Ciani sveglia tutti, Lotito come il Mago di Segrate

Ciani sveglia tutti, Lotito come il Mago di Segrate

ROMA – A Milano è suonata la sveglia. Non è ancora troppo tardi, ma l’ora di alzarsi dal letto su cui la Lazio stava riposando ricoperta dal calore del 26 Maggio, è arrivata e nemmeno la richiesta di avere “altri 5 minuti” potrà convincere i tifosi biancocelesti ad attendere oltre.…

ROMA – A Milano è suonata la sveglia. Non è ancora troppo tardi, ma l’ora di alzarsi dal letto su cui la Lazio stava riposando ricoperta dal calore del 26 Maggio, è arrivata e nemmeno la richiesta di avere “altri 5 minuti” potrà convincere i tifosi biancocelesti ad attendere oltre. All’alba di una nuova e profonda crisi, ha cantato il galletto francese Ciani, che facendo capolino nell’area di rigore rossonera, ha beccato Gabriel in controbalzo, dando alla Lazio quella scossa che serviva già da qualche giornata. Così l’undici biancoceleste, assonnato e rintronato dai fasti della Coppa Italia, ha finalmente riaperto gli occhi consapevole che ogni soluzione ai problemi, non sarebbe venuta a bussare alla sua porta da sola.

LE PALLE – Quella da calcio l’hanno messa in rete, le loro, le stanno tirando fuori. Magari una alla volta, ma lo stanno facendo. La richiesta della Nord, ma anche di tutto il popolo laziale era stata chiara, esplicitamente espressa prima del match contro il Cagliari della scorsa settimana. Accolta in maniera costruttiva da tutta la squadra, ora dovrà rimanere ben impressa nella mente di Marchetti&Co sperando che anche giocatori top, come Hernanes, possano quanto prima dare il loro supporto a questo nuovo processo di virilizzazione del team.

LOTIVVU’ A TARGHE ALTERNE – Lotito? Se non si vince raramente appare. Compare, scompare. Altro che maghi giallorossi, qui siamo ai livelli del Mago di Segrate, interpretato da Abatantuono in “Grand Hotel Excelsior” del 1982. “Pebacco“, direbbe. Sarà pure per non dare terra fertile ai giornalisti brutti e cattivi, per non sottoporsi a sterili manipolazioni degli scenari della realtà. Sarà perchè lui parla di calcio e non di pallone o perchè “Io sò io e voi non siete un caz…” ma metterci la faccia anche quando le cose vanno male (a fine partita), significherebbe essere (e non fare) il presidente della Lazio, almeno in tv, almeno per un po’.

Rob.Ma. – Cittaceleste.it

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