Lotito su Petkovic: “Aveva già svuotato l’armadietto”

Lotito su Petkovic: “Aveva già svuotato l’armadietto”

ROMA – Caso Petkovic: Lotito prende la parola e prova a far chiarezza su quanto accaduto in questi giorni. Oggi, in occasione della presentazione di Edy Reja si è concesso ai giornalisti presenti e Cittaceleste.it, vi offre di seguito la versione integrale delle sue parole. I calciatori più rappresentativi hanno…

ROMA – Caso Petkovic: Lotito prende la parola e prova a far chiarezza su quanto accaduto in questi giorni. Oggi, in occasione della presentazione di Edy Reja si è concesso ai giornalisti presenti e Cittaceleste.it, vi offre di seguito la versione integrale delle sue parole.

I calciatori più rappresentativi hanno manifestato disagio:Il problema, purtroppo, ahimè, è che contano i condizionamenti psicologici, spesso subliminali. Nell’inconscio non lo so. Certo che se tu sapessi che il tuo diretto superiore, domani mattina non ci sta più, probabilmente lavoreresti pensando “vabbè ma domani non ci sta piu’”. A livello inconscio scatta tutto ciò. La squadra ha preso l’arrivo di Reja in modo molto positivo. Rispondo così”.

Perché ieri i legali hanno cercato di trattare, offrendo una buonuscita a Petkovic?: “Ecco qui, vedete che le cose non le sapete? Io c’ero? C’era Moschini. C’era una delega per sentire l’audizione. Noi l’abbiamo sentito con il consigliere delegato. Loro hanno proposto una risoluzione consensuale ridicola, chiedendo il TFR e i mesi anticipati. Poi ha ripensato anche a questo. Ha rinnegato anche quello che aveva sottoscritto. Sono loro che hanno parlato, non noi che abbiamo offerto. La trattativa non era promossa da noi, a noi non frega niente. Io cercavo una soluzione prima di fare una guerra”. I giornalisti non scrivono sempre cretinate: “Io in cuor mio, quando scrivevate certe cose su Petkovic, speravo non fosse vero. E’ stato un tradimento vero. Io avevo stima di lui, se no l’avevo cacciato via”.

La società non ha commesso errori: “L’unico fatto è di aver rispettato una persona. Se lo mettete come errore, questo lo è. Art 1. Se io ho un rapporto sinallagmatico con un allenatore tutti e due devono lavorare per un obiettivo comune”. Problemini di rapporti con Reja: “Rispondo io, non il DS. Reja me l’ha giurato. Non ce la faceva più. Se ne voleva andare addirittura alla terza dopo il Bari. Io e Tare l’abbiamo pregato. Quando l’hanno insultato con la moglie mentre passeggiava. C’è chi regge e chi non regge. Non tutte le persone sono disponibili perché prendono lo stipendio. C’è chi per i soldi fa qualsiasi cosa, abbiamo qualche esempio recente. Il rapporto era buono, se no non sarebbe rientrato. Il Mister era condizionato dall’ambiente. Anche sul contratto, a lui frega meno che ad altri. Ha entusiasmo, lo vedo rigenerato. Evidentemente aveva bisogno di uno stacco dopo Napoli e Lazio. Io a Cortina mi stavo disintossicando da questa gente che non vale una lira. Qui non funzionano i neuroni. Tutte ridicolaggini, voi scrivete ma non sapete di che parlate. I regolamenti non li conoscete. Renzo Ulivieri parla, ma chi è? Io sono il vicepresidente della Federazione. Che le leggi le fa lui? Fa il sindacalista e difende la categoria sua. Io l’ho chiamato e gli ho detto: “Ma di che parli?”. Il sindacato che fa, va contro il lavoratore, ma scusate. Alla fine però il risultato qual’è stato? Lui non ha nessun titolo, perché non c’è nessun accordo collettivo che deve fare con me, Claudio Lotito. L’accordo con la LNP, non c’è più. Andremo dal giudice ordinario. Petkovic è stato licenziato per giusta causa, e porterò tutte le prove. Io sono come Penelope che tesso la tela”.

Differenze fra il primo e l’ultimo periodo: “Il primo semestre avevo un allenatore motivato e determinato. Le esaltazioni della piazza hanno determinato un’autostima di un certo tipo per cui forse ha pensato che la Lazio gli stava stretta. Il comportamento diverso si è visto. Noi avevamo vinto quattro partite di seguito per intervento assoluto della società, con un patto con la società. Andiamo a Cagliari e perdiamo in modo indecoroso, poi Giovedì avevamo la Coppa Italia e Petkovic aveva dato fino a mercoledì libero. Lui non era d’accordo, Tare ha calmierato, e gli do atto. Ho parlato alla squadra, ho preso il capitano. Il primo giorno il ds mi chiama e mi dice: “Qui è un macello”. L’allenatore al terzo giorno fa: “Forse abbiamo fatto bene”. Tare mi chiama al quarto giorno: “Le cose vanno bene, possiamo tornare a Formello 24 ore prima?”. Nel Centro Sportivo, con mia moglie – la obbligai a venire a Formello – , mai venuta, e le famiglie dei giocatori, ricreammo un clima di un certo tipo. Li c’è stata l’inversione dello spot. Abbiamo vinto la Coppa, perché la squadra è entrata in campo forsennata, dopodiché era sparito tutto il resto. Noi eravamo rimasti con i piedi per terra, qualcun altro no.”

