Federsupporter, lo Stadio Flaminio: uno “stratagemma”?

Federsupporter, lo Stadio Flaminio: uno “stratagemma”?

Ecco il punto di Federsupporter

 

ROMA – Il significato della parola “ stratagemma” è quello di inganno, astuzia, macchinazione, frode per indurre in errore e sorprendere un nemico.

Ciò premesso, in un Comunicato ufficiale in data 25 febbraio scorso della SS Lazio spa, si definisce il ricorso allo Stadio Flaminio come uno “ stratagemma che non ha alcun requisito e condizione oggettiva per essere lo Stadio della Lazio” .

Un interrogativo si pone : da chi lo Stadio Flaminio verrebbe utilizzato come un “stratagemma” nel significato proprio di cui sopra? E quale “ nemico” si vorrebbe così ingannare e sorprendere ?

Parola, con ogni evidenza, usata, nel contesto cui si riferisce, in maniera del tutto gratuita e a sproposito.

Non solo, ma una parola che disprezza ed offende quei 15.000 tifosi laziali che, “ secondo i propri criteri di localizzazione”, come si dice nel Comunicato, hanno presentato sin dal 2009 al Comune di Roma una petizione affinchè lo Stadio Flaminio diventi la “Casa della Lazio”.

Quanto, poi, alla asserita mancanza di requisiti e condizioni oggettive del suddetto Stadio, si tratta di affermazioni che dimostrano totale ignoranza della storia dell’impianto e della Città.

Ma, in particolare, si ignora, o si finge di ignorare, che, ai sensi dell’art. 1, comma 305, della “Legge n. 147/2013”, normativa per lo sviluppo dell’impiantistica sportiva ( così detta Legge sugli stadi), si deve privilegiare il recupero di impianti esistenti o la costruzione di nuovi impianti in aree già edificate.

Ne consegue che lo Studio di fattibilità di un Progetto che preveda la costruzione di un nuovo stadio deve contenere congrue  e solide motivazioni che dimostrino l’impossibilità assoluta di procedere al recupero o alla localizzazione suddetti.

Come si può, quindi, constatare, lo Stadio Flaminio, lungi dal rappresentare uno “ stratagemma”, rappresenta, invece, una opportunità che gode di un privilegio legislativo rispetto alla costruzione di un nuovo impianto localizzato, per giunta, in un’area non edificata.

Un’area, quella alla quale si riferisce il Comunicato, di proprietà e/o nella disponibilità dell’azionista di maggioranza e Presidente del Consiglio di gestione della SS Lazio spa; area, attualmente, a destinazione agricola,  in pratica di nessuno o scarso valore, gravata da numerosi vincoli ambientali e idrogeologici.

Circa questi ultimi, è, d’altronde, noto, meno al legale della Lazio e del suo azionista di maggioranza e Presidente del Consiglio di gestione ( cfr. intervista rilasciata a Radiosei il 25 febbraio scorso), che, anche di recente, in occasione delle piene dei fiumi Tevere ed Aniene, proprio quell’area e le zone ad essa adiacenti e circonvicine sono state oggetto di pesanti esondazioni ( altro che“ l’esondazione non è un problema e non si è mai verificata”).

Si omette anche di dire che il risalente Progetto relativo a quell’ area prevedeva, oltre che un impianto sportivo con annesse attività commerciali, direzionali e ricreative strettamente ad esso funzionali, la realizzazione di un enorme complesso edificatorio residenziale integrante una vera e propria nuova città per un numero di abitanti compreso tra i 15.000 ed i 30.000 ; complesso la cui realizzazione è espressamente vietata dalla Legge n. 147/2013.

Resta il fatto che, comunque, la SS Lazio spa o chi per essa, al contrario della AS Roma spa e di chi per essa, non ha MAI, finora, presentato alcun Progetto di nuovo stadio nelle sedi competenti ed alle Autorità preposte.

Con ciò denotando nei fatti, con comportamenti concludenti, di considerarsi una Società che và opportunisticamente a rimorchio della AS Roma spa ed agisce di risulta alle iniziative di quest’ultima, così dando ai propri tifosi ed all’opinione pubblica una immagine di se stessa di assoluta inferiorità, subalternità e debolezza.

Altro che “  prima squadra della capitale “ :  affermazione che rischia di apparire e di essere  una mera petizione di principio e  una vuota evocazione retorica, smentita dai fatti e, ormai, un puro dato cronologico.

Come, altresì, suona inutilmente ironica e provocatoria, anzi controproducente, l’esortazione al Sindaco di dare a Lotito ciò che è stato dato a Pallotta.

Sindaco che, peraltro, più  volte, ha già avuto modo di dichiararsi disponibile e pronta a valutare soluzioni, purchè, naturalmente, Le vengano sottoposte, che consentano anche ai tifosi della Lazio di disporre di un proprio Stadio.

A tale proposito, Federsupporter, per parte sua, al contrario della SS Lazio spa che, fino a questo momento, ha fatto solo “ chiacchiere e distintivo” , ha già sottoposto all’attenzione del Sindaco, alla Commissione Sport del Comune, al Presidente del CONI, agli Eredi Nervi, una propria formale proposta ed un proprio Progetto per far diventare lo Stadio Flaminio, oggi in un deplorevole stato di abbandono e degrado, la “Casa della Lazio” e dei suoi tifosi.

