L’EX – Di Matteo: “Alla Lazio tre anni indimenticabili. Ora il leader è Pioli”

L’EX – Di Matteo: “Alla Lazio tre anni indimenticabili. Ora il leader è Pioli”

Passato da protagonista con la maglia della Lazio dal 1993 al 1996, campione d’Europa con il Chelsea da allenatore nel 2012, Roberto Di Matteo, nel corso della sua vita calcistica ne ha vissute veramente tante, e tante ancora lo aspettano. La redazione di Football-Please.com ha avuto l’onore di intervistarlo in…

Passato da protagonista con la maglia della Lazio dal 1993 al 1996, campione d’Europa con il Chelsea da allenatore nel 2012, Roberto Di Matteo, nel corso della sua vita calcistica ne ha vissute veramente tante, e tante ancora lo aspettano. La redazione di Football-Please.com ha avuto l’onore di intervistarlo in esclusiva, facendosi raccontare come è iniziata la sua carriera da allenatore, come ha visto la Lazio in questa stagione e cosa ci sarà nel suo futuro.

Nel 2008 ha iniziato ad allenare da professionista nel Donsk, quattro anni dopo si è ritrovato sul tetto d’Europa. Ci racconti la parabola della sua carriera da allenatore?

“Il Donsk era una squadra che era stata appena promosso dalla Serie C2 inglese alla C1. Il Presidente era una persona piuttosto ambiziosa, con un bel progetto. Abbiamo disputato un ottimo campionato quell’anno. Le prime due in classifica venivano promosse direttamente in Championship. Noi siamo arrivati terzi qualificandoci per i playoff. Poi purtroppo abbiamo perso, ma siamo stati costantemente in lotta per le prime posizioni. Poi arrivò l’offerta del West Bromwich Albion, che era stato appena retrocesso dalla Premier League. Le mie idee di calcio piacquero molto alla società e mi ingaggiarono. Io giocavo con il 4-3-3. Anche quello fu un ottimo progetto, in quanto la squadra era stata fatta per tornare subito in Premier e così è stato. Siamo risaliti subito ma la società, durante l’estate, non fece molti investimenti. Nonostante i tanti infortuni riuscimmo a fare un buonissimo inizio di campionato, non entrando mai in zona retrocessione. A febbraio la società decise comunque di cambiare. La squadra alla fine dell’anno si salvò. L’estate seguente ricevetti la chiamata di Villas-Boas per andare a fare il vice con lui al Chelsea. Andrè veniva da un anno al Porto meraviglioso, dove vinse tutto ciò che c’era da vincere. Era, ed è, un allenatore giovane e talentuoso e per me fu una sfida lavorare con lui. Abbiamo lavorato molto bene insieme, ma ci fu un problema di risultati anche perché la squadra non era stata rinnovata molto negl’anni. C’era bisogno di un rinnovo che aveva già iniziato Ancelotti ed è terminato in questa stagione con Mourinho. Era tempo di cambiare. Giocatori come Drogba, Malouda, Cech, Kalou militavano al Chelsea da anni. A febbraio il Presidente Abramovich decise di sollevare dall’incarico Villa-Boas, ed io mi aspettavo che avrebbero mandato via anche me anche perché fu lui a portarmi ai Blues. Invece decisero di dare la panchina a me, credo con l’intento di traghettarla fino al termine della stagione. Vincemmo la Champions League e la FA Cup grazie soprattutto all’esperienza dei miei giocatori. A fine stagione mi offrirono l’opportunità di proseguire ma a novembre il nostro rapporto si interruppe. Dopo l’esonero mi presi un po’ di tempo per stare con la mia famiglia, ma anche per studiare alcuni allenatori e i loro metodi. Arrivò poi questa bellissima opportunità di trasferirmi allo Schalke 04, che è una grandissima società. Accettai, trasferendomi in Germania, dove mi trovai molto bene. Presi la squadra undicesima in classifica. Riuscimmo ad arrivare sesti sfiorando la qualificazione in Europa League. Cambiarono un po’ le circostanze al termine della stagione e quindi decidemmo di separarci”.

L’esonero con il Chelsea non l’ha considerato troppo pre-maturo?

“Questo lavoro è molto strano. Un allenatore, in Premier League, ha una permanenza media di 13 mesi sulla stessa panchina. In questi tempi devi avere delle idee di calcio importanti, ma soprattutto risultati che devono arrivare in breve tempo. Ogni anno diventa più difficile fare l’allenatore per via di questa pressione poiché tutte le energie devono essere rivolte al raggiungimento del risultato immediato”.

Nella sua carriera da allenatore chi è stato il giocatore più forte che ha allenato?

“E’ molto difficile, ma probabilmente direi Frankie Lampard”.

 

 

 

 

Capitolo Lazio. I biancoazzurri sono tornati nell’Europa che conta. Il merito principale di chi è secondo lei?

“A differenza di quando le cose vanno male, quando vanno bene il merito è sempre del collettivo. Si parte dall’allenatore che quest’anno è stato il vero leader di questo gruppo. Si prosegue con i giocatori che in questa stagione hanno espresso un ottimo calcio. E poi è giusto dire una cosa ‘er Presidente’ (ride, ndr) che è stato sempre criticato, da quando ha acquistato la Lazio ha fatto delle cose straordinarie. Bisogna dare il merito dove c’è il merito”.

In molti dicono che questa sia la Lazio più bella degli ultimi quindici anni. Cosa ne pensa?

“E’ sempre difficile dei fare paragoni. Anche quando il paragone riguarda le squadre. Sono tipi di calcio differenti. Quindici anni fa si giocava un calcio nettamente più diverso, più dinamico. Sicuramente la Lazio di quest’anno è una bella squadra. Anche quella di Reja era una bella squadra. Però ricordo in modo particolare quella che ci sconfisse in Champions quando giocavo al Chelsea una decina di anni fa. Comunque la Lazio, negli ultimi quindici anni, ha avuto tante belle squadre”.

Il progetto biancoceleste è un progetto basato sui giovani. Chi, in particolare, ti ha sorpreso di più?

“Mi piace molto Felipe Anderson, come a molti altri credo”

Tra i giocatori che lei ha allenato, considerando le casse biancocelesti, chi si sentirebbe di consigliare alla società?

“Essendo un progetto appunto basato sui giovani, mi sentirei di consigliare un ragazzo giovane, che ho lanciato io in questa stagione, che può fare sia il centravanti che l’esterno, Leroy Sanè. E’ un ragazzo che ha delle potenzialità enormi”

Qual è il ricordo più bello della sua esperienza alla Lazio?

“Ho tanti ricordi meravigliosi della mia esperienza in biancoceleste. Ho vissuto tre anni bellissimi. Siamo sempre arrivati tra le prime posizioni, specialmente con Zeman. Probabilmente i ricordi più belli sono le coreografie nei derby. La tensione che si viveva prima e dopo la stracittadina. Tutte le partite contro i vari Milan, Inter, Juventus, quando lo stadio si riempiva. La mia prima partita a San Siro contro l’Inter”.

Il giocatore più forte con cui ha giocato nella sue esperienza in biancoceleste?

“Credo proprio Peppe Signori”.

Cosa c’è nel futuro di Roberto Di Matteo? Magari una nuova esperienza all’estero o, perché no, in Italia?

“Non lo so ancora. Io ho lavorato in Inghilterra ed in Germania e, anche qui mi sono trovato molto bene. E’ un campionato molto competitivo e molto bello. Non lo so ancora cosa c’è nel mio futuro”. (fonte: http://www.football-please.com)

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