Lotito a Cortina e non a Roma. Poi il mercato: “Io ho lavorato li più che se stessi a Roma. Il contratto l’abbiamo firmato li con Reja, non qua. Non dovevo fare la veglia al morto. Un presidente più vicino di me alla squadra non c’è. Se il padre diventa amico dei giocatori tutti i giorni, lo prendono in canzonella. Io sono venuto spesso a Formello. La squadra sapeva cosa voleva la società. Parlare oggi di mercato è fuori luogo. Dobbiamo pensare a ricreare serenità nel gruppo. Ci sono 28 giocatori, di cui 13 nazionali. Non sono calciatori scarsi. Cacciare l’allenatore e comprare è una maniera semplicisistica di affrontare il problema. Qui il problema dipendeva dal manico, da chi guidava l’auto. Se non la vuoi o non la sai portare, la macchina non va”.

Gli ultimi due mesi, due mesi e mezzo, con Petkovic: “Qui si tratta del fatto che le persone non si finiscono mai di conoscere. Io sono abituato a rispettare quel che mi si dice perché dico in primis la verità nelle cose. Quando i mezzi d’informazione mi spronavano a cambiare tecnico perché aveva contatti con altre realtà, io mi sono rivolto a Vladimir Petkovic che mi ha assicurato che erano cose inventate e costruite. Io prestavo dunque fede a lui. E’ come se io dicessi ai miei collaboratori delle cose e poi le disattendessi. Con il tempo ho capito cose che non avevo capito. Il problema è che nel rapporto con l’allenatore non mi sento di esser venuto meno agli impegni. Io l’ho sostenuto nei momenti di difficoltà, anche lo scorso anno. Io volevo proporgli un rinnovo del contratto quando le cose andavano bene. In due occasioni ho fatto tal proposta, e in due casi ha rifiutato. Un fatto che mi ha sorpreso. Oggettivamente il primo semestre dello scorso anno è stato ottimo, poi l’anno solare da Gennaio 2013 è stato disastroso. Non ho smesso di sostenerlo. Nel girone di ritorno mi sono speso molto in tale pratica. Si era creata una situazione in cui se non avessi fatto ciò, probabilmente, non avremmo raggiunto certi risultati. Erano venuti meno certi automatismi in cui la squadra non riusciva più a dare il massimo. Io ho fatto tutto ciò in base alle potenzialità della persona. I fatti purtroppo hanno cambiato la valutazione. L’altro ieri si è dimostrato che quelle considerazione sono venute meno, anche sulla base di quello che Petkovic ha scritto. Cose prive di ogni fondamento. Perseguive un interesse personale. Io cambierò questo sistema. Non è pensabile che un rapporto di lavoro basato sul rispetto, finisca così. L’allenatore non è un dipendente qualsiasi. A lui sono demandate la valorizzazione della società e dei suoi investimenti. Io non ho mai licenziato nessuno. Reja l’ho pregato di rimanere, ed è andato via a fine contratto. Delio Rossi è andato via a fine contratto. Ballardini è andato via lui. Non tutti hanno la pazienza di sopportare una piazza con male parole e un clima del genere. E’ quello che successe ad Edy. Di presidenti che sopportano epiteti ed insulti c’è n’è solo uno, Claudio Lotito. La prima metà del campionato ha portato un processo di autostima della persona, che ha fatto venir meno l’interesse nei confronti della Lazio. Basti pensare che la partita prima di Verona l’allenatore e gli altri collaboratori avevano svuotato l’armadietto. Io non ancora chiamato Reja. Io sono una persona leale aldilà che voi giornalisti l’avete sentito. Io so tutto, a Roma succede anche questo, che vi sostituite al presidente. Io Petkovic non lo volevo cacciare via, perché credevo in lui, il mio primo collaboratore. I fatti hanno dimostrato l’opposto. Non prendiamoci in giro. Quando una federazione interviene e continua sempre a far comunicati senza senso, cosa vuol dire. Ho visto che qualcuno si è divertito a fare una cronologia dei contenziosi. La Lazio il 90% li ha vinti. Anche la storia di Pandev è una storia ancora aperta. Lotito non è pazzo. Lotito vuole il rispetto delle regole etiche, deontologiche e scritte”. Io se fossi stato al posto di Petkovic avrei detto che ero in trattativa con la Svizzera. L’avrei anche tenuto. Sono intervenuto 7 volte nello spogliatoio, 6 ore a parlare uno per uno ai giocatori. Attribuivo a loro le responsabilità. Lui non c’era e mi ritrovavo con dei moduli in campo che, boh! Se l’interesse era quello di farsi cacciare per prendere lo stipendio bastava dirlo. Stiamo a questi livelli”.Perché non si è pensato a mandarlo via per i risultati: “La Coppa Italia aveva cambiato le cose. Non diciamo falsità. Io ho preso uno sconosciuto, inventandola a livello mediatica e sostenendola. Il girone d’andata era andato alla grandissima, il girone di ritorno male in campionato ma bene in Europa League e poi quella grande vittoria. Se lo cacciavo dopo la Coppa con la Roma mi prendevano per scemo. Non l’ho mandato via perché eravamo all’inizio ed ho dato fiducia quest’anno su un allenatore che aveva calciatori nuovi. Questa squadra era allestita per un certo automatismo. Lui l’ha cambiato, e allora abbiamo aspettato. Alcuni giocatori non li ha considerati, ad esempio Vinicius che vedrete che un ottimo calciatore. Reja li ha valutati e ha visto ottimi valori. Felipe Anderson l’ha fatto giocatore due mezze partite, Keita quattro gare solo perché spronato, Perea è sparito. Vi pare normale che la struttura sia stata sempre snaturata. Moduli sempre diversi, con i calciatori poco sereni e in confusioni. Non c’era più neanche un discorso meritocratico. Centrocampisti che giocavano in attacco e viceversa. Settembre, Ottobre… sono due mesi. Io ho sempre sperato trovasse una soluzione. Abbiamo capito le sue motivazioni.”

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