A Torino con un Klose in più

A Torino con un Klose in più

Raffreddato Klose: un ossimoro. S’immerge nei cubetti di ghiaccio, quando si scalda la temperatura. Ieri scaricava l’influenza a Formello dentro una vasca di speranze in bianco e nero: vuole segnare a Buffon con la maglia biancoceleste, Miro, stavolta non fallirà. Non ha colpito l’anno scorso, all’andata ha digiunato. Allo Juventus…

Raffreddato Klose: un ossimoro. S’immerge nei cubetti di ghiaccio, quando si scalda la temperatura. Ieri scaricava l’influenza a Formello dentro una vasca di speranze in bianco e nero: vuole segnare a Buffon con la maglia biancoceleste, Miro, stavolta non fallirà. Non ha colpito l’anno scorso, all’andata ha digiunato. Allo Juventus Stadium non cha mai messo piede: era ai box l11 aprile scorso, quando i bianconeri lucidavano il dono di Alex. Una punizione velenosa di Del Piero all’82 affondava la Lazio di Reja. Che mal di panzer!

TRIS DERBY – Non tremate, stavolta. Klose cè. Lui cade, si rialza, niente. Non è successo nulla. Sè riposato, Miro, ha smaltito la febbre da derby, gli è tornata subito la fame. Non la sbirciate nello sguardo. Non cambia espressione, fissi gli occhi, strette le labbra. Apre le fauci al momento giusto. Ha sbranato ancora la Roma domenica. Tris, tutto normale per Klose: un dito al cielo, un ok e la carezza a Hernanes per l’assist. Non esulta, non sbraca, ha fatto il suo dovere ed è tornato all’Olgiata. Come un bravo operaio delle fabbriche della Ruhr.

SOBRIETA – E un proletario della rete, un artigiano del gol, un carpentiere di sogni. Li plasma a sua immagine e somiglianza, Klose. Sono gentili, i suoi centri. Centinaia, originali, ingegnosi, ma sempre così maledettamente sobri. Segna di testa, di piede, ripudia la mano de Dios. Perché la sua esistenza è depurata dall’ipotesi di Dio. Il Signore è la sua guida, Miro s’ispira al cielo. Gli altri dopo un golletto impugnano mitragliatrici e ciucci e sfoggiano murales sulle maglie della salute, il tedesco sè dimezzato lo stipendio pur di avere una maglia da titolare.

CORTE JUVE – Cera pure la Juve un anno fa, Klose ha detto Lazio. Un guizzo del destino. O forse no. Perché chi ama pescare, non si può buttare nello stagno a 33 anni. Lui voleva giocare, non è rimasto sul lago ad aspettare