LA LETTERA – Plastino: “Lotito, fai qualcosa da tifoso, vendi la Lazio”

LA LETTERA – Plastino: “Lotito, fai qualcosa da tifoso, vendi la Lazio”

“Le scrivo perché credo sia giunto il momento delle grandi decisioni. La Lazio è nelle sue mani e questo rancore dilagante nei suoi confronti deve avere una motivazione”

PLASTINO

ROMA – Una lunga lettera pubblicata dal noto giornalista Michele Plastino sulla sua pagina Facebook: “Presidente Claudio Lotito, questo non è un comunicato, né un articolo. E’ una lettera, una lettera aperta. Non è scritta da un giornalista, né da un portavoce di chissà chi. Forse, e spero, qualcuno si sentirà rappresentato nell’animo di alcune parole. Presidente, queste righe non sono rappresentate da odio o violenza, né da vendetta per alcune frasi da lei pronunciate nel corso di una telefonata con tanto di augurio per la mia morte. Detesto l’uso indiscriminato delle intercettazioni e allora le assicuro che quelle parole le ho rimosse. Le scrivo perché credo sia giunto il momento delle grandi decisioni. La Lazio è nelle sue mani e questo rancore dilagante nei suoi confronti deve avere una motivazione. Lei sicuramente si sarà posto il problema e si sarà dato delle risposte, ma attenzione: tutti noi, me per primo, tendiamo a vedere una sola faccia della luna. Mille volte ha detto di avere dei nemici perché ha tolto dei privilegi; sarà vero ma non hai mai precisato quali fossero. Ha detto che gli ultrà le hanno fatto la guerra perché lei voleva ripulire un certo tifo, ma poi ricordiamoci dall’inizio, dalla agenzia delle entrate, da Alvarone, dall’acquisto anche strumentale di Di Canio e dell’altrettanto strumentale sua cessione, dalle denunce al terzo tempo e poi di nuovo alla presa di posizione di distacco da chi era stato arrestato, dalla limitazione di biglietti di favore a giornalisti e personaggi ma anche qui nomi non sono stati fatti. Vede quante volte la luna ha due volti? Ma questo voler vedere solo quello che fa comodo appartiene alla difesa psicologica di chiunque. Ma arriva un momento di non ritorno e allora bisogna guardare in faccia la realtà senza farsi sconti, anche per migliorarsi. A me è successo tante volte. Guardi quella faccia della luna a lei positiva. Ha vinto delle coppe, ha realizzato una società piuttosto sana che ha indubbiamente un valore di mercato. Ora guardi l’altro volto, dove lei è rimasto solo o con qualche collaboratore giustamente fedele, ma circondato non solo da detrattori ma anche da traditori, quelli che quando cambia il vento volano distanti e fanno male. Meglio, molto meglio gli avversari leali. E non dico nemici, quel termine appartiene alla triste guerra vera, mentre qui parliamo di calcio. Anzi di pallone. Fu lei a fare questa differenza denigrando il pallone. Invece io lo amo. Si amo il pallone. Io ho giocato a pallone non a calcio, ho vissuto di pane e pallone e chi ama il calcio ama il pallone. Il pallone è passione. E ogni tifoso è appassionato della propria squadra, del pallone coi propri colori.Abbandoni il narcisismo psicologico che si nasconde in ognuno, ponga un freno all’esaltazione dell’accerchiamento a volte cercato con libidine, lo abbandoni prima che diventi maligno. Lei è cristiano e allora analizzi questo momento con la più alta espressione di cristianità, che è l’ amore. E non la ricerca dello scontro, del muro contro muro. Cerchi di capire che cosa è l’amore per un appassionato di calcio che non sempre si sposa con la fredda e rigida impostazione imprenditoriale. L’impresa nel calcio deve considerare la passione, altrimenti non ha futuro. L’impresa deve sposare l’idea del pallone. Solo cosi potrà capire perché i tifosi ancora amino Chinaglia malgrado tutto. Perché per amore si perdona tutto e tutti. Soprattutto chi ti ha dato amore. Solo cosi potrà capire perché non le hanno perdonato l’abbandono di Lovati che è stato simbolo di attaccamento, di gentilezza, di signorilità e generosità, o di aver avuto distacco dalla famiglia Sandri, che traboccava disperazione e affetto. Perché si perdona chi ti ha dato amore, e lei non lo ha mai voluto offrire. Perché l’amore si regala, non si compra né si vende, non fa parte delle regole dell’impresa. Lei ha creato una società che vale, si metta a disposizione per cederla alle condizioni di impresa e soddisfi la sua anima di manager. Ma soddisfi anche e soprattutto la vera anima, quella dell’uomo. La ceda come atto d’amore, ripulisca la sua vita dall’odio che la circonda, per il suo bene e per tutti quelli che provano questo sentimento, che fa solo male. Dia al laziale la possibilità di ritrovare la passione, di scendere per le strade con le bandiere come per festeggiare come per una vittoria per uno scudetto. Se lo farà accompagnando il gesto con la spiegazione che, pur avendo la possibilità di non vendere mai, ha deciso per ridare ai laziali l’amore per la propria squadra, allora il tempo sarà galantuomo, e il ricordo d’odio piano piano svanirà e prenderanno più vigore le memorie di alcune vittorie e del salvataggio dal fallimento. Ma questo è il momento. Ora o mai più. E nessun altro imprenditore si manifesterà allora tutti le perdoneranno ciò che non le avevano mai perdonato. Perché con la volontà di cedere aveva finalmente compiuto un gesto d’amore e, come già scritto, si perdona chi ti ha dato amore. Ma ora o mai più. Pensi all’amato pallone, presidente. Con speranza, con cristianità. Michele Plastino”.

Cittaceleste.it

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