Macheda e il ritorno alla Lazio: “Non dipende da me”

Macheda e il ritorno alla Lazio: “Non dipende da me”

ROMA – Un inizio di carriera da predestinato quella di Federico Macheda: attaccante classe 1991 che a 17 anni entra, sostituisce Nani al 61’ ed al 92’ segna all’Aston Villa il gol decisivo. Il pallone dentro l’area di rigore gli arriva da Ryan Giggs non uno qualunque, la leggenda dello…

ROMA – Un inizio di carriera da predestinato quella di Federico Macheda: attaccante classe 1991 che a 17 anni entra, sostituisce Nani al 61’ ed al 92’ segna all’Aston Villa il gol decisivo. Il pallone dentro l’area di rigore gli arriva da Ryan Giggs non uno qualunque, la leggenda dello United, il ragazzino di Roma con il tacco si porta il pallone sul destro e con una traiettoria straordinaria mette il pallone alle spalle Freidel. Scoppia lo stadio, i suoi compagni lo sommergono di abbracci ed una volta libero va a cercare il padre in tribuna, lo abbraccia: “Un emozione indescrivibile – racconta Macheda in Esclusiva ai microfoni di football-please.com – non so che ho combinato, mi è venuto tutto con una grande naturalezza, come se non fossi li, come se non avessi gli occhi di mezza Inghilterra addosso, ci giocavamo il campionato ed io ero li, nel posto giusto al momento giusto”. Passano solo sei giorni e questa volta sostituisce Berbatov, gli basta un minuto ed una deviazione fortunata sul tiro di Carrick che mette fuori causa Craig Gordon, portiere del Sunderland: ‘Ho pensato che non potesse succedere di nuovo ed invece sono entrato e dopo un minuto mi sono ritrovato sulla traiettoria del tiro di Michael, pazzesco un altro gol decisivo’. Tante emozioni tutte insieme, una settimana da eroe, 4 punti che pesano sul campionato arrivano dai suoi piedi, quei 4 punti che alla fine della stagione fanno la differenza tra i 90 del Manchester United e gli 86 del Liverpool. Poi qualche presenza nella stagione successiva sempre con i Red Devils, a gennaio 2011 il prestito alla Samp: un gol in Coppa Italia e la possibilità di confrontarsi con un campionato diverso. Poi i prestiti al QPR, ed allo Stoccarda, fino al Doncaster Rovers dove gioca con continuità fino a dicembre ed infine al Birmingham in Championship trasferimento arrivato all’ultimo giorno del mercato invernale. L’ultima tappa prima di tornare in Premier League? Federico “Kiko” Macheda si racconta ai nostri microfoni tra sogni, desideri e speranze.

Date le esperienze che hai fatto finora ti senti più tagliato per il calcio inglese o per quello italiano? quali sono le differenze che hai trovato?

“Essendo stato più tempo in Inghilterra credo che il calcio britannico mi si addica di più, per modo di giocare e per le mie caratteristiche. Il calcio italiano è molto più tattico  mentre quello inglese è più veloce e più fisico”.

L’esperienza di Manchester è stata più gioie o più dolori?

“La mia esperienza a Manchester è stata senza dubbio più gioie che dolori. Sono arrivato allo United che ero un bambino e mi sono ritrovato a giocare con grandi campioni come Giggs, Scholes, Cristiano Ronaldo e tanti altri. Ho contribuito anche a vincere la Premier League, un sogno vero e proprio. Sicuramente ho passato anche dei momenti negativi, soprattutto negli ultimi anni, però nel complesso penso sia stata un’esperienza stupenda”.

Quanto è stato importante Ferguson per la tua crescita di calciatore e di uomo?

Ferguson è stato molto importante per me, avere un allenatore del genere ti fa crescere molto, abbiamo ancora un buon rapporto e mi ci sento ogni tanto. E’ sempre di grande aiuto…”.

Paolo Di Canio, come giudichi il suo inizio da allenatore e lo vorresti come mister?

“Di Canio l’ho conosciuto 3 o 4 anni fa qui in Inghilterra dopo la semifinale di Champions tra Arsenal e Manchester. Lo reputo una brava persona ma non posso giudicarlo come allenatore perché non ho mai lavorato con lui. Però mi piacerebbe essere allenato da lui, ha grande carattere e temperamento, il suo stile mi piace molto”.

Doncaster prima, ora sei al Birmingham: il tuo rilancio passa da squadre che non sono di prima fascia, il tuo obiettivo del prossimo futuro?

“Dopo tante esperienze con squadre di prima fascia, ho capito che avevo bisogno di una squadra che mi permettesse di giocare sempre e mettermi in gioco, è il primo anno che gioco con continuità e questo mi farà crescere molto, sto lavorando molto per fare bene con il Birmingham e fino adesso sono contento, qui mi piace e ho l’opportunità di confrontarmi con un campionato bello e difficile mi voglio togliere tante soddisfazioni. Quando sei sereno e libero di testa riesci ad esprimerti al meglio ed io qui ho tutto quello che voglio, è un bel gruppo, una squadra giovane e non è un caso che mi sia trovato subito bene poi, ho già fatto gol ed è la cosa più bella del mondo. Il mio obiettivo per il futuro è quello di tornare in Premier League con una squadra che mi permetta di dimostrare quello che valgo e le mie qualità. Ma per tornare nella massima serie devo fare il meglio possibile con il Birmingham’.

La Lazio è sempre nel tuo cuore. Tra contestazioni e polemiche, ci sono anche i buoni risultati di Reja: un giudizio sul derby e sul momento in generale.

“La Lazio la seguo sempre, è la mia squadra del cuore e lo sarà per tutta la vita. Non ci voleva la partenza di Hernanes nel mercato di riparazione perché toglie molta qualità alla squadra, è un peccato anche perché non è arrivato un giocatore con caratteristiche simili. Il derby è stata una partita brutta, ma con un pizzico di lucidità davanti si poteva anche vincere, è mancato quel qualcosa in più”.

Ti vedi in futuro a guidare l’attacco biancoceleste?

“L’ho detto tante volte che mi piacerebbe tornare, ma penso sia molto difficile per vari motivi…”.

Rumors di mercato ti danno verso la serie A: saresti pronto a giocarti le tue chance in questo campionato?

“Si, leggo spesso il mio nome accostato a delle squadre italiane, mi fa piacere però devo dire che il mio desiderio è restare in Inghilterra e tornare già dal prossimo anno in Premier League, però se dovessi tornare in Italia sarei più che pronto a giocarmi le mie carte”.

Spesso si fanno paragoni sulle diversità organizzative tra le società inglesi ed italiane, ce ne sono davvero così tante?

“Diciamo che in Italia sono più i direttori sportivi che “comandano” il mercato e fanno le scelte, qui invece fa tutto il cosiddetto manager, sia il ruolo di allenatore che di direttore sportivo. Ora ho notato che in calcio italiano e le società stanno crescendo sotto questo punto di vista. Speriamo si possa arrivare ad un metodo condiviso, anche per aiutare gli allenatori nelle scelte e nelle responsabilità”. (football-please.com)

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