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Notizie Rassegna Stampa
10/09/10, 07,30 - 1147 Visite
PORTANOVA: UN’AQUILA NEL CUORE!

Daniele Portanova, 31 anni, romano di Montespaccato (periferia di Roma), difensore del Bologna e una passione: la Lazio. Una fede ma anche un attaccamento alla sua città che non ha mai nascosto.
Le manca Roma?
“Un po’, anche se Bologna è una città splendida, la gente è eccezionale e mi trovo benissimo. Quando finirò di giocare io, mia moglie e i miei quattro figli maschi torneremo a casa”.
Chi l’ha spinta a fare il calciatore?
“A scuola me la cavavo, ma a febbraio sparivo, non ci andavo più. Mio padre mi portò con sé a lavorare, facevamo pavimenti e rivestimenti. Vedeva però che ero un pesce fuor d’acqua e mi spinse a provare col pallone”.
Dove ha mosso i primi passi?
“Nel Montespaccato, poi al Casalotti, poi sono passato alla Roma, due anni a Trigoria e poi alla Fermana, dove, con un pizzico di fortuna, è partito tutto”.
Scusi, lei che ha l’aquila biancoceleste tatuata sul braccio è stato giallorosso?
“Ero insieme a Storari e Conti. Mi ricordo che appena entrai a Trigoria il primo giorno mi fecero subito togliere la collanina con l’aquila che avevo al collo, ma io li fregavo”.
Come?
“Quando giocavamo, con alcuni stratagemmi, sotto la maglia della Roma avevo la canotta della Lazio. Sempre. Non ce la facevo. Nella mia famiglia non è che siamo laziali, bensì anti-romanisti, tanto è vero che mio papà, mio zio, i miei fratelli e mio cugino non venivano a vedermi a Trigoria, altrimenti succedeva il quarantotto”.
Domanda secca: dov’era il 14 maggio del 2000?
“A Messina: io e il mio amico e compagno dell’epoca Gigi Corino abbiamo festeggiato tutta la notte”.
E domenica c’è lei, la Lazio...
“Tutti sanno qual è la mia fede, ma sono attaccato alla maglia rossoblù e dobbiamo fare risultato. Dopo la bella gara con l’Inter dobbiamo dare continuità. Ci dobbiamo salvare e abbiamo altre trentatré finali. Capito, no?”.
Zarate, Rocchi, Floccari, Hernanes, c’è qualche timore?
“Sono bravi, e tanto anche. Con Tommaso abbiamo giocato insieme alla Fermana. Ma non c’è nessuna paura, e poi di cosa scusi? Loro sono undici, noi altrettanti. Certo, la Lazio deve fare un campionato diverso dal nostro, ma noi siamo un blocco granitico e sappiamo cosa vogliamo”.
Dei dieci gol segnati in serie A, ne ha fatti due alla Lazio e non ha mai esultato. Che succede domenica?
“Semplice, se segno non esulto”.
Ancora? Dopo tutto quello che è successo l’anno scorso?
“I tifosi del Bologna sono tifosi come me e hanno capito. Loro sanno che per la maglia rossoblù ho dato e darò il sangue e lo farò pure domenica”.
Quindi?
“Se faccio gol, sarò felicissimo per il Bologna e ci mancherebbe, ma non esulto. Ho la mia fede e le mie idee”.
All’Olimpico ci saranno pochi tifosi.
“Vengo dalla curva e sono di curva, so che la tessera del tifoso sta creando un po’ di malumori. Sarà desolante vedere la Nord semivuota, ma spero che non sia così”.
Messaggio per il presidente Lotito: ma uno così, considerato chi ha indossato la maglia della Lazio, non serviva proprio?
Francesco Di Cicco
fonte: Il Messaggero
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