Zoff: “La Lazio bussò alla mia porta…”

Zoff: “La Lazio bussò alla mia porta…”

Oggi su SPORT UNO alle 18 e alle 24, in “48 MINUTI” vedrete un Dino Zoff che non avete mai visto. Un’intervista a 360 gradi, in cui si ride e si scherza parlando di Paul Gascoigne e ci si commuove quando il discorso si sposta su Gaetano Scirea. E non…

Oggi su SPORT UNO alle 18 e alle 24, in “48 MINUTI” vedrete un Dino Zoff che non avete mai visto. Un’intervista a 360 gradi, in cui si ride e si scherza parlando di Paul Gascoigne e ci si commuove quando il discorso si sposta su Gaetano Scirea. E non manca l’autoironia di un uomo che ti dice di aver rifiutato di fare come tanti altri ex colleghi il commentatore televisivo perché le poche volte che gli è capitato di risentirsi si è addormentato. Ed è stato difficile condensare in soli “48 MINUTI” la carriera di un “mito”, la vita sportiva e non di un personaggio che ha giocato con Sivori e Platini, che ha affrontato da avversario Pelé, Crujiff, Maradona e tutto il meglio del calcio mondiale, uno che ha giocato a carte con Pertini e scherzato parlando di calcio da portiere a portiere con Giovanni Paolo II, uno che era considerato da Gianni Agnelli un prezioso consigliere a cui rivolgersi per risolvere i problemi della Juventus, uno che ha sbattuto la porta in faccia a Berlusconi quando era veramente potente, uno che ha alzato al cielo da capitano la Coppa del Mondo e che ha vinto praticamente tutto quello che c’era da vincere.     

Uno, infine, che per scommessa con se stesso ha accettato di guidare la Lazio di Calleri che non era tra le grandi ma che con il suo lavoro ha contribuito a gettare le basi per costruire la Lazio più forte di tutti i tempi diventando il braccio destro di Sergio Cragnotti. “Una grandissima avventura, prima in panchina e poi dietro una scrivania, pronto a tornare sempre in campo”. Sì, perché lui che è stato per tutti il simbolo della Juventus, la Lazio ce l’ha nel cuore, più di quanto mostri e di quanto la gente possa immaginare. Basta sentirlo parlare per capirlo, per comprendere fino in fondo quella scelta di mettere radici a Roma. Lo ascolti e invece che addormentarti ti rendi conto che staresti lì per ore a parlare con lui, perché da ogni racconto nasce una nuova domanda, da ogni personaggio nominato e da ogni aneddoto che snocciola viene voglia di scavare sempre di più. Perché non bisogna per forza di cose urlare per essere ascoltati, non bisogna per forza di cose comportarsi alla Balotelli per essere protagonisti. Lo si è anche parlando sottovoce, come fa Dino Zoff, il “mito” che sorride in silenzio, a mezza bocca, ma poi si lascia andare completamente ricordando quando Paul Gascoigne gli si presentò nudo in ritiro nel ristorante dell’Hotel degli Aranci, davanti ai clienti attoniti e ai compagni di squadra piegati in due dalle risate, dicendo semplicemente: “Mister, non ho fatto a tempo a vestirmi, perché Manzini mi ha detto che aveva urgenza di parlarmi e che dovevo sbrigarmi e venire come stavo”. E lui che stava nudo in camera, nudo si è presentato. E forse è per questo che lui, uomo glaciale e tutto di un pezzo, ha amato alla follia uno come Gazza, che era in un certo senso l’altra metà dell’universo. Tutto questo e altro ancora è Dino Zoff, un signore vero, un uomo d’altri tempi che si è confessato ai microfoni di SPORT UNO e che ha deciso di raccontarsi: in “48 MINUTI”…

– Dopo la rottura con la Juventus, cosa la spinse ad accettare la Lazio, che all’epoca era fuori dal giro delle grandi?

“E’ venuta la Lazio a bussare alla mia porta, Calleri mi ha proposto un progetto e per me andava benissimo. Ed è stata una scelta vincnte”.

