Iran, Quieroz mette le mani avanti: “I nostri avversari giocano in grandi squadre come Liverpool,Chelsea e Lazio. Noi per sopravvivere”.

Iran, Quieroz mette le mani avanti: “I nostri avversari giocano in grandi squadre come Liverpool,Chelsea e Lazio. Noi per sopravvivere”.

La dignità, la fede, la generosità, il lavoro. Contro le polemiche, la guerra, la povertà tecnica ed economica, il disinteresse e la paura della gente, l’ostracismo governativo. L’Iran torna al Mondiale appesantito dal bagaglio storico-religioso che accompagna il Paese e Carlos Queiroz parla chiaro, abbracciando i suoi giocatori e lanciando…

La dignità, la fede, la generosità, il lavoro. Contro le polemiche, la guerra, la povertà tecnica ed economica, il disinteresse e la paura della gente, l’ostracismo governativo. L’Iran torna al Mondiale appesantito dal bagaglio storico-religioso che accompagna il Paese e Carlos Queiroz parla chiaro, abbracciando i suoi giocatori e lanciando messaggi a Teheran.

CALCIO OSTEGGIATO — Quando la squadra del c.t. portoghese superò la Corea del Sud conquistando il Brasile le feste in Iran furono massicce. Spontanee e gioiose. E non piacquero a chi governa considerando qualsiasi forma di adunata come sediziosa. Da li, le contromisure: in vista del Mondiale vietata la presenza mista, uomini e donne, nei cinema per vedere le partite, in nome del rispetto principi morali islamici. Osteggiata qualsiasi idea di riunione in bar, ristoranti, mercati per tifare insieme. Boicottato il programma di preparazione stilato da Queiroz: la federazione (l’unica delle 32 al Mondiale senza un account twitter) ha ricevuto dalla Fifa 1.2 milioni di euro ma a quanto pare non c’erano soldi per le amichevoli. E nemmeno per le maglie: ai giocatori il presidente ha detto di non scambiarle con gli avversari a fine partita. Il capo di governo Hassan Rohuani non è andato alla festa di saluto della squadra adducendo scuse metereologiche, e al party c’erano 3.000 persone quando se ne aspettavano il quadruplo. Queiroz è andato avanti per la sua strada, unendo il gruppo e rimediando amichevoli con Trinidad e Tobago (vittoria), Angola, Mozambico (ex colonie portoghesi dove ha vissuto e allenato) e Bielorussia (3 pareggi). L’hanno accusato di essersi messo in tasca una percentuale.

 

 

RECLUTE EUROPEE“I nostri avversari nigeriani giocano quasi tutti in Europa, in grandi squadre come Liverpool, Chelsea, Lazio. La maggior parte dei miei giocatori lo fa in Iran dove più che al calcio si pensa a sopravvivere. Per questo abbiamo grandi meriti ad essere qui. Nessuno ci ha regalato nulla, ora lotteremo su ogni palla dando tutto per uscire a testa alta”. Queiroz si è impegnato a fondo: è andato a Londra e ha convinto due giocatori ad abbracciare il Paese dei genitori: Reza Ghoochannejhad, detto “Gucci” per aggirare i dossi fonetici del suo nome, qualche presenza nelle giovanili dell’Olanda, e il “tedesco” Ashkan Dejagah, uno del Charlton, l’altro del Fulham, l’anno prossimo avversari nella B inglese. “Le acquisizioni dei ragazzi che giocano in Europa ci hanno aiutato tanto”, ha detto Queiroz. “Gucci” ha fatto 10 gol in 14 gare.

ATTENTATI IN ARGENTINA — Quando c’è di mezzo l’Iran però il calcio passa in secondo piano. Sembra quasi catartico che l’unica vittoria dell’Iran in 9 partite al Mondiale sia arrivata contro gli Stati Uniti, a Francia ‘98. La nazionale di Queiroz potrà cercare di pensare solo al calcio ma il bagaglio che l’accompagna è pesantissimo. Sabato sfiderà l’Argentina, un Paese che ha accusato l’Iran di essere il mandante dei due attentati terroristici più sanguinosi patiti dalla nazione sudamericana. Nel 1992 un attacco suicida contro l’ambasciata israeliana di Buenos Aires provocò la morte di 29 civili e il ferimento di 242 persone. Le indagini portarono all’arresto (in Germania), dell’ex direttore dell’Istituto di Cultura iraniano a Buenos Aires e all’espulsione di 7 diplomatici. Nel 1994 un furgone pieno di tritolo causò il crollo dell’edificio della capitale argentina che ospitava l’Associazione di Mutualità Israelita in Argentina (Amia): 85 morti. Nel 2006 i giudici argentini dichiararono formalmente responsabile dell’attentato il governo di Teheran, mosso dalla volontà di ritorsione per la sospensione del dialogo sugli investimenti nucleari tra i due Paesi. Ora, l’Iran prova a giocare: “Per noi, e per chi ci vuole bene”, dice Queiroz. (Gazzetta.it)

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