Juve-Lazio in finale, il doppio palo di Djordjevic e una storia che poteva essere diversa…

Juve-Lazio in finale, il doppio palo di Djordjevic e una storia che poteva essere diversa…

Forse il più grande rimpianto dell’attaccante serbo…

ROMA- Sarà ancora una volta Juventus-Lazio la finale di Coppa Italia, due anni dopo. I biancocelesti di Inzaghi, dopo la gioia di aver eliminato i cugini della Roma in semifinale, dovranno vedersela con la squadra più forte del campionato in una finale che fa volare inevitabilmente il ricordo a quella di due anni fa.

REWIND- Era l’anno del terzo posto in campionato, della maglia bandiera e della super Lazio di Stefano Pioli. La stagione 2014-15 fu un’annata magica per i colori biancocelesti, che riuscirono a qualificarsi per la finale di Coppa Italia. Il percorso della Lazio fu tutt’altro che agevole: dopo aver eliminato per 7-0 e 3-0 rispettivamente Bassano Virtus e Varese, gli uomini di Pioli agli ottavi si sono sbarazzati del Torino per 3-1 e ai quarti del Milan, andando a vincere a San Siro per 1-0. In semifinale ad aspettare i biancocelesti il Napoli di Benitez: nell’andata all’Olimpico i partenopei riuscirono a strappare un pareggio che faceva ben sperare in vista del ritorno, ma al San Paolo Lulic regalò, con un gol fotocopia a quello segnato il 26 maggio alla Roma, la qualificazione alla Lazio. Il 20 maggio 2015 dunque, allo Stadio Olimpico di Roma, davanti a 60 mila spettatori andò in scena la finale di Coppa Italia tra Juventus e Lazio. I biancocelesti partirono subito forte con il gol, dopo appena quattro minuti, di Radu, bravo ad infilare in rete un bel cross di Cataldi su calcio di punizione. Appena sei minuti però e la Juventus trova il pareggio: punizione di Pirlo, sponda di Evra per Chiellini che in mezza rovesciata non lascia scampo a Berisha e spegne immediatamente l’entusiasmo laziale. La partita da li in poi fu bella e tirata, con le due squadre che sfiorarono il gol più volte, ma senza riuscire a trovarlo e dovendo arrendersi ai tempi supplementari. Qui ci fu immediatamente lo snodo cruciale della sfida: Filip Djordjevic, entrato all’83’ al posto di Miro Klose, fa partire dal suo sinistro un bellissimo tiro a giro che sbatte prima sul palo alla sinistra di Storari e poi su quello di destra, dando solamente l’impressione del gol e strozzando l’urlo in gola ai tifosi biancocelesti. Appena tre minuti dopo, per l’eterna e inappellabile legge calcistica del “gol mangiato gol subito”, Matri, entrato anche lui dalla panchina al posto di Llorente, trova il gol che regala la Coppa Italia alla Juventus, e alla Lazio una delusione difficile da digerire.

COSA SAREBBE CAMBIATO?- Quel clamoroso doppio palo colpito da Djordjevic è l’emblema della sua esperienza biancoceleste. Una parabola che comincia nel migliore dei modi, con la tripletta del Barbera contro il Palermo, ma che piano piano va a schiantarsi contro i limiti tecnici e caratteriali di un giocatore che ora a Roma sembra fuori posto. Sicuramente molte cose sarebbero potute cambiare se quel tiro a giro in quella dannata finale fosse entrato, se grazie a lui la Lazio avesse alzato al cielo la Coppa. La linea tra un eroe e un brocco è talmente sottile da poter essere valicata senza problemi, specialmente in una città come Roma, dove gli umori sono cosi mutevoli da essere collegati ad una singola partita o anche ad una sola giocata. Non è assurdo perciò pensare che, se quel tiro fosse entrato, Filip Djordjevic sarebbe diventato un idolo della Nord e il suo nome sarebbe stato ricordato a lungo tra la gente laziale. Ma questa è un’altra storia.

Simone Cesarei

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