 

– Che personaggio era Cragnotti e come la convinse a lasciare la panchina per ricoprire il ruolo di presidente della Lazio?

“Io ho avuto dei rapporti straordinari con Cragnotti. Era uno a cui non potevi dire di no. Con lui ho fatto l’allenatore, poi il presidente, poi di nuovo l’allenatore e il dirigente. La parentesi Lazio con Cragnotti è stata la migliore in assoluto della mia vita”.

 

– Lei ha giocato con grandi campioni e ha allenato grandi giocatori. Tra questi Paul Gascoigne. Che personaggio era e quanto era difficile gestirlo?

“E’ un ragazzo che mi ha fatto dannare, ma sotto tutti gli aspetti, perché lui era veramente un grande ma si buttava via così. Era un artista vero, capace di inventarti battute, giocate incredibili e poi di cadere in situazioni veramente riprovevoli. E quindi, io che ho sempre ammirato gli artisti, perché inventano, creano, mentre i portieri stanno lì, aspettano. Al massimo devono parare la fantasia degli altri, degli attaccanti, di quelli che cercano di fargli gol in ogni modo. Perché il portiere è povero di fantasia, non può creare. E io per questo ho sempre avuto grande rispetto per chi è in grado di creare e lui purtroppo era in grado di creare ma buttava via questo dono in un modo così banale che veramente ti faceva piangere il cuore”.

 

– Una volta si presentò nudo nel ristorante dell’albergo per la riunione pre partita davanti ai clienti sbigottiti. E’ vero o è leggenda…

“No, no, è tutto vero”, dice ridendo, “lui era capace anche in quel caso di creare. Disse una frase da vero artista: ‘Mister, mi hanno detto che mi voleva subito, non ho fatto a tempo a vestirmi. Avrei dovuto farlo giocare solo per premiarlo per la battuta, ma non potevo perché era andato via dal ritiro ed era tornato da casa completamente nudo. Un genio”…

 

–  Dopo la Lazio la panchina della Nazionale a coronamento di una grande carriera: un titolo europeo sfiorato, poi quel duro scontro con Berlusconi e le dimissioni…

“Non mi arrabbiai per gli appunti sulle scelte tecniche, perché sono dell’idea che chiunque può parlare di calcio, ma sono state le parole sull’uomo Zoff a ferirmi e scelsi di andarmene, di tornare alla Lazio”.

 

– Perché un friulano riservato come lei che ha vissuto per una vita in una città tranquilla come Torino decide di stabilirsi in una metropoli caotica come Roma?

“Perché io riesco a prendere sempre il meglio delle cose della vita. Quindi io resto friulano ma apprezzo il modo scanzonato di vivere della gente di questa città. Perché è una metropoli ma al tempo stesso ogni quartiere è un piccolo paese dove puoi girare e parlare con le persone al bar, nei negozi, proprio come succede nei paesini come quello in cui sono nato e cresciuto”.

 

– Immaginando la sua lunga carriera come un album pieno di appunti, quali pagine strapperebbe?

“Nessuna, perché la vita è questa, fatta di gioie e di dolori. Mi ha sempre aiutato quando commettevo degli errori pensare che se in quel momento mi era successa quella cosa significa che era destino o che in quel momento non potevo fare di più o non eri nelle condizioni di fare di più. E’ inutile dire: ‘Avrei dovuto parare quel tiro’… Non l’hai parato, vai avanti e pensa ad altro. ”.

 

– E se dovesse scegliere un’immagine della sua vita sportiva, quale userebbe come copertina di questo album?

“Non sceglierei l’immagine in cui alzo la Coppa del Mondo, sarebbe troppo banale. Sceglierei il bacio che diedi a Bearzot alla fine della partita con il Brasile, perché è l’antitesi del mio modo di essere freddo e riservato. Considerando il pudore mio e di Bearzot quel bacio in pubblico è stata una cosa quasi scandalosa, ma fu così istintiva che merita una foto in prima pagina”.

 

Cittaceleste.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy