LE VOCI – Ballardini a CM: “Vi racconto Claudio Lotito”

LE VOCI – Ballardini a CM: “Vi racconto Claudio Lotito”

Ballardini ha parlato a calciomercato.com del suo rapporto con Cellino,Zamparini e Lotito

Ballardini

ROMA – Davide Ballardini è l’antidivo tra gli allenatori italiani. A una prima impressione sembra schivo, poco propenso a lasciarsi andare in pubblico. Sicuramente è un tecnico dalla grande pazienza e dalle spalle larghe, riuscendo a istaurare rapporti sinceri con presidenti come Zamparini, Cellino e Preziosi. A Calciomercato.com il tecnico romagnolo racconta i retroscena del suo reccente no al Palermo e del suo rapporto con Zamparini.

Lei recentemente ha dichiarato che nel mondo del calcio contano di più la comunicazione e la visibilità rispetto al merito e alla serietà. Chi era il destinatario del suo messaggio?
Ho riportato la frase di un mio vecchio professore delle superiori che sento ancora. Lui mi diceva: ‘Caro Davide, in tutti i campi, contano più queste componenenti’. Conoscendomi, mi diceva che dovevo migliorare in questo. La ringrazio perchè ricordiamo insieme il professor Donati.

Lei ha sempre preferito far parlare il campo. Dall’esperienza nelle giovanili del Cesena, dove ha lanciato un giocatore del calibro di Ambrosini…
Si, Ambrosini ma anche Comandini, Tamburini, Rivalta, Teodorani. Io vengo da un’estrazione precisa, ho fatto per tanti anni il settore giovanile. Lì contano le idee, il rapporto che hai con i ragazzi, perchè li devi seguire in campo e fuori. Contano gli allenamenti, non conta certo il rapporto che tu devi tenere con i media che sono di straordinaria importanza nel nostro lavoro.

Lei ha fatto riferimento a Comandini: dopo quella doppietta nel derby vinto dal Milan per 6-0 se ne sono un po’ perse le tracce. Crede abbia fatto una carriera al di sotto delle sue possibilità?
Lui è un ragazzo meraviglioso, ha degli interessi che vanno al di là del calcio. Ha fatto questa scelta e va rispettata, è un uomo diverso e straordinario. A lui voglio bene come persona, il calcio è stato una parte della sua vita ma non tutto.

Il primo presidente che ha puntato su di lui a grandi livelli fu Cellino a Cagliari. Com’era il suo rapporto con lui e che tipo di personaggio ha conosciuto?
Io gli sono grato, mi ha portato in A. Anzi, mi ci ha anche riportato strada facendo. E’ una persona intelligente, furba e scaltra. Sa fare il suo mestiere e, probabilmente, non condivido i metodi del suo modo di agire, di lavorare, di rapportarsi con le persone. E’ una persona furba e capace, ma non ho mai condiviso i suoi modi.

C’erano delle ingerenze sulle sue scelte tecniche?
Non per quel motivo ma per il suo modo di agire nel quotidiano, di rapportarsi con le persone. Non aveva molto rispetto per le persone che gli stavano incontro. Io vengo dalla campagna, le persone le devi rispettare, il ruolo e le opionioni.

Lei ha avuto tanti presidenti dalla forta personalità che lo hanno spesso richiamato una seconda volta: secondo lei perchè? Anche a Palermo fu richiamato per tre volte…
Dopo la prima esperienza al Palermo fui io ad andarmene alla Lazio. Il Palermo mi ha richiamato due volte ma la terza volta ho pensato di non accettare il ritorno. Comunque mi fa molto piacere, evidentemente la persona e il lavoro che svolgo piacciono ai presidenti. Anche in questa ultima occasione, Zamparini mi ha cercato ma poi non ci siano trovati d’accordo. Sono grato al presidente.

Quante volte le è squillato il telefono in quella notte convulsa?
Tante volte, ma in realtà mi aveva chiamato già dopo la partita del Palermo contro il Sassuolo credo, prima che scegliesse di fare tornare Iachini. Mi fa piacere, al presidente Zamparini sono grato di cuore. Nell’ultima occasione, ci siamo sentiti diverse volte ma anche con Gerolin. La cosa non si è conclusa ma rimane il rispetto per la persona.

Perchè non ha accettato?
Non c’erano le basi, non me la sono sentita. Non condividevo più il progetto tecnico.

