Federsupporter – Mago Merlino e Mago Marvuglia

Federsupporter – Mago Merlino e Mago Marvuglia

La Lazio ai suoi tifosi: “ Senza nulla a pretendere” e “ Il Progetto”.

ROMA – dichiarazioni dell’azionista di maggioranza e Presidente del Consiglio di gestione della SS Lazio spa , dr. Claudio Lotito, nonché del Direttore sportivo della stessa Società, Igli Tare, rilasciate giorni or sono, hanno suscitato in me reminiscenze teatrali e cinematografiche.

Il dr. Lotito, riferendosi all’allenatore della Lazio, Simone Inzaghi, ha detto che quest’ultimo non è “ il mago Merlino”.

E, a proposito di maghi, mi è tornata alla mente un’altra figura di mago, il mago Marvuglia, uno dei personaggi della commedia “ La Grande Magia”, di Eduardo De Filippo del 1948.

Questi i personaggi e la trama della commedia : ( fonte Wikipedia).

In un grande albergo di una località termale frequentato da agiati borghesi, la direzione per divertire e distrarre i suoi ospiti ha ingaggiato, con poca spesa, un prestigiatore, il mago Marvuglia che tira a campare allestendo spettacoli itineranti nelle località di villeggiatura. Una sorta di illusionista filosofo che con trucchi dozzinali vuole presentarsi come un grande mago. I villeggianti dell’albergo Metropolitan in realtà hanno già di che divertirsi spettegolando su Calogero Di Spelta che si rende ridicolo per la sua sfrenata gelosia nei confronti della moglie: la bella Marta. I suoi sospetti in realtà non sono infondati poiché è proprio Marta che, volendo incontrare segretamente il suo amante, per sfuggire alla continua sorveglianza del marito, corrompe il mago organizzando il trucco della sua sparizione durante lo spettacolo. Il mago potrà finalmente fare una “grande magia” facendola prima scomparire e poi riapparire agli occhi stupefatti del pubblico. Marvuglia organizza bene il suo trucco ma quando la moglie fedifraga dovrebbe ricomparire il trucco non riesce. La moglie è definitivamente scomparsa.

Il mago che sa la verità e che non vuole essere coinvolto in un caso che ha messo in moto anche le autorità di polizia riesce a convincere il marito geloso e disperato che in realtà la moglie non è sparita ma è rimasta intrappolata in una scatola. L’apertura di essa significherebbe accettare la realtà del tradimento e del fatto che lei se ne sia andata. Calogero, cioè, potrà riabbracciare sua moglie, di cui ha sempre sospettato, a condizione di accettarne il tradimento senza mai più dubitare della sua fedeltà, altrimenti ella sparirà definitivamente. Ma Calogero, ritenuto da tutti ormai folle, si abbandona alla sua follia vivendo senza mai separarsi dalla scatola e senza aprirla, preferendo credere all’illusione che ella sia lì dentro, sempre con sé e fedele al suo amore.

Infatti quando Marta dopo ormai quattro anni, abbandonata dall’amante, disperata decide di tornare dal marito, scongiura Marvuglia di fingere di concludere l’esperimento interrotto durante lo spettacolo e di farla riapparire. Ma il marito ormai prigioniero della sua voluta illusione respingerà quella donna per lui estranea: se Marta fosse la donna ricomparsa vorrebbe dire che essa lo aveva abbandonato e tradito, meglio continuare a credere che sia ancora nella scatola fedele e innamorata di lui.”

Ciò premesso, ecco quella che potrebbe essere una riedizione aggiornata, riferita alla Lazio, della suddetta commedia:

Il Mago Lotito è un illusionista che vuole presentarsi come un grande mago che esegue il trucco della trasformazione della Lazio in una grande squadra di calcio. I tifosi della Lazio nutrono non infondati sospetti sul trucco del Mago Lotito. Il trucco, infatti, non riesce ed il Mago Lotito, sapendo la verità, fa in modo che i tifosi della Lazio credano che quest’ultima sia rimasta intrappolata in una scatola, con la condizione che essi non rivedranno più la loro amata se continueranno a dubitare della sua grandezza.

I tifosi della Lazio si abbandonano a questa follia e vivono senza mai occuparsi della scatola, preferendo credere che la Lazio sia per davvero intrappolata lì dentro. Cosa che continuano a credere anche quando la Lazio riapparirà e si mostrerà quale è.”

Quanto alle reminiscenze cinematografiche, avendo affermato il Direttore sportivo della Lazio, Tare, che da parte dei tifosi non si può né si deve pretendere nulla dalla stessa Lazio, mi viene in mente quella battuta di uno ( Peppino De Filippo) dei fratelli Caponi nel film “ Totò, Peppino e la malafemmina”, il quale, rispondendo all’altro fratello ( Totò) che gli chiedeva se volesse aggiungere qualcosa alla celebre lettera alla sciantosa, risponde “ Senza nulla a pretendere” .

Un’altra reminiscenza cinematografica mi suggerisce il riferimento fatto dal dr. Lotito ad un non meglio specificato “ Progetto che avrebbe la Lazio.

Più precisamente, mi sovviene l’esilarante scena del film “ Signori si nasce”, in cui lo squattrinato Barone Zazà ( Totò), cercando di estorcere denaro al ricco ed avaro fratello ( Peppino De Filippo), gli illustra il “ progetto” di un “ Tombone di famiglia” .

Ecco il dialogo tra i due fratelli :

Peppino : E’ un’esagerazione. Questo è il Foro Traiano.

Totò: Beh, è l’importanza del monumento, capito ? E’ l’importanza.

Peppino: E questa folla cos’è ?

Totò: Ah, questi sono angioletti, puttini.

Peppino : Puttini.

Totò : Puttini sì. Perché ogni colonna mettiamo un puttino. Un puttino una colonna, una colonna un puttino. E in mezzo una bella donna che rappresenta il dolore.

Peppino: No No No, non c’entra, non c’entra.

Totò: Eh no, c’entra. Si allarga le colonne, la facciamo entrare.

Peppino: Questa qua cos’è ? Una due tre quattro cinque sei …

Totò: Ah, uno scalone, un bello scalone, settanta scalini, molto bello, importante.

Peppino: settanta ?

Totò : Sì importante, questo scalone che in fondo và a finire…. Hai capito ?

Peppino: Ma che hai fatto il Campidoglio ?

Totò: Eh no perché ?

Peppino: Ma troppe ! Ma come uno va lì, a piangere , col pianto in gola, uno si mette a fare settanta scalini .

Totò: Eh và beh, ma scusa, a te che te frega, tu li fai da morto non lo fai da vivo , hai capito ?

Peppino: Me frega perché non sono morto,. Io sono vivo e li devo salire da vivo non da morto .

Totò: Eh no, i vivi aspettano giù, hai capito ?

Peppino: No no no no .

Totò: E allora mettiamo l’ ascensore, mettiamo !

Peppino: Questi chi sono ?

Totò: Archi.

Peppino: Archi ?

Totò: Archi di trionfo.

Peppino: Ma che hai fatto il Colosseo ?

Totò: Il trionfo della morte. Sotto passano le bare . E’ importante.

Peppino: Mamma mia, mamma mia. E questa ? Questo quadrato cos’è?

Totò: Ah sì, questa è una mia trovata , è una piscina .

Peppino :La piscina ?

Totò: Piscina, sì.

Peppino: Nella cappella la piscina ?

Totò: Si, d’estate fa caldo, uno sta lì, sta così, ad un certo momento si spoglia, fa un bagno, un tuffo.

Peppino: si piglia una granita .

Totò: Eh ! Allora bisogna mettere un piccolo bar.

Peppino: Ma và, và và ! E questa fossa intorno che cos’è ?

Totò : Ah, questa è un’altra trovata mia, mò te la spiego.

E’ il muro del pianto, il muro del pianto.

Peppino: Ma dove stiamo, a Gerusalemme ?

Per concludere, al di là di tutta la giocosa rappresentazione che precede, volendo tornare, per un attimo, serio, a me sembra che i tifosi della Lazio , dopo il 14 luglio 2016, si siano, per dichiarazioni espresse e/o per comportamenti concludenti, consegnati mani e piedi, in maniera convinta o rassegnatamente acritica, alle decisioni societarie, rinunciando ad ogni forma, sia pure legittima e civile, di critica e di contestazione nei confronti di tali decisioni.

Non possono, quindi, oggi e non potranno domani, a mio avviso, lamentarsi di quello che potrà – potrebbe – verificarsi in conseguenza delle suddette decisioni.

D’altronde, credo non sia sfuggito e non possa sfuggire a nessuno come la Lazio sia ormai trattata dagli organi di informazione, nazionali e locali, quale una società ed una squadra minore, da considerare con assoluta sufficienza ed in modo residuale e marginale.

Al riguardo, costituisce un emblematico e classico esempio di ciò la prima pagina de “Il Corriere dello Sport”, il principale quotidiano sportivo della Capitale, che, nell’edizione del 1 ° giugno scorso, mentre riporta, a titoli cubitali, l’invito o, per meglio dire, la diffida alla AS Roma di non cedere uno dei suoi più importanti giocatori, in fondo alla stessa pagina, con poche righe a caratteri normali, si limita laconicamente a prendere atto che uno dei più importanti giocatori della SS Lazio è “ ai saluti”.

Cari tifosi della Lazio, anche per la stampa, dunque, evidentemente non avete più “ nulla a pretendere”.

Avv. Massimo Rossetti.

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