IL TEMPO – Affari contro tifosi, il baratto Italia-Polonia

IL TEMPO – Affari contro tifosi, il baratto Italia-Polonia

(IL TEMPO) – Dietro i sorrisi e le strette di mano «da protocollo» è iniziato il braccio di ferro Italia-Polonia. La visita istituzionale a Varsavia che il premier Enrico Letta aveva già in agenda da mesi si è trasformata ieri in un summit da guerra fredda con il proprio omologo…

(IL TEMPO) – Dietro i sorrisi e le strette di mano «da protocollo» è iniziato il braccio di ferro Italia-Polonia. La visita istituzionale a Varsavia che il premier Enrico Letta aveva già in agenda da mesi si è trasformata ieri in un summit da guerra fredda con il proprio omologo polacco sulla vicenda, per molti aspetti oscura e certamente terribile, dei tifosi biancocelesti arrestati in strada giovedì scorso prima della partita di Coppa Uefa tra il Legia Varsavia e la Lazio.
L’incontro bilaterale con Donald Tusk non ha però portato i risultati sperati. Il primo ministro polacco, infatti, non ha fatto alcun passo indietro e ha anzi tentato di liquidare l’argomento con una frase di circostanza che sembra essere stata estratta dal «Bignami del perfetto politichese». «Faremo di tutto per accelerare le procedure nel rispetto delle regole – ha dichiarato Tusk davanti ai microfoni – Farò un appello al Procuratore Generale e al Ministro della Giustizia affinché seguano personalmente la vicenda al fine di evitare lungaggini ma – ha sottolineato al termine del suo intervento – la legge polacca deve essere rispettata». Tutto qui. E per fortuna, ci sarebbe da aggiungere. Poco prima, infatti, il Ministro degli Interni polacco, Barlomiej Sinkiewicz c’era andato giù pesante, mettendo in un cassetto il buon senso e la diplomazia. «Comprendo il dolore dei familiari dei tifosi laziali arrestati in Polonia, ma la verità è che una parte di loro si trova a Varsavia per assistere i propri figli banditi e delinquenti. Il loro posto è in carcere».
Dichiarazioni shock che hanno fatto presto il giro delle agenzie di stampa e che rischiano di complicare non poco la posizione dei ventidue supporters laziali (dieci già condannati a pene detentive tra i due e i quattro mesi e dodici ancora in attesa di essere processati) rinchiusi nel carcere di Bialoleka. «La legge è uguale per tutti – aveva poi aggiunto Sinkiewicz forse in un maldestro e per nulla riuscito tentativo di alleggerire le sue parole – sia per i polacchi sia per gli stranieri». Letta invece, prima di recarsi presso la sede dell’ambasciata italiana a Varsavia per incontrare i genitori e i familiari dei ragazzi ancora costretti nelle patrie galere polacche, durante il faccia a faccia con Donald Tusk ha cercato di evitare di andare allo scontro frontale, rifugiandosi in una difesa d’ufficio mirata alla richiesta dell’attuazione puntuale delle procedure di legge.
«Sugli incidenti avvenuti a Varsavia e sugli arresti dei giovani italiani, in un numero significativo, di cui alcuni sono tutt’ora in carcere – ha dichiarato il nostro premier – ho espresso preoccupazione chiedendo nel rispetto delle leggi e della separazione dei poteri un’attenzione particolare e la massima accelerazione possibile nella applicazione delle regole».
In Italia, intanto, sulla spinosa questione arrivavano le parole del Ministro degli Esteri Emma Bonino, intervenuta nel pomeriggio di ieri sulle frequenze di Radio Radicale. «La ricostruzione formale dei fatti di giovedì, venerdì e sabato è arrivata questa notte (ieri notte per chi legge ndr), ma altri dettagli vanno chiariti, e per questo è partito il prefetto del ministero degli interni per incontri con i suoi omologhi. Al di là dei ventidue arrestati di cui chiediamo la liberazione, che hanno tutti fascicoli individuali, e di cui si occupano gli avvocati della società Lazio, chiediamo di capire cosa è accaduto con i fermi di massa. Chiediamo di avere risposte esaustive su tutti gli altri fermati, soprattutto sul corteo e gli incidenti di giovedì».

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