Lazio, ecco Diaconale: “Questo club cambierà pelle” Lotito annuncia: “Rifaccio tutto quanto! Con Cragnotti il problema dell’acqua calda…”

Lazio, ecco Diaconale: “Questo club cambierà pelle” Lotito annuncia: “Rifaccio tutto quanto! Con Cragnotti il problema dell’acqua calda…”

La conferenza stampa di presentazione del nuovo responsabile della comunicazione biancoceleste

| CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL NUOVO RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE BIANCOCELESTE.

PARLA LOTITO – Come ho già detto è in atto nella Lazio una ristrutturazione del club. Atto alla crescita del club. La presenza di Diaconale qui è la dimostrazione della ricerca della qualità massima. Questo, senza dimenticare quello che è stato fatto. Perchè questa società quando sono arrivato non aveva nulla. Radio, tv, giornale. Questo esiste grazie alla società ma anche a Stefano De Martino. Ma quando una società cresce, c’è bisogno di nuove personalità. La Lazio ha costruito qualcosa di importante a livello societario che a livello comunicativo non è mai stato riconosciuto. Per questo, ho ritenuto di avvalermi di una autorità autorevole e riconosciuta come Diaconale. Voglio creare una stagione nuova. Con un personaggio che possa svelenire l’ambiente. Che possa riconoscere i meriti e se serve anche gli errori. Una stagione nuova basata sul diagolo e all’insegna dell’autorevolezza. De Martino continuerà con radio, tv e giornale. Diaconale sarà responsabile della comunicazione. Editoriale. E rappresentante e portavoce della società. Lo scopo è quello di riportare la normalità. Il comunicato della Nord? I risultati si raggiungono con l’apporto di tutti. E la tifoseria ne fa parte. Con l’unione di intenti si possono raggiungere certi risultati. Chiedete a Peruzzi. Lui mi ha detto – girando per Formello: “Presidè, qui ha rifatto tutto. Quando c’ero io c’era il problema dell’acqua calda”. E parlo ai tempi di Cragnotti. Io voglio essere considerato per quello che faccio. In Italia tutto questo mi viene riconosiuto. Solo qui sono dipinto come un delinquente. Ieri sono stato 7 ore nel centro sportivo a lavorare per la Lazio, questo non viene riconosciuto ma vengo considerato un padrone. Noi non siamo stati in grado di vendere quello che abbiamo fatto. Questo è vero. Noi siamo quelli che eravamo nel 1900. La Lazio oggi non chiede, è autonoma, è libera e indipendente. E questo nessuno lo ricorda. Altri club sono nati da fallimenti. Noi siamo quelli di allora e per mantenere questa autonomia abbiamo fatto degli sforzi sovraumani. L’interesse del club è l’interesse supremo, viene prima di me, della squadra, dei calciatori e dei tifosi. Se non esiste il club non esistono le altre componenti. Oggi manca il pathos, il coinvolgimento emotivo, che non è dettato solo da un presidente che non rende partecipi i tifosi. E’ cambiata la mentalità dei tifosi, dobbiamo riportare l’essere, non l’avere. Nel momento in cui alcune componenti sono le prime che rivendicano posizioni si crea una crisi che tocca la fierezza e l’orgoglio di un club come la Lazio. Se non tramandiamo certi aspetti perdiamo le nostre caratteristiche. Con la nuova comunicazione vogliamo riportare entusiasmo, non è un problema economico. Abbiamo fatto tante cose e nessuno le ha mai elogiate. Qualcosa quindi non funziona nella comunicazione, che costruisce situazioni non rispondenti ai fatti. Se lo dico io diventa un problema, voglio creare una stagione nuova, con un interlocutore nuovo, una persona riconosciuta. Lui – Diaconale – deve svelenire l’ambiente, far riconoscere i meriti. La polemica per la polemica non serve.

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PARLA DIACONALE – Ringrazio il presidente per la fiducia e per la manifestazione di stima che ha avuto nei miei confronti. E lo ringrazio anche per l’occasione che mi dà. Quella di occuparmi – da tifoso quale sono – della società che seguo sin da bambino. Chi mi conosce sa che io sono una persona di principi e di dialogo. Credo in alcuni valori. Credo che si possa parlare con tutti. Senza pregiudiziali nei confronti di nessuno. Ma pretendendo la stessa lealtà e rispetto che io dò agli altri. Dobbiamo creare un nuovo clima intorno alla squadra e se il presidente me lo consente anche intorno alla sua immagine. Perchè Lotito è un presidente che non è Malese, Cinese. E che sta qui. E che negli ultimi 12 anni ha fatto la storia di questa società. Serve una nuova stagione. Ho letto una dichiarazione di uno dei capi della Nord che annuncia il ritorno allo stadio. E questo mi ha fatto piacere. Perchè senza stadio, non c’è senso della comunità fra i tifosi. Se io posso contribuire a riportare tutto questo ne sarò davvero felice. Lotito sta costruendo una squadra importante. Peruzzi, ad esempio sarà utilissimo in questo contesto. E io, cercherò di fare il possibile per quanto mi riguarda. La Lazialità? E’ una storia. Una tradizione. Sentimenti. Emozioni. Per me la Lazialità è aver assistito a Padova-Lazio a 11 anni e aver visto l’unico ragazzino Laziale, ad un gol di Selmonson, impazzire. Quel ragazzino ero io. La Lazialità è ricordarsi come era andare allo stadio con papà. Noi dobbiamo smontare certi pregiudizi che ci sono nei confronti della Lazio. Ed è nostro compito farlo anche per rispetto dei tifosi. Io non mi permetterò mai di imporre o di dire a Lotito quello che deve fare. Però cercherò di suggerirgli una maggiore comprensione. Questo sì. Lui è vulcanico, ma anche intelligente. Lui – Lotito – mi ha chiamato il 25 Luglio. Ero durante il consiglio dei amministrazione della Rai. Mi ha detto: “Ma tu lo faresti…”. E poi, eccoci qui.

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