CDS – Candreva, una sfida al passato

CDS – Candreva, una sfida al passato

(CDS) – «A Livorno ho ritrovato la gioia di giocare a calcio». Aveva 20 anni, s’era spento e perso a Udine dopo aver accarezzato il sogno più grande. Stava male, si sentiva fuori dal mondo: «Avevo brutte sensazioni», raccontò una volta. Lo chiamò il Livorno e ritrovò la gioia: «Gennaro…

(CDS) – «A Livorno ho ritrovato la gioia di giocare a calcio». Aveva 20 anni, s’era spento e perso a Udine dopo aver accarezzato il sogno più grande. Stava male, si sentiva fuori dal mondo: «Avevo brutte sensazioni», raccontò una volta. Lo chiamò il Livorno e ritrovò la gioia: «Gennaro Ruotolo ha avuto fiducia in me, lo ringrazio perché al primo anno in Serie A mi ha scelto come titolare. Serse Cosmi ci sta dando la continuità e la carica giusta per centrare l’obiettivo della salvezza». Pillole sparse, racconti dal passato, capitoli della sua vita rovesciata. Antonio Candreva rinacque a Livorno, si ritrovò d’incanto, conquistò la promozione in A e rimise piede nel calcio dei grandi dopo l’esordio firmato con l’Udinese. Tra la serie B e la serie A lo allenarono Acori, Ruotolo e Cosmi. A Livorno s’impose, stregò Lippi (a quel tempo cittì dell’Italia) e la Juventus (lo acquistò a gennaio per provare a spegnere una crisi storica). Prima ancora l’exploit con la maglia amaranto lo lanciò in orbita. Cosmi lo faceva giocare da playmaker nel 3-5-2, agiva a tutto campo, gli permise d’arrivare in Nazionale. Il debutto avvenne all’Adriatico di Pescara, era il 14 novembre 2009, Italia-Olanda finì 0-0. Candreva rimase in campo per 75 minuti, giocò titolare accanto a Camoranesi, Palombo e Pirlo, Gilardino e Palladino erano in attacco. La seconda presenza la firmò il 18 novembre allo stadio Manuzzi di Cesena, prese parte all’amichevole con la Svezia (1-0, gol di Chiellini). Lippi preparava il Mondiale in Sudafrica e Candreva era in rampa di lancio, poi la fortuna girò.

IL PASSAGGIO – A Livorno un giorno lo videro camminare con le infradito, c’erano sette gradi, faceva un freddo cane, neppure i surfisti livornesi avrebbero osato tanto: «Il problema è che sono già pieno di pestoni alle dita dei piedi e faccio fatica a portare le scarpe chiuse…», spiegò Antonio. A Livorno trovò la gioia e uno spogliatoio di amici e poi «una tifoseria che mi ha sempre incitato, una società che ha creduto in me» , disse. Candreva dopo la promozione anticipò il rientro dalle vacanze, era reduce dagli Europei Under 21, si presentò in ritiro il 13 luglio anziché il 20: «Perchè? Semplice. Lo scorso anno la Nazionale mi ha tolto la possibilità di giocare i playoff e in questo senso credo anche di aver creato un problema al Livorno. Il modo migliore per ripartire mi sembrava quello di anticipare il mio arrivo, niente ferie extra e subito in gruppo fin dal primo giorno» . Strinse un patto di ferro col presidente Spinelli, diede il via libera per il passaggio alla Juve nel gennaio 2010: «Spinelli mi fece i complimenti e mi disse che era contento per me. Con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto e devo ringraziarlo perché non so in quanti, al suo posto, mi avrebbero permesso di venire alla Juve a stagione in corso», Candreva è sempre stato riconoscente, le dichiarazioni dell’epoca lo confermano. Spinelli lo “adottò”, una volta disse “quel ragazzo mi piace proprio, non ha neanche un tatuaggio”. In realtà Antonio ha due tatuaggi, ma li tiene nascosti, il presidente Spinelli l’ha scoperto in corsa. LA LAZIO – Antonio Candreva e il Livorno, Antonio Candreva e la Lazio. Sono le squadre che l’hanno fatto rinascere, che l’hanno riportato alla luce, che gli hanno ridato speranze. Vive un momento particolare, a Formello s’è beccato qualche rimbrotto perché è stato meno ficcante rispetto ad un anno fa. Ma è uno dei più continui e produttivi, quando le cose vanno male capita anche questo. In carriera ha collezionato casacche come figurine, gliele facevano indossare e gliele sfilavano a furia di prestarlo: «Non è mai bello per un giocatore indossare una maglia sapendo che alla fine quasi sicuramente dovrai andare via», ha sempre ripetuto. A Livorno pronunciò quelle parole che nel corso degli anni sono diventate un boomerang e l’hanno etichettato romanista. Le ha smentite e cancellate indossando la maglia della Lazio. E ora guai a chi gliela tocca: combatte per lei, è pronto a segnare per lei. Anche oggi.

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