VERGOGNA POLACCA: “È stato un agguato. Ci hanno sequestrati”

VERGOGNA POLACCA: “È stato un agguato. Ci hanno sequestrati”

ROMA – Voci dall’inferno. Continuano ad arrivare le testimonianze dei ragazzi «sequestrati» dalla polizia polacca prima del match di Europa League Legia Varsavia – Lazio e dei loro genitori. Racconti di ore di terrore, di abusi psicologici e fisici, di intimidazioni e soprusi (Il Tempo) Un’escalation di illegalità messe in…

ROMAVoci dall’inferno. Continuano ad arrivare le testimonianze dei ragazzi «sequestrati» dalla polizia polacca prima del match di Europa League Legia Varsavia – Lazio e dei loro genitori. Racconti di ore di terrore, di abusi psicologici e fisici, di intimidazioni e soprusi (Il Tempo)

Un’escalation di illegalità messe in atto proprio da chi la legalità è tenuto a difenderla e per questo è pagato. Con un complice d’eccezione, lo Stato italiano, assente non solo ingiustificato ma anche e soprattutto colpevole. Federico è tornato a casa distrutto. Ha ventitré anni, era partito con l’amico Tibor per un week-end spensierato, si è ritrovato braccato dalla polizia e solo per caso non è finito in cella con gli altri supporters biancocelesti. «Quando ho visto i poliziotti iniziare a correre verso di noi ho capito che le cose si stavano mettendo male – dice ancora visibilmente agitato – Pochi istanti prima quattro o cinque ragazzi avevano lanciato qualche sasso e una bottiglia ma la reazione mi è parsa subito eccessiva e ingiustificata. Sono sfuggito all’arresto perché invece di correre via ho iniziato a camminare e il gruppo delle forze dell’ordine mi ha sorpassato. Il mio amico invece è stato preso»

Dopo il prologo, la lucida analisi dei fatti e le accuse. «C’erano dodici camionette pronte ad attenderci, è stato un agguato. Insieme ad un altro amico, Stefano, mi sono allontanato ed ho provato ripetutamente a chiamare con il mio telefono cellulare l’Unità di Crisi della Farnesina e l’Ambasciata italiana. Non rispondeva nessuno. Solo il giorno successivo abbiamo saputo che i nostri compagni erano finiti sotto processo e ci siamo recati al tribunale». Federico è un fiume in piena. «Volevo testimoniare a loro favore ma non mi è stato concesso. Ed ora, senza aver commesso reati e senza alcuna prova a suo carico, il mio amico Tibor Germani rischia anni di carcere. Questo perché gli è stato contestato anche il reato di aggressione a pubblico ufficiale. È terribile». Ma Federico non si arrende e oggi riparte per Varsavia. «Non lo lascio lì a marcire. Parto con il papà, faremo di tutto per riportarlo a casa». Non si aspetta appoggio dai rappresentanti degli uffici consolari italiani in Polonia. «Quando, dopo due giorni, sono finalmente riuscito ad incontrare l’ambasciatore Riccardo Guariglia, non solo mi è parso disinteressato alla situazione, ma mi ha anche deriso per il mio accento romano. Dovrebbe vergognarsi». 

 

Stefania è la mamma di Leonardo, 18 anni appena compiuti e alla sua prima trasferta. Che non dimenticherà.«Mio figlio è stato prelevato dal corteo che era partito dall’Hard Rock Cafe e fatto salire su una camionetta senza motivo. Stava camminando tranquillamente con il suo amico Niccolò, anche lui diciottenne. Ha trascorso la prima notte in un distaccamento della polizia, a terra e senza alcuna assistenza. Poi è stato trasferito in carcere». La voce di Stefania trema, tradisce l’emozione.«Lo hanno denudato, insultato e deriso». Il racconto continua ricostruendo le ore del processo. «Non c’era un avvocato difensore, non c’erano rappresentanti dell’ambasciata italiana. È stata una farsa. Ora Leonardo è tornato a casa ma sta malissimo. Non dorme, ha perso tre chili e pensa costantemente ai suoi amici».

Cittaceleste.it

 

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy