Lombardo: «Attenti a Sinisa»

Lombardo: «Attenti a Sinisa»

ROMA – L’arrivo a Genova nel lontano 1989. Lo scudetto del 2000 nel diluvio di Perugia. La Lazio e la Sampdoria, il primo e l’ultimo amore. Roberto Mancini e Sinisa Mihajlovic, la banda Sven Goran Eriksson al completo. Sergio Cragnotti e Paolo Mantovani, il destino era già scritto. Attilio Lombardo…

ROMA – L’arrivo a Genova nel lontano 1989. Lo scudetto del 2000 nel diluvio di Perugia. La Lazio e la Sampdoria, il primo e l’ultimo amore. Roberto Mancini e Sinisa Mihajlovic, la banda Sven Goran Eriksson al completo. Sergio Cragnotti e Paolo Mantovani, il destino era già scritto. Attilio Lombardo è tornato a parlare, lo ha fatto a pochi giorni dal match di Marassi, blucerchiati e biancocelesti si sfideranno alla ripresa del campionato. Ha girato il mondo, «aquila calva» (venne ribattezzato così dai tifosi laziali): Manchester e ora Istanbul, da qualche mese fa parte dello staff tecnico del Galatasaray di Roberto Mancini, inseparabile compagno d’avventura. Ma partiamo dall’inizio.

Lombardo, cosa le viene in mente se pensa alla Sampdoria?

«Una famiglia, lo scudetto, la mia squadra del cuore. Dodici anni di amore e passione, un brivido lungo la schiena che sento ancora oggi. È difficile da spiegare, ma non smetterò mai di ringraziare questa società. Paolo Mantovani è stato il mio primo presidente, persona fantastica, mi ha insegnato la cultura del rispetto. Era laziale, a volte il destino…».

 

Quindi se pensa alla Lazio?

«Una squadra stellare, la più forte del mondo per due anni di seguito. Mai vista tutta quella qualità in un gruppo di 25-26 giocatori. Peccato per il campionato 1998-1999, meritavamo anche quel tricolore. E poi Cragnotti, l’unico presidente della storia della Lazio».

Vi siete presi una bella rivincita la stagione successiva.

«Vincemmo tre partite straordinarie nel giro di una settimana: Roma, Chelsea e Juventus, in quella circostanza capimmo di essere la squadra più forte d’Italia e non solo. Il gol di Simeone a Torino ci diede grande forza, fu una giornata storica».

Mai come quella del 14 maggio. Che è successo quel giorno?

«Un gran casino, una confusione incredibile. Noi vincemmo senza problemi contro la Reggina, ma aspettare il risultato della Juventus a Perugia fu una vera e propria agonia. Io e Sinisa rimanemmo per tutto il secondo tempo dentro la sala stampa a vedere la partita: c’era chi piangeva, chi tremava, chi non riusciva a stare fermo un secondo. Poi l’esplosione alle 18.04, è stato uno scudetto unico e irripetibile».

Idolo dei tifosi e uomo spogliatoio. Lombardo è stato anche questo?

«Soprattutto questo, ritengo di essere stato un giocatore utile alla causa, ma Eriksson mi chiamò perché conosceva bene le mie qualità da leader. Ho sempre dato molta importanza al gruppo, aspetto fondamentale. Ma la mia vera passione erano gli scherzi».

Chi era il suo bersaglio preferito?

«Sinisa, ma dopo mi picchiava sempre, ci rimettevo io».

Ci sarà Mihajlovic in panchina contro la Lazio?

«Credo proprio di sì. È l’uomo giusto al momento giusto e nel posto giusto. Con il suo carattere riuscirà sicuramente a ribaltare la situazione, ha dimostrato di saperci fare».

Che partita sarà domenica?

«Tra due squadre che per il momento hanno deluso, nessuno si aspettava questo cammino. Sarà una gara difficile, ma la vincerà chi avrà più voglia. La Lazio farà la gara».

Come si trova a Istanbul?

«Bene, con il Mancio stiamo facendo un buon lavoro, il Galatasaray è molto ambizioso».

La Lazio deve mangiarsi le mani per non aver preso Yilmaz?

«È un giocatore straordinario. La Lazio avrebbe fatto il salto di qualità, siamo felici che sia rimasto da noi». (Il Tempo)

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