IL TEMPO – Marchetti Porta aperta

IL TEMPO – Marchetti Porta aperta

IL TEMPO Dall’incubo vissuto a Cagliari, alla rinascita con la Lazio. Poi la crisi e adesso il caso. Non c’è pace per Marchetti, sempre in bilico tra alti e bassi: una vita in salita, una storia da raccontare, un incidente stradale gli ha cambiato la vita. Nasce attaccante, Federico, ma…

IL TEMPO

Dall’incubo vissuto a Cagliari, alla rinascita con la Lazio. Poi la crisi e adesso il caso. Non c’è pace per Marchetti, sempre in bilico tra alti e bassi: una vita in salita, una storia da raccontare, un incidente stradale gli ha cambiato la vita. Nasce attaccante, Federico, ma in porta ci finisce quasi per caso, in un giorno di pioggia di tanti anni fa. Da quel momento non la lascia più, per il calcio italiano è un successo. Eppure qualcosa non va: «Accadde tutto 5 anni fa – raccontò in passato – fortunatamente io e due compagni di squadra uscimmo illesi da uno scontro in auto. Quando vedi la morte in faccia succede qualcosa che è difficile da spiegare, è un’esperienza brutta ma che porto con me. Per incidenti ho perso due amici, credevo fossimo perseguitati dal destino, ma ora credo che dall’alto siano più felici di me per quello che mi sta succedendo. Mi sono tatuato l’Ave Maria».

È il 2010 e Marchetti si prepara all’esordio ufficiale con la maglia azzurra, un altro grande traguardo. L’Italia è nelle sue mani, ma il primo vero ostacolo sta per arrivare: Cellino, al Cagliari, lo mette fuori rosa, ai margini della prima squadra, per il portiere di Bassano del Grappa è un dolore senza fine. Soffre in silenzio, si allena da solo, aspetta con ansia il giorno della liberazione. Arriva la Lazio, è l’estate del 2011, è un sogno che si avvera. Diventa subito determinante, le sue parate valgono come i gol di Klose, portano punti e sicurezza alla squadra. Si conferma anche nella seconda stagione in biancoceleste, sotto la guida di mister Petkovic: a febbraio Prandelli lo convoca di nuovo in Nazionale, per Marchetti è un periodo d’oro. Contro l’Armenia, lo scorso ottobre, è la sua terza presenza che coincide però con l’inizio del suo declino.

Due errori clamorosi compromettono il risultato degli azzurri e per il numero 1 biancoceleste è l’avvio di una discesa inarrestabile. Si sgretolano le certezze, cambiano le gerarchie e, con il ritorno di Reja in panchina, Berisha diventa il titolare. L’albanese si dimostra all’altezza e non lo fa rimpiangere, anzi. Federico intanto continua a rimanere out, tra misteriosi problemi intestinali e un presunto principio di pubalgia. Fino a giovedì, la notte della disfatta, nell’appuntamento più importante della stagione. Ma Reja, nonostante gli errori, è pronto a confermarlo anche a Firenze, lo ha detto chiaramente al termine della sfida con il Ludogorets: «È lui il titolare e merita fiducia. In occasione del gol non si è reso conto di essere sulla linea, ma ha disputato un’ottima prestazione».

Oggi parleranno prima dell’allenamento e insieme prenderanno una decisione per la prossima gara, dipende tutto da Marchetti. È il momento di prendere a calci la crisi, anche Beppe Bozzo (storico procuratore del portiere) suona la carica: «I riflettori sono puntati tutti su di lui, soprattutto in questo periodo. Ma di Federico bisognerebbe ricordare le prestazioni e i punti che ha portato. Noi siamo sereni e rispettiamo qualsiasi decisione da parte dell’allenatore, in queste settimane è rimasto out per un problema muscolare, ma tornerà più forte di prima».

Inevitabile qualche battuta sul futuro: «Resta alla Lazio al 100%, non abbiamo intenzione di andare via. Con Lotito il rapporto è ottimo».

 

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