IL MESSAGGERO – Reja: «Peccato, ma la nostra autostima cresce tantissimo»

IL MESSAGGERO – Reja: «Peccato, ma la nostra autostima cresce tantissimo»

IL MESSAGGERO ROMA Da squadra ectoplasma e timorosa, a combattente e vincente. Reja ha plasmato la Lazio a sua immagine e somiglianza, andando addirittura a sfiorare l’impresa con la Juve, i più forti d’Italia. Gli invincibili. Quelli che non perdono mai. Un lavoro incredibile riuscito in appena tre settimane. Lui,…

IL MESSAGGERO

ROMA Da squadra ectoplasma e timorosa, a combattente e vincente. Reja ha plasmato la Lazio a sua immagine e somiglianza, andando addirittura a sfiorare l’impresa con la Juve, i più forti d’Italia. Gli invincibili. Quelli che non perdono mai. Un lavoro incredibile riuscito in appena tre settimane. Lui, il goriziano, si gode il momento e alla fine della partita con i bianconeri quasi sbuffa perché, mai come stavolta, aveva creduto di potercela fare a superare il collega Conte. «Siamo stati grandi, i ragazzi sono stati fantastici e per me meritavamo di vincere», sostiene con fierezza il tecnico biancoceleste. Dopo le prime due partite con Inter e Bologna, nonostante i quattro punti conquistati ma con una squadra a pezzi nel gioco e nell’autostima, mai avrebbe pensato di affrontare la Juve in questo modo e terminare la gara con tanti rimpianti. «Non siamo partiti benissimo, vero, nella prima parte di gara avevamo qualche timore di troppo – ha spiegato Edy – ma nella ripresa siamo cresciuti sempre di più e abbiamo fatto meglio. C’è stata tanta sfortuna e potevamo vincere la gara. La squadra ha reagito bene, speravo sinceramente di vincere, ma va bene anche il pari, anche perché dopo una prestazione del genere cresce tantissimo pure l’autostima e non è per niente poco». La Juve ha sofferto, forse per la prima volta in modo così evidente, Reja sorride orgoglioso e va in contropiede: «Loro sono forti, abbiamo sofferto ma avevano preparato la gara sapendo che avremmo avuto difficoltà a difendere al centro ma abbiamo fatto raddoppi proprio in mezzo. Siamo mancati un po’ nelle ripartenze ma per vie centrali e in fase difensiva siamo stati bravi». Signore, forse troppo, sul secondo rigore netto alla fine del primo tempo (mano di Bonucci), ma non dato: «Me l’hanno detto, ma non ho visto, diciamo che: rigore è quando arbitro fischia».
DIFESA DI FERRO
Uno dei punti di forza di questa nuova Lazio targata Reja è la difesa, non tanto per i gol incassati, pochi anche quelli, ma soprattutto per l’atteggiamento tenuto in campo e per la compattezza che c’è tra i reparti. Un salto doppio rispetto a due mesi fa. Senza parlare del tandem Biglia-Ledesma, completamente bocciato (e quasi rovinato) da Petkovic, ma rigenerato dall’attuale tecnico della Lazio. «Sappiamo che giocano in verticale su una punta che viene incontro e uno che va avanti. Devo fare i complimenti a Biglia e Ledesma, sono stati bravi a chiudere quelle traiettorie e Dias e Biava dovevano chiudere gli inserimenti di Pogba e Vidal. Ottimi in chiusura, anche se avevo chiesto ai ragazzi che volevo più ripartenze ed è stato un peccato non sfruttarle a dovere perché c’era lo spazio per fraseggiare meglio. Di opportunità ne abbiamo avute, ma lo ripeto siamo contenti perché abbiamo giocato all’altezza, se non meglio, dei più forti». E si va avanti con la difesa a tre: «Una scelta dettata più dagli infortuni che da altro, ma è andata bene e andremo avanti».
NESSUN CASO MARCHETTI
Prima della sfida con la Juve ha sorpreso l’esclusione di Marchetti, la seconda di fila dopo Udine, e sempre per lo stesso motivo: virus intestinale. Una coincidenza che ha fatto subito pensare male, ma a mettere le cose a posto e a fare chiarezza ci pensa Reja: «Marchetti doveva giocare, ma prima della gara mi si è avvicinato e con sincerità mi ha detto: mister non mi sento benissimo. Era pallido e debole, quindi ho preferito Berisha che si sta comportando benissimo, dando sicurezza all’intero reparto».

 

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