A Novellino ha consigliato di proseguire il discorso tattico da lei intrapreso in precedenza…
Mi ha fatto piacere: sia a Schelotto che a Novellino ha manifestato la volontà di veder giocare la squadra come faceva con me. Significa che la strada l’abbiamo tracciata.

Zamparini, a differenza di Cellino, qualche suggerimento tattico voleva darlo?
In realtà volevano darli sia uno che l’altro, Cellino gioca a fare più il furbo rispetto a Zamparini.

Alla Lazio è legato da una data in particolare, l’8 agosto del 2009 con la vittoria della Supercoppa Italiana ai danni dell’Inter. E’ stato il punto più alto della sua carriera?
E’ stata una grande giornata, lì si era partiti bene perchè le cose erano chiare, delle scelte tecniche. Poi a mercato chiuso ci siamo trovati con tanti giocatori fuori squadra e li sono nati grossi problemi che non siamo riusciti a gestire.

Le tolsero Ledesma e Pandev…
Si ma li l’errore fu anche mio. Ho condiviso questa scelta che era sicuramente sbagliata.

Andare al Genoa è stato un errore?
No, ho un ricordo meraviglioso. Sono tornato una seconda volta, prendemmo la squadra ultima in classifica e ci salvammo con una o due giornate di anticipo. Ho un ricordo commosso del Genoa.

Nella prossima esperienza professionale scongiura la figura del presidente padrone? Ormai si è quasi abituato…
Nel nostro calcio è più facile trovare questi presidenti che magari altri che ragionano in un altro modo. Bisogna avere capacità di adattarsi e cercare di portare avanti le proprie idee.

Con Zamparini e Preziosi è rimasto un rapporto di simpatia a differenza di Cellino e Lotito?
Non è così: Lotito lo deve ringraziare, con me non si è mai intromesso a parte per Pandev e Ledesma. Cellino lo ringrazio ma non condivido molte sue cose.

Dei quattro chi capisce più di calcio?
Probabilmente mi viene da dire Cellino che si è fatto un’esperienza importante, stesso discorso per Preziosi. Lotito è un presidente a 360°, la parte tecnica la lascia al direttore sportivo e all’allenatore. Zamparini è così, un presidente poco coerente nel discorso tecnico e nel rapporto umano.

Conte è diretto al Chelsea, Ranieri sta scrivendo una grande favola al Leicester:  lei, nel futuro, prenderebbe in considerazione l’idea di allenare all’estero o preferirebbe restare in serie A?
Se devo essere sincero vorrei rimanere in A e lavorare dall’inizio della stagione. Non escludo nulla, mi piace allenare e lavorare con la squadra. Torno a dire, l’ideale sarebbe rimanere in A.

A Bologna le capitò la stessa cosa che alla Lazio, ovvero gli tolsero un giocatore importante come Diamanti…
Sono arrivato a gennaio e fino a quando avevamo la squadra al completo eravamo salvi. A fine mercato era stato venduto Diamanti e le latre, dal Sassuolo al Catania, si erano rinforzate. Lì il messaggio è stato chiaro, tutti sappiamo com’è andata a finire. Per fortuna adesso il Bologna ha trovato una proprietà importante.

Adesso cresce il rimpianto di non aver allenato il Bologna attuale?
Un suo collega mi disse una verità: ‘Lei è la persona giusta nel momento sbagliato’. Io sono arrivato sia al Bologna che alla Lazio in momenti molto difficili. Donadoni è certamente un ottimo allenatore e allena un bel gruppo, la Lazio si era privata di giocatori importanti e adesso invece ha sposato una linea ben precisa.

Qual è stato il giocatore più forte che ha allenato?
Ma ce ne sono stati tanti, sono stato fortunato. Storari al Cagliari, un portiere straordinario, ma anche Cavani, Miccoli, Simplicio e Kolarov.

Chi l’ha fatto dannare di più a livello gestionale?
Per fortuna nessuno: ho allenato grandi uomini, di uno spessore umano raro, come Moretti, Dainelli, Portanova. Un grandissimo era Palacio al Genoa con Criscito.

Su qualcuno avrebbe puntato un euro per una carriera più luminosa?
Nella Primavera del Milan ho avuto Matri ma un talento straordinario era Davide Favaro. Aveva un talento raro ma si ruppe il ginocchio e non è riuscito a fare quello che era nella sue corde.

Accetterebbe ancora di allenare in un club con un padre-padrone?
Certamente si, è troppo grande la voglia di allenare ancora.

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