L’OPINIONE – Oddo: “La Juve costruì una squadra vendendo Zidane. Se la Lazio vende Candreva deve fare lo stesso”

L’OPINIONE – Oddo: “La Juve costruì una squadra vendendo Zidane. Se la Lazio vende Candreva deve fare lo stesso”

Candreva

ROMA – Ai microfoni de  “I Laziali Sono Qua”, trasmissione radiofonica in onda dalle 10 alle 13 dal lunedì al sabato sugli 88.100 FM di Elleradio, ha parlato Massimo Oddo. Di seguito l’intervista:

Sul Derby

“Premetto che non ho visto la partita perché ero in aereo, ma forse è stato un bene (ride, ndr). Mi pare che la prestazione non sia stata esaltante. Conosco bene l’ambiente e il significato del Derby e so che quando lo si perde non è mai bello. Tuttavia, la Lazio non deve perdere di vista l’obiettivo finale. La sconfitta ci può stare, ma bisogna pensare positivo e puntare il traguardo a lungo termine, cioè cercare di qualificarsi in Europa”.
Sulla fascia di capitano
“E’ un valore importante, perché significa rappresentare una città e il blasone del club mostrando attaccamento alla squadra. Non per forza il capitano deve essere quello che è in rosa da più tempo, ma colui che è riconosciuto leader dai compagni, un punto di riferimento per loro prima che per la società stessa. Mauri lo conosco ed è stato un degno capitano, gli altri non li conosco e non posso commentare. E’ vero che qualcuno può essere dispiaciuto dal fatto di non aver avuto la fascia, ma poi bisogna andare oltre. In una squadra ci possono essere più leader. Ad esempio, l’anno in cui la indossai io, Peruzzi era più leader di me, ma l’allenatore non voleva che il capitano fosse un portiere. Tuttavia Angelo ha dato il massimo per la squadra. Anche quando Nesta prese la fascia di capitano furono fatte altre considerazioni. Fu fatto pensando al futuro. In quella Lazio c’erano fior fiori di giocatori, anche più carismatici, ma nessuno si offese”.
Sulla possibile cessione di Candreva
“Faccio l’esempio di Zidane ai tempi della Juve. I bianconeri lo cedettero e reinvestendo quei soldi vinsero tutti. I giocatori possono essere venduti, ma l’importante è che poi vengano sostituiti adeguatamente. Se le cose sono fatte bene, la squadra può migliorare”.
Su Lotito
“Bisogna ammettere che da quando è arrivato questa società, da un momento di grande difficoltà, è diventata integra a livello economico. Quando c’ero io si è rischiata la B, mentre oarami è da qualche anno che la squadra fa buoni campionati. Purtroppo è anche vero che dopo un anno buono ce n’è quasi sempre uno negativo. La mia sensazione è che non si voglia fare il passo più lungo della gamba, forse per le vicissitudini del passato. Non sta a me dire se questo modus operandi sia giusto o sbagliato. Diciamo che in questo modo è difficile competere con i club più blasonati. Se non fai investimenti importanti è difficile potenziare una squadra, soprattutto in questo mercato strano in cui vengono chiesti soldi esorbitanti per giocatori normali”.
Su Pioli
“Tutti gli allenatori quando vincono sono fenomeni e dopo due partite perse si creano dei dubbi. La mia idea è che quando una società sceglie un allenatore deve supportarlo e portarlo sino a fine progetto, a meno che l’allenatore non impazzisca o non sia più seguito dalla squadra. Nel momento in cui si incomincia a mettere in discussione un allenatore è già una cosa negativa. La società in tal caso deve intervenire subito smentendo le voci. Io non dico che un allenatore lo devi tenere per forza per tutta la durata del contratto, ma almeno bisogna tenerlo e sostenerlo sino a fine stagione. Se la società sostiene l’allenatore lo fa anche la squadra”.
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