Tavecchio: “Lotito non mi ha mai influenzato, se dite il contrario divento una belva…”

Tavecchio: “Lotito non mi ha mai influenzato, se dite il contrario divento una belva…”

Fonte: Il Corriere della Sera

ROMA – Carlo Tavecchio, presidente della Federcalcio, ha rilasciato una lunga intervista a Il Corriere della Sera. Perché si ricandida?
«Divido il genere umano in due categorie: quelli che si svegliano perché c’è la luce e quelli che invece hanno voglia di vivere. Io ho voglia di vivere e il calcio è la mia vita».

Molto complicata però…
«Dopo il disastro in Brasile e le dimissioni di Abete, sono stato quasi costretto a prendermi la responsabilità di guidare la Federcalcio in un momento critico. Ho iniziato il processo di rinnovamento e mi candido per completarlo».

Il rivale è Abodi, che durante le scorse elezioni è stato tra i suoi primi sostenitori.
«Andrea è spinto da una legittima ambizione personale. Lo capisco e non considero la sua decisione un tradimento. Mi limito a osservare che in questi anni ha appoggiato le mie scelte e tante cose le abbiamo fatto insieme».

Che differenze ci sono tra voi due?
«Lui è un tipo riflessivo e romantico. Io concreto e riflessivo lo sono diventato dopo aver pagato a caro prezzo la mia spontaneità».

Tommasi, presidente dell’Assocalciatori, non ha preso bene l’endorsement di Ulivieri che con gli allenatori voterà per lei.
«Pur comprendendo il clima elettorale mi sono meravigliato per il tono di Damiano. Nessuno di noi ha obbligato Ulivieri a schierarsi. Gli allenatori italiani sono un’eccellenza nel mondo e abbiamo pensato di qualificare tutte le squadre delle società affiliate alla Figc con un tecnico patentato. I primi a beneficiarne sarebbero proprio i calciatori».

Torniamo a Tommasi..
«L’ho cercato e aspettavo di essere convocato. Ma niente. L’ho richiamato e gli ho detto che avrei accettato qualsiasi critica, ma non le battutine sul rapporto con Lotito. Altrimenti divento una belva. Quello che ho fatto, l’ho fatto io insieme al Consiglio. Lotito non mi ha mai influenzato nelle delibere. E ricordo a tutti che lo ha eletto la Lega di Milano».

Però quando viene in via Allegri si atteggia da padrone di casa e ha un ufficio in Federcalcio…
«L’ufficio, per la verità, è di Beretta che non lo sfrutta mai. Per il futuro si cambia: al quinto piano di via Allegri ci saranno soltanto mio e quello del direttore generale Uva».

Come sono stati i suoi primi due anni e mezzo?
«Produttivi. Stiamo lavorando tanto in Italia e a fianco dell’Europa».

Si spieghi meglio. «Siamo stati i primi grandi elettori di Ceferin, nuovo presidente dell’Uefa; siamo ben rappresentati con Andrea Agnelli all’Eca e con la Christillin alla Fifa dove abbiamo votato Infantino. Per il rappresentante all’Esecutivo Uefa abbiamo indicato Uva. Siamo in prima linea nella sperimentazione della Var, abbiamo chiesto la gara inaugurale dell’Europeo itinerante del 2020 e ottenuto l’organizzazione dell’Europeo Under 21 nel 2o19».

E in casa nostra?
«Tutti ora hanno scoperto il rating, noi ci lavoriamo dal 2015 con altri nomi. Vogliamo modernizzare il sistema e arrivare ad avere società sostenibili. Innovazione e formazione, nostro slogan. La riforma delle rose è stato il primo passo. Dei centri federali sono particolarmente orgoglioso: lunedì diventeranno 20. Nel 2020 saranno 200». Intanto si scopre un clamoroso retroscena dopo Lazio-Milan >>> CONTINUA A LEGGERE

Il Corriere della Sera

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