Una Proposta ed un Progetto  che, lungi dal perseguire obiettivi di pura o prevalente speculazione edilizia ed economica,  contempla la possibilità di coniugare sport e cultura, stante l’opportunità di sfruttare l’impianto,  non solo ad esclusivi fini sportivi, ma anche al fine di poter rendere visitabili gli importanti ritrovamenti archeologici sottostanti allo Stadio.

Aggiungasi che, se proprio lo Stadio Flaminio fa “ schifo” alla SS Lazio spa Calcio, e, in specie, al suo azionista di maggioranza e Presidente del Consiglio di gestione, che, tempo addietro, affermò pubblicamente , con squisita eleganza, che lui “ Al Flaminio ce và  solo a piscià”, ebbene nulla vieta che lo stesso Stadio possa essere reso idoneo alla sua utilizzazione da quella che è la più grande Polisportiva europea, cioè la Polisportiva Lazio, che, grazie agli atleti delle sue innumerevoli discipline sportive, ha regalato e regala grandi successi ed allori allo sport italiano.

Si potrebbe, in questo modo, anche procedendo solo ad un restauro dello Stadio così come è, con un costo del tutto sopportabile ( secondo una stima effettuata da consulenti incaricati dal Tribunale di Roma per il restauro occorrerebbero circa 6 milioni di euro) utilizzandosi, insieme con il concorso dei tifosi e sportivi laziali e non solo, finanziamenti del Credito Sportivo e sponsorizzazioni private, restituirlo alla sua primitiva bellezza anche artistica.

Nel contempo, lo si potrebbe rendere fruibile, non soltanto da parte degli atleti della suddetta Polisportiva, ma pure da tutti gli sportivi e cittadini di Roma.

Uno Stadio, il Flaminio, inoltre, già servito da ampi mezzi di trasporto pubblico e da ampi parcheggi presso lo Stadio stesso ed in tutte le zone circonvicine, non necessitandosi, quindi, di numerose e costose opere pubbliche di infrastrutturazione, al contrario di quelle che occorrerebbero nell’area sulla Tiberina.

Tra l’altro, chi controlla la SS Lazio spa o chi parla a suo nome neppure mostra di rendersi conto del fatto che il cospicuo ridimensionamento del “ Business Park” a Tor di Valle non favorisce certo l’intento ed il desiderio di realizzare sulla Tiberina un “ Business Park” analogo a quello di cui alla Deliberazione m.132 del 22 dicembre 2014, approvata per l’intervento a Tor di Valle dalla precedente Amministrazione capitolina.

E, ancora, la tipologia e la natura dell’area sulla Tiberina non sono le stesse di quelle di Tor di Valle e, pertanto, non è affatto detto che i pareri e le valutazioni delle Amministrazioni pubbliche preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-culturale, archeologica, idrogeologica siano le medesime, fermo restando che l’intesa raggiunta il 24 febbraio scorso tra il Comune, Eurnova e AS Roma per Tor di Valle dovrà superare il vaglio dei pareri, delle valutazioni e delle autorizzazioni da parte delle predette Amministrazioni.

Altro che, dunque, come apoditticamente ed erroneamente affermato nel Comunicato del 25 febbraio scorso, “ Sono state superate tutte le remore legate ai vincoli delle sovrintendenze e ai vincoli idrogeologici per la realizzazione dello Stadio della Roma”.      

Per concludere, la SS Lazio spa o chi per essa faccia, finalmente, seguire, se vuole e se può, ai proclami, alle promesse, alle chiacchiere, ai plastici ed ai “ lego”, inutilmente fin qui prodotti ed esibiti dal 2004 ad oggi, le iniziative concrete nelle sedi competenti, nei contenuti , nelle forme e nei modi di legge, alle Autorità preposte, presentando uno Studio di fattibilità relativo al Progetto di uno Stadio per la Lazio e per i suoi tifosi.

Quei tifosi precipitati, ormai da anni, in uno stato di cupa e mesta rassegnazione ed apatia da una gestione societaria che nulla ha fatto e fa sperare e sognare.

Così come è dimostrato dal continuo, inesorabile crollo di abbonamenti e di presenze allo stadio, ad onta delle più svariate quanto infruttuose iniziative della Società.

Uno stadio frequentato da quella che,  per usare un lessico caro al dr. Lotito, si può definire una “ sparuta minoranza” e ciò nonostante risultati positivi della squadra, al punto che persino l’attuale Stadio Flaminio risulterebbe troppo capiente.

Infine, sarebbe opportuno che nella SS Lazio spa si chiarissero quali e di chi sono i rispettivi ruoli e competenze istituzionali societarie per esternare la volontà e le decisioni della Società.

In base, infatti, alle, pressoché coeve al Comunicato, esternazioni del Responsabile della Comunicazione e del legale della Società, si ha l’impressione che il ruolo dell’azionista di maggioranza e Presidente del Consiglio di gestione della Società venga, in realtà, svolto da altri soggetti, ai quali tale ruolo istituzionalmente non compete.

 

Avv. Massimo Rossetti.

 

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