, giocatori. E guardate che i giocatori non sono sempre quelli che ne hanno di meno”. Il timore velato è proprio che con questo tipo di giocatori, diciamo con un eufemismo poco motivati, sarebbe un grosso rischio trovarsi invischiati nella lotta per non retrocedere. “Ma questo è terrorismo – la replica – Solo a Roma si può cadere in simili sconforti. La Lazio è più forte di almeno una decina di squadre di A e alla fine se le lascerà dietro. Basta non complicarsi la vita aggiungendo confusione a confusione”. (Laziopolis)

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