Federsupporter, Quer pasticciaccio brutto de Tor di Valle

Federsupporter, Quer pasticciaccio brutto de Tor di Valle

Credo che mai come in questo caso il titolo riesca ad illustrare la situazione venutasi a creare nei rapporti tra l’Amministrazione capitolina ed il proponente il Progetto Stadio Tor di Valle . La cronaca della quarta riunione della Conferenza di servizi, cui ha partecipato Federsupporter ,
tramite l’Avv. Massimo Rossetti, dipinge un quadro tanto semplice e chiaro quanto drammatico
nell’incapacità di trovare, forzatamente, una soluzione ad una delibera , quella del 22 dicembre
2014, che pone condizioni realisticamente irrealizzabili. Ed ora ?

  • STADIO PER LA ROMA A TOR DI VALLE : Relazione sulla quarta riunione della
    Conferenza di Servizi decisoria.
    Si è tenuta oggi, 12 gennaio, la quarta riunione della Conferenza in oggetto, alla quale, come alle
    precedenti, ho partecipato in rappresentanza di Federsupporter. La quinta riunione è stata convocata per il 18 gennaio prossimo ore 16, sempre presso la Direzione Territorio Urbanistica e Mobilità della Regione Lazio.
    La Conferenza, come più volte precisato dalla Presidente della stessa, Arch. Manuela Manenti, dovrà concludersi entro il termine perentorio del 1 ° febbraio prossimo. Essa dovrà concludersi con l’adozione di un provvedimento espresso, positivo o negativo che sia, così come impone l’art.2, comma 1, della legge n.241/1990 sul procedimento amministrativo. L’eventuale mancanza, entro il predetto termine, di pareri o di atti considerati necessari ai fini del provvedimento non giustificherebbe la non conclusione del procedimento, non essendo ipotizzabile, a mio avviso, quanto ipotizzato dalla Presidente della Conferenza e, cioè, che la Conferenza possa essere dichiarata improcedibile. L’assenza di pareri od atti endoprocedimentali non consente, infatti, di non provvedere, non pervenendo a nessuna conclusione ( vedasi, in particolare, Consiglio di Stato, sentenza n. 4473 del 9 settembre 2013). La Presidente della Conferenza ha, inoltre, più volte ribadito l’esigenza che, oltre alla VAS ed alla VIA, pervenga, in tempo utile prima dell’1 febbraio prossimo, la variante del Comune di Roma al Piano Regolatore. Il rappresentante del Comune ha evidenziato che non si sarebbe in grado, allo stato, di effettuare detta variante, poiché mancherebbero ancora gli elementi essenziali per una congrua, completa e definitiva attività istruttoria e valutazione in ordine ai suoi contenuti. Il contrasto nasce dal fatto che la Presidente della Conferenza ritiene che, con la Deliberazione n. 132 del 22 dicembre 2014, il Comune avrebbe già deciso di esercitare il proprio potere urbanistico di variante, dovendo, quindi, adempiere a tale obbligo nell’ambito della Conferenza di servizi decisoria, costituendo tale variante, così come la VAS e la VIA, atto essenziale e indispensabile ai fini dell’approvazione del Progetto definitivo. Al contrario, il rappresentante del Comune ritiene che non si possa procedere alla variante se, prima, la Conferenza decisoria non si sia pronunciata sul Progetto definitivo, determinando tutti gli elementi che dovrebbero essere, poi, assunti ai fini della variante. Il Rappresentante del proponente ha fatto presente che, alla luce di un parere legale nel frattempo acquisito, può ritenersi che, sostituendo il provvedimento finale della Conferenza qualsiasi
    autorizzazione o permesso comunque denominato, nel caso di provvedimento positivo., la variante
    non sia necessaria. Ad avviso di Federsupporter, il tenore letterale della Deliberazione del 22 dicembre 2014, laddove si parla di variante ( pag. 5, lettera b), non prevede un obbligo per il Comune di procedere alla
    variante, bensì una possibilità. E ciò appare del tutto logico, trattandosi di valutazione ed eventuale approvazione sottoposta a numerose condizioni prescrittive a carattere risolutivo di uno Studio di fattibilità e non di un Progetto definitivo. E’ logico, quindi, pensare che l’obbligo per il Comune di approvare la variante si verifichi solo dopo l’eventuale approvazione, ad opera della Conferenza di servizi decisoria, di un Progetto
    definitivo, il solo in base al quale possono essere determinati i contenuti esatti della variante. Diversamente, bisognerebbe che il Comune approvasse una variante sottoposta alla condizione risolutiva di apportarvi modifiche in base ai contenuti del progetto definitivo approvato con il provvedimento finale della Conferenza decisoria. In questa ipotesi dovrebbe essere demandato al Comune il potere ed il compito di perfezionare l’iter
