La domanda: ma un cinese per la Lazio?

La domanda: ma un cinese per la Lazio?

Dall’estero per scalare il Milan e Lotito come potrebbe reagire…

ROMA – Alzi la mano il tifoso che nelle ultime ore non si è chiesto perché gli investitori stranieri sono pronti a conquistare l’Italia ma nessuno, fino ad ora, si è mai fatto vivo con Claudio Lotito per provare a prendere la Lazio. «Ma non c’è un cinese anche per la società biancoceleste?»: se lo saranno chiesto tutti, ieri, quando il mondo della comunicazione è stato invaso dalle notizie sulla imminente cessione del Milan a una cordata orientale: sì, proprio il Milan di Silvio Berlusconi, che dopo aver scritto una parte importante della storia del nostro calcio, sta per passare la mano accettando una offerta che si aggira intorno ai settecento milioni di euro. Nel giro di qualche mese a San Siro si potrebbe giocare un derby tutto cinese, visto che anche Thohir starebbe per vendere una quota importante dell’Inter ad un colosso, Suning, in grado di investire capitali senza limiti per provare a contrastare lo strapotere della Juve.

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La stessa Roma è finita agli americani, come il Venezia di Tacopina o il Bologna di Saputo, addirittura un malese si è presentato a Bari e ha chiuso l’operazione nel giro di qualche giorno per sbarcare in Italia e, forse, addirittura in serie A. E sempre per restare ai cinesi, da quasi due anni anche a Pavia, in Lega Pro, c’è un gruppo di Shanghai al comando. invasione. Stranieri dappertutto, meno che alla Lazio. Ma possibile davvero che un club della Capitale, con una storia così prestigiosa alle spalle (ma un futuro sempre più nebuloso) non possa attrarre un grande investitore cinese? Fermo restando che il padrone attuale, Claudio Lotito, avrebbe il diritto di non cedere o, comunque, di fare un prezzo anche fuori mercato, il tifoso laziale dopo anni ha finalmente qualcosa da sognare: una volta avrebbe pensato allo scudetto, al grande fuoriclasse, alla Champions o anche a un “semplice” derby, ma da oggi spera solo che un giorno possa suonare al campanello di Villa San Sebastiano il rappresentante di un colosso straniero che vuole prendere la Lazio per rilanciarla ad alti livelli, in Italia e in Europa. Che poi, diciamoci tutta la verità, al tifoso biancoceleste adesso basterebbe solo tornare allo stadio – paradossalmente anche senza avere una squadra da scudetto – ma per tornare allo stadio vorrebbe almeno superare l’incomunicabilità con il patron. Un circolo vizioso, da cui sarà difficile uscire, ma sognare «un cinese» adesso è inevitabile.

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Berlusconi sta per cedere il Milan sostenendo che per il bene del club rossonero è pronto anche a farsi da parte, purché i nuovi proprietari lo riportino ai livelli del passato. Claudio Lotito di fronte a una mega offerta come si comporterebbe? Resterebbe chiuso nel suo fortino, interessato solo a tenere il club che gli consente di restare nel mondo dei Vip, oppure sarebbe disposto a trattare? In poco meno di 12 anni l’attuale presidente ha salvato la società biancoceleste, ha rimesso a posto i conti rateizzando un debito pregresso e ha vinto anche tre trofei, ma – nonostante questo – ormai la rottura con l’ambiente appare assolutamente insanabile, soprattutto dopo una stagione così fallimentare: censurando la lazialità del popolo biancoceleste, Lotito ha isolato la squadra e la società. Con quale prospettiva può ripartire la Lazio ad agosto? Quali grandi calciatori accetteranno di giocare in uno stadio senza pubblico? Quante stelle dovranno essere cedute per autofinanziare un club senza sponsor e senza incassi ai botteghini? Se il presidente non cambia la sua politica, l’unica è mettersi a dormire e sognare: ma non c’è un cinese per la Lazio? (Corrieredellosport.it)

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