Rinnovi e una cessione: Marchetti ‘praticamente’ in vendita.

Rinnovi e una cessione: Marchetti ‘praticamente’ in vendita.

ROMA – Mettiamola così: ora, finalmente, Felipe Anderson non è più un fantasma. Anzi, per il brasiliano da 9 milioni di euro la disfatta europea della Lazio è stata una botta di vita, anche se di vita grama. Però per una notte è stato lui il detonatore di emozioni: ha…

ROMA – Mettiamola così: ora, finalmente, Felipe Anderson non è più un fantasma. Anzi, per il brasiliano da 9 milioni di euro la disfatta europea della Lazio è stata una botta di vita, anche se di vita grama. Però per una notte è stato lui il detonatore di emozioni: ha fatto imprecare i laziali per il gol sfiorato, li ha fatti gioire per il rigore conquistato e poi dannare dopo averlo sbagliato. Fino alla pioggia di fischi che l’ha accompagnato all’uscita dal campo, ai rimbrotti di Reja e alle lacrime amare che hanno bagnato la fine della sua serata. La prima, cioè, in cui Felipe è riuscito a farsi notare dando una prova tangibile della sua esistenza. In questo senso nei fischi c’è un progresso: è il prezzo che si paga ad essere già un simbolo della Lazio. C’è simbolo e simbolo, questo è vero. Confinato sulla fascia, senza mai avere la piena fiducia di Petkovic né di Reja, nonostante un cartellino comprato l’estate scorsa a peso d’oro (e con un flop, Novaretti, in omaggio), per ora il 20enne Felipe è solo il volto più eccellente della contestazione. Cioè la proiezione sul campo della politica di Lotito che, quest’anno, da una parte ha speso un botto per il brasiliano e dall’altra ha sacrificato Hernanes innescando la rivolta popolare, messo praticamente in vendita Marchetti (Napoli, Inter e la Cina sono sulle sue tracce) e lasciato per strada uno per uno gli obiettivi dichiarati in coda alla festa del 26 maggio 2013.

 

Lanciando, in cambio, solo messaggi che i tifosi ormai leggono come di sfida: il piano di rinnovo della «vecchia Lazio» (Biava, Dias, Mauri, Klose) è uno di questi e viene interpretato come l’ennesima prova di immobilismo. Un cammino inesorabile verso la mediocrità, insomma. Certo, i problemi e le tensioni tra i tifosi e il presidente sono spalmati lungo tutto un decennio, attraversano molte sessioni di mercato e una miriade di conflitti fino ad arrivare all’appuntamento clou, domani sera contro il Sassuolo, in un Olimpico che si preannuncia strapieno per una storica protesta nella quale anche Felipe Anderson, suo malgrado, ha un ruolo da protagonista inconsapevole. (Corriere della Sera)

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