    definitivo della variante mediante l’ulteriore deliberazione di accettazione delle prescrizioni formulate in sede di Conferenza decisoria, con conseguente necessità di un’ulteriore fase di approvazione regionale. L’insistenza della Regione affinchè il Comune approvi la variante prima della conclusione della Conferenza, risponde, a mio parere, alla volontà di fare in modo che tutta la responsabilità politica del Progetto ricada sull’attuale Amministrazione capitolina che, evidentemente, qualora approvasse la variante prima della suddetta conclusione, non potrebbe , poi, opporsi all’approvazione del Progetto. Quanto a quest’ultimo, la Presidente della Conferenza ha ripetutamente sottolineato, così come più volte sottolineato da Federsupporter, che il Progetto di cui si occupa e che deve valutare la Conferenza stessa, non può che esclusivamente essere quello di cui ad essa pervenuto in base alla Deliberazione comunale del 22 dicembre 2014. Ciò con buona pace di notizie di stampa di questi giorni che hanno dato per scontato accordi tra il Sindaco, alcuni Assessori, il proponente, nonché esponenti apicali della AS Roma spa ( quest’ultima, peraltro, non proponente), secondo cui il Progetto attualmente all’esame della Conferenza decisoria verrebbe modificato, prevedendo uno “ scambio” tra rinuncia ad alcune opere pubbliche e rinuncia al 20 % della superficie utile lorda (SUL), riconosciuta per il “ Business Park” a scomputo dei costi necessari per le suddette opere. La verità è che, come pure più volte evidenziato da Federsupporter , l’unica, legittima strada per l’attuale Amministrazione capitolina onde mettere in discussione il Progetto di cui alla Delibera del 22 dicembre 2014 è rappresentata dalla revoca in autotutela di tale Delibera per una sopravvenuta, diversa e motivata valutazione del pubblico interesse, oltre che per rilevanti illegalità commesse dalla Delibera stessa. Revoca che, per il proponente, non comporta il diritto al risarcimento dei danni, bensì ad un equo indennizzo limitato al così detto “danno emergente”: vale a dire alle spese, tutte da provare e giustificare, sostenute dal proponente per implementare lo Studio di fattibilità e farlo diventare
    Progetto definitivo. Il legittimo affidamento degno di tutela del proponente sull’approvazione del Progetto non può che riguardare ,infatti, solo la fase di trasformazione dello Studio di fattibilità in Progetto definitivo,
    posto che nella fase antecedente non poteva sussistere nessun legittimo affidamento. Circa il prolungamento della Metro B fino a Tor di Valle, è apparso chiaro l’orientamento di prevedere ,al suo posto, il potenziamento della linea ferroviaria Roma-Lido. Orientamento che parte dal presupposto che la Deliberazione n 132 consenta l’alternativa tra le due possibilità. A questo proposito, però, il tenore letterale della Delibera non sembra suffragare tale presupposto. Essa , infatti, recita : “ Potenziamento dell’offerta di trasporto pubblico su ferro al servizio dell’area di Tor di Valle e della Città con frequenza di 16 treni/ora nelle fasce orarie di punta
    giornaliere, prioritariamente attraverso il prolungamento della linea B della Metro fino a Tor di
    Valle…. e contestuale potenziamento della Ferrovia Roma – Lido “. Formulazione certamente infelice che, onde scongiurarne la palese insanabile contraddittorietà, non può che permettere una interpretazione nel senso di attribuire all’avverbio “ prioritariamente” non un significato temporale (“ prima di” ) assolutamente contrastante con la contestualità del potenziamento della Roma – Lido, bensì un significato valoriale ( “ più importante di “ ). Ove così fosse, il suddetto potenziamento non potrebbe essere considerato alternativo ma
    concorrente con il prolungamento della Metro B e meno importante di quest’ultimo. Sempre in tema di opere pubbliche, è anche emerso che il collegamento con l’Autostrada Roma-Fiumicino non avverrà con esclusivo onere a carico del proponente, bensì anche con oneri a carico dello Stato e dell’Anas. Cosa, questa, che non può non suscitare perplessità sotto il profilo dell’assoluta garanzia che la realizzazione del Progetto non debba comportare alcun onere a carico di soggetti pubblici. Un altro problema sollevato è quello dell’esigenza di procedere a verifiche archeologiche prima dell’approvazione del Progetto definitivo e prima dell’inizio delle opere, ponendosi il dubbio, anche in questo caso, sul se tali verifiche possano e debbano comportare oneri anche a carico di soggetti pubblici. Per finire, da numerose delle Autorità amministrative intervenute è stata rilevata la persistente mancanza, parziale o, in taluni casi, totale, o l’insufficienza o l’inidoneità di documentazione integrativa richiesta e necessaria ai fini del rilascio di pareri ed atti di rispettiva competenza.
    Pareri ed atti che, pertanto, con ogni probabilità, ove pure rilasciati in tempo utile prima della conclusione della Conferenza, non potranno non comportare numerose e significative condizioni prescrittive risolutive per il proponente. In conclusione, a me pare che la vicenda in oggetto rischi di trasformarsi in quello che, parafrasandosi il titolo di un celebre romanzo di Carlo Emilio Gadda, potrebbe definirsi “Quer pasticciaccio brutto de Tor di Valle”, potenzialmente gravido di complessi, defatiganti e molto rischiosi per il proponente e, non solo, contenziosi giudiziari.
    Avv. Massimo Rossetti
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