Nesta: “La protesta? Mi ha fatto male, ma non sono rimasto sorpreso. È una crepa che non si ripara, un punto di non ritorno”

Nesta: “La protesta? Mi ha fatto male, ma non sono rimasto sorpreso. È una crepa che non si ripara, un punto di non ritorno”

È stato l’eroe di due mondi, Lazio e Milan. Chissà che effetto fanno da Miami queste nubi a contrasto sui cieli rossoneri e biancocelesti, nella testa di Alessandro Nesta. C’è chi, come il direttore del Tg5 Clemente Mimun, attraverso la Gazzetta l’ha proposto come Ministro del rapporto con i tifosi…

È stato l’eroe di due mondi, Lazio e Milan. Chissà che effetto fanno da Miami queste nubi a contrasto sui cieli rossoneri e biancocelesti, nella testa di Alessandro Nesta. C’è chi, come il direttore del Tg5 Clemente Mimun, attraverso la Gazzetta l’ha proposto come Ministro del rapporto con i tifosi per risolvere la querelle con Lotito. Lui ha ringraziato su twitter, annunciando la presenza all’Olimpico per il 12 maggio, alla festa dei 40 anni dal primo scudetto della Lazio. Presenza che forse sarebbe servita anche due sere fa, a Clarence Seedorf, con l’Atletico.

Che sensazione le lascia il 4-1 di Madrid? «È stata un’eliminazione pesante, figlia di un cambiamento generazionale che non è riuscito, di scelte sbagliate. Ma il discorso è più ampio».

Prego. «Questo non è più il mio Milan. Non è quel club che poteva spendere e pensare in grande. Oggi le risorse non ci sono e il campo risponde di conseguenza. Per il Milan e per tutto il calcio italiano».

Perché l’Italia è così indietro? «Perché negli anni d’oro i presidenti non hanno provveduto a investire nei settori giovanili. E poi perché le società non si preoccupavano di sballare nei conti, tanto poi c’era sempre la banca di turno o l’azienda di famiglia in soccorso. L’economia italiana lo permetteva. Ma ora non è più così. E allora i conti del calcio restano in rosso. E quando non lo sono, quasi mai si riesce a far combaciare l’aspetto economico con quello sportivo. Nessuno è abituato a farlo. In Usa, invece, è la regola».

 

Sembra un discorso alla Lotito. Ma non è che accetta l’invito di Mimun? «Lo ringrazio, ma non credo di essere la persona giusta. Ora c’è confusione nella Lazio, non posso essere io a far da mediatore tra i tifosi e Lotito. Poi mancherei di rispetto al Montreal Impact (lavora nello staff tecnico, ndr). E voglio pure capire se nella vita mi riesce anche di fare l’allenatore».

Perché si è arrivati a questo punto tra Lotito e i tifosi? «Ho visto Lazio-Sassuolo e Lazio-Atalanta, mi ha fatto male ma non sono rimasto sorpreso. È una crepa che non si ripara, un punto di non ritorno. La situazione si è incancrenita: i problemi se non li affronti, restano. E poi riaffiorano».

Come se ne esce? «Lotito deve fare un passo in avanti: i tifosi vogliono solo che parli chiaro. Manca il dialogo. Basterebbe un incontro tra lui e alcuni punti di riferimento della lazialità. Ci si chiarisce, magari anche con modi rudi, e se ne esce vincitori tutti insieme. Perché così a rimetterci è la squadra».

C’è chi ha paragonato la cessione di Hernanes alla sua del 2002. «La differenza è che io sapevo fin dall’inizio dell’estate che mi avrebbero venduto, non c’era altra scelta, poi abbiamo visto in quali condizioni era Cragnotti».

Ha prodotto debiti anche per le successive gestioni. Lo sa che per questo Lotito rivendica un pezzo dello scudetto del 2000? (Ride) «Mah, se lo dice lui…».

Si immagina insieme con Lotito nella Lazio? «Non lo conosco e non ho mai voluto farlo. Lui ha parlato di me quando ero ancora al Milan, lo fece in maniera poco elegante (disse che era vecchio, ndr), senza motivo».

Che effetto le fa la Roma «americana»? «Loro sì che sono stati bravi nel vendere per ricomprare. Garcia non lo conoscevo, sta facendo un grande lavoro. Ma tanto anche nei prossimi anni lo scudetto sarà roba della Juventus: è troppo avanti a tutte». 

Gazzetta dello Sport

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy