Lazio, Chioffi: “Keita o società, di chi è la colpa?”

Lazio, Chioffi: “Keita o società, di chi è la colpa?”

“C’è un accordo sottoscritto fino al 2018, che ha un valore legale ed è stato depositato in Lega. Il destino di Keita dovrà deciderlo la Lazio”

Di Stefano Chioffi per il Corriere dello Sport
La riconoscenza è una moneta fuori corso, come ripeteva già trent’anni fa e con grande saggezza il vecchio Carlo Regalia, uno dei direttori sportivi più bravi nella storia della Lazio: era il 1990 e gli uffici della società si trovavano in via Margutta, la strada dei pittori e delle gallerie d’arte. L’ingratitudine, nel mondo del pallone, è diventata progressivamente una moda, ma il problema è ancora più profondo e riguarda una tendenza che si sta trasformando in una pericolosa regola: mettere sotto scacco i presidenti e indirizzare le loro scelte. I capricci di Keita, scartato dalla “cantera” del Barcellona proprio per i suoi atteggiamenti, fanno parte di un’epoca in cui tanti calciatori pretendono di strappare il contratto quasi fosse un biglietto usato della metropolitana, provando a trasformare dirigenti e tifosi in marionette. Certi divorzi improvvisi non nascono mai per caso: la maglia cambia colore in base all’offerta di un altro club, ai giochi al rialzo di un mercato che somiglia sempre di più una giungla, alle tentazioni di un procuratore, al conto in banca, alla smania di dare un indirizzo nuovo alla propria carriera. L’ambizione, però, non può giustificare le convocazioni rifiutate e i ritiri disertati. La lezione ricevuta in passato dal Barcellona, purtroppo, è stata già dimenticata da Keita: era un ragazzino di talento, aveva già una marcia in più, però i suoi gol e i suoi dribbling non erano bastati a farlo promuovere dai suoi allenatori in Catalogna. E anche stavolta, nella Lazio, ha sbagliato tempi e modi. Legittimo che Keita, ventuno anni, quindici gol in centotré partite tra coppe e campionato, consideri il cub biancoceleste solo un punto di partenza: concetto rimarcato però con una sfrontatezza che di sicuro non gli è stata ispirata dall’eleganza di Miro Klose, altra filigrana, campione vero, come testimonia la storia del tedesco. Sorprendente, invece, che Keita non comprenda come un tweet al miele non possa essere sufficiente per dimostrare un po’ di affetto nei confronti dei tifosi. C’è un accordo sottoscritto fino al 2018, che ha un valore legale ed è stato depositato in Lega. Il destino di Keita dovrà deciderlo la Lazio: cederlo subito o più avanti, ma senza subire pressioni e condizionamenti, calcolando i rischi di svalutarne il prezzo del cartellino o addirittura di perderlo a parametro zero. Keita, invece, ha un altro dovere: giocare per chi lo paga e capire il significato del rispetto, che però non ha scadenze, a differenza dei contratti. 
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy