Ledesma: “Cataldi può crescere molto, con Totti abbiamo avuto scontri da avversari anche quando ero al Lecce”

Ledesma: “Cataldi può crescere molto, con Totti abbiamo avuto scontri da avversari anche quando ero al Lecce”

ROMA – Non un addio, ma un arrivederci. Così si è espresso Cristian Ledesma solo tre giorni fa, quando ha ufficialmente lasciato la Lazio, il suo mondo negli ultimi nove anni. Un arrivederci, dicevamo: per salutare nuovamente la gente laziale, l’ex giocatore biancoceleste si è raccontato ai microfoni di ‘Quelli…

ROMA – Non un addio, ma un arrivederci. Così si è espresso Cristian Ledesma solo tre giorni fa, quando ha ufficialmente lasciato la Lazio, il suo mondo negli ultimi nove anni. Un arrivederci, dicevamo: per salutare nuovamente la gente laziale, l’ex giocatore biancoceleste si è raccontato ai microfoni di ‘Quelli che hanno portato il calcio a Roma’. “Innanzitutto, buongiorno a tutti!”. Subito una domanda su Giorgia, che con una grande iniziativa portata avanti assieme alla moglie Marta, è volata in America per ricevere le migliori cure: “Giorgia sta in America, ora va meglio, è nell’ospedale migliore dove qualsiasi imprevisto può essere preso in tempo. Per quel che riguarda la malattia ha delle complicazioni, è in lista d’attesa. Bisogna solamente aspettare”. Ci sono possibilità di vederti l’anno prossimo in qualche altra squadra? “Di concreto non c’è niente, vorrei poter dire o decidere in questi giorni, è una decisione difficile, in Italia è difficile in tutti i sensi, anche a livello personale. Dopo nove anni non è facile sicuramente, poi il mercato. Non si muove tanto, all’estero diverse possibilità che si dovrebbero sbloccare, vorrei avere presto un obiettivo in testa, non voglio più stare in vacanza”. Questa annata è motivata da una scelta societaria o da una scelta tecnica ? “Credo sia stata una scelta tecnica, se avessi pensato a quella societaria sarei andato via. Non faccio finta di non vedere le cose, avrei preferito andare altrove. Chi giocava al mio posto è un buon giocatore, ma io non sapevo di chi ero la riserva. Nel diritto dell’allenatore c’è non avere una preferenza, ma se non si rientra nei progetti vuol dire che c’è pochissima stima. Io in otto anni ho visto altri giocatori fare come me, è il calcio che è fatto così”. A Napoli sei stato determinante, ti sei sentito felice di aver portato la Lazio in Champions League?Ho fatto comunque parte del gruppo, ero contento. Va rispettato il compagno e tutto l’insieme. Ero felice perché il cerchio si è chiuso nel migliore dei modi. Il primo anno che ero qui siamo arrivati terzi, me ne vado con la stessa posizione di classifica”. Quando sei andato via da Lecce pensavi di fare qualcosa di così bello in una piazza difficile come Roma? “Quando eravamo a Lecce dicevo a mia moglie di voler giocare solo in due squadre, il mio sogno era quello prima di venire alla Lazio. Volevo una squadra grande e ho trovato la Lazio, non avrei mai immaginato di fare degli anni così determinanti e intensi. Sono cose meravigliose, volevo diventare un giocatore importante”. Il futuro di questo gruppo? Quali problemi potrebbe avere?Negli allenamenti la Juve, ad esempio, ha creato la mentalità vincente. C’è una competitività giusta e molto alta, se non ti muovi gioca un altro. Durante la settimana si crea la crescita del gruppo, poi anche con il mercato. Ma se durante la settimana lavori sodo, non salti allenamenti, ti trasformi in una squadra importante. E’ così anche per la Lazio. La competizione con i compagni, non voler mai saltare un appuntamento in campo”. Cosa è cambiato rispetto agli altri anni?L’impronta dell’allenatore c’è, la squadra è più compatta. Il lavoro sul campo c’è sicuramente ed è un po’ diverso dagli altri anni. C’è un altro tipo di calcio, ma per crescere non devi voler mai uscire dal campo”. Come è andata l’avventura in maglia azzurra?E’ stata una parentesi, ho capito poco anche io, non è stata una situazione chiara. Mi hanno dato l’opportunità, forse non l’ho sfruttata al massimo. Non ho mai parlato direttamente con il ct della nazionale. Me la sono goduta, con la speranza di poterci tornare, ma non saprò. Ero sicuro e convinto di accettare”. C’è stata la possibilità di continuare l’avventura in biancoceleste?Non c’è stata chiarezza. Se mi fosse stato spiegato avrei deciso io se accettare o meno. Non si è parlato di discorso tecnico, il presidente mi ha fatto capire che puntavano ad abbassare i costi e l’età. Mi ha chiesto cosa volessi fare, io ho detto che non avrei continuato così”. Nella notte di Napoli, pensavi in un segnale da parte del mister? “Dopo un anno vissuto così, no. Conosco i meccanismi”. Sarebbe un ripiego giocare come perno centrale di difesa?Non penso a questa cosa, non darei il mio meglio in quella posizione. Bisogna avere altre caratteristiche che non credo di avere”. Ti trovi meglio con il centrocampo a 3 o con quello a 2? “Mi sono trovato bene in entrambi i modi, se posso scegliere scelgo di stare da solo davanti alla difesa, l’ho fatto molto tempo”. Cosa ricordi dell’anno con Delio Rossi in panchina? “Ho ricordi importanti ed emozioni forti, era bello giocare con quella squadra. Ci si è dimenticato cosa siamo riusciti a fare. Lì davanti avevamo Rocchi e Pandev, facevano delle giocate bellissime. Tutta la squadra giocava bene“. Cosa pensi del caso Zàrate? “Sicuramente è stato artefice del proprio destino. Nello spogliatoio era ben accetto, nessuno ce l’aveva con lui, era molto coccolato. Certamente ha fatto degli errori, dire che al suo fianco ci fossero persone che non hanno voluto il suo bene è sbagliato. Non era un bambino, doveva prendersi le sue responsabilità”. Ballardini cosa diceva a voi giocatori nello spogliatoio?Io non c’ero nello spogliatoio, hai sbagliato persona (ride, ndr)”. Il tuo rapporto con Lotito… “Abbiamo avuto delle difficoltà, a parte quel periodo, ci siamo sempre detti le cose direttamente. Lotito era diverso con noi il primo anno. Ricordo una trasferta, eravamo tutti in una stanza, lui era con noi a guardare la partita, scherzava con tutti. Poi c’è stato quel problema, ma la abbiamo sistemato la situazione in cinque minuti. Anche ora che abbiamo parlato, mi ha detto che le porte saranno apertissime per me. Mi ha ringraziato per il comportamento dell’ultimo anno. Con tutto quello che ho passato, inclusi gli anni duri prima di venire in Italia, ho smesso di pretendere, ho lasciato che il destino decidesse. E il destino ha voluto che finisse la mia storia nella Lazio, ma non ho rimpianti e rimorsi. Ho la consapevolezza di aver dato tutto”. Uscendo dalla conferenza stampa, hai sentito che attorno a te è cambiato qualcosa? Come vivi questa situazione?E’ una situazione nuova, sono giorni duri. Sapere che oggi iniziano le visite mediche – ieri mi ha chiamato Gentiletti per salutarmi – è difficile da gestire. Bisogna guardare avanti, sapendo di non avere più quello che c’era prima. Avrei preferito già essere altrove, è difficile stare qui a Roma”. Se non dovessi trovare una squadra e la Lazio non dovesse operare sul mercato, torneresti in squadra?Non tornerei perché l’allenatore rimane quello e la considerazione non può cambiare. Per questo non accetterei, io a 32 anni voglio giocare, non voglio essere un marito e un padre scontento. Io non chiedo un posto da titolare, chiedevo solo chiarezza”. Tantissimi, poi, i complimenti arrivati tramite sms dai tifosi biancocelesti: a chi tra i compagni avuti sei più legato?Ho dei legami forti con compagni passati e compagni attuali. Non posso dirne solo uno”. Il rapporto con Tagliavento?E’ capitato sempre nei derby, ci parlavo un po’ diversamente. Ho esagerato, ma posso raccontare che due anni fa ci siamo chiariti. Nell’occasione del derby vinto dalla Roma (2-0), avevo esagerato io”. Non nasci laziale, ma lo sei diventato… Col passare degli anni è nato questo sentimento verso questi colori, in quei momenti in cui ero fuori ho ricevuto l’affetto maggiore. Essere apprezzato lì, vuol dire che si tratta di un affetto sincero”. Ti sentivi felice nella notte di Napoli?E’ stata una notte speciale sin dall’inizio. Mi scaldavo a bordo campo e avevo la sensazione che sarei entrato, a differenza di tante altre volte. Alla fine c’era un po’ di amarezza, avevo già capito che sarebbe finita”. Ti piacerebbe allenare i giovani? “Il mio sogno era allenare i piccoli, facendoli crescere e divertire. Vedere mio figlio mi faceva venir voglia di fare questo lavoro”. Con Lucas Biglia che rapporto hai? “Siamo in buonissimi rapporti, ci siamo trovati molto bene”. Cataldi? “Farà sicuramente dei miglioramenti, ha la testa a posto. Bisogna stare attenti a questa voglia di essere capitano, dato che è laziale. E’ ancora molto giovane, deve crescere, farà esperienza sul campo. Stravedo per lui da quando è in Primavera, è furbo e vispo”. Attaccanti?Pandev e Rocchi, per me loro erano una grande coppia di attacco. Poi Matuzalem per il centrocampo, avrebbe sicuramente potuto giocare in grandi club”. Dato l’immobilismo, per adesso, della società, ci può essere malumore nello spogliatoio dopo un campionato come questo? “Ci possono essere dei dubbi, l’importante è essere chiari. L’obiettivo di quest’anno era rornare nelle coppe europee, invece è arrivata la Champions”. Anderson dove può migliorare?Lui è arrivato con quell’infortunio, ha perso 3-4 mesi. Non è mai riuscito ad allenarsi con continuità, l’anno dopo invece ha potuto iniziare con la giusta preparazione. Mi ero accorto che era forte, ma anche che è molto giovane. L’impatto è stato difficile. Nelle otto vittorie consecutive, 5 o 6 le ha sbloccate lui. Sicuramente ha qualità enormi e non è uno che si monta la testa. Keita? Anche lui è cresciuto, deve continuare a farlo”. Una vera e lunga rassegna, come gli anni trascorsi con l’aquila su petto. Si passa ai portieri: Muslera, Bizzarri, Marchetti, Ballotta, Peruzzi? “Angelo è il numero uno, l’unico che si buttava con la faccia in avanti. Nando ha avuto la forza di imparare e di rialzarsi dopo quella gara con il Milan. Fede (Marchetti) è un grandissimo portiere, ci ha dato tanti punti. Dopo l’anno scorso, è tornato alla grande. Anche Albano (Bizzarri) è un grande”. Delio Rossi, Reja, Petkovic… “Delio non fa testo, a Lecce sono cresciuto con lui. Ero molto giovane, ma mi ha fatto sentire un leader. Reja? Fammi giocare con il Parma, aveva paura dato che non giocavo da tantissimi mesi. Petkovic? Con lui ho avuto un rapporto molto buono, purtroppo non si è chiusa bene la sua avventura”. Il 26 maggio è stato il momento più bello?E’ stato uno dei momenti più belli; prima di entrare in campo, guardando i miei compagni pensavo che quel derby l’avremmo vinto. Il giorno prima abbiamo organizzato un pranzo con le famiglie per distenderci un attimo, era durissima anche per noi. Nel loro sguardo, invece, vedevo preoccupazione, mentre i loro tifosi erano convinti di vincere”. Cosa pensi di Candreva? “Nella partita contro la Juve in campionato mi ha detto delle cose bellissime, dicendo di essere un esempio per tutti, per come mi allenavo nonostante tutto. Antonio è un ragazzo sincero e bravissimo. Nei primi mesi è stata dura per lui, ma ha sempre guardato avanti ed ora è quello che è per la Lazio”. Questa è la squadra più forte o completa dell’era Lotito? “Non posso paragonare le due squadre, il calcio è cambiato. Con la mia prima squadra abbiamo fatto delle partite bellissime, raggiungendo la Champions. Con il Real Madrid fu un’emozione grandissima, avevamo il massimo di fronte a noi”. La Coppa Italia del 2009 vinta ai rigori contro la Sampdoria…Tutto il percorso in quella coppa fu meraviglioso, quella notte anche. Loro erano molto forti, è stata dura e segnò proprio Mauro (Zarate). Aveva la forza di fare di più, ma non lo ha voluto”. Il tuo rapporto con Totti in campo? “Già quando ero a Lecce avevamo avuto uno scontro da avversari”.

(FONTE:lazialità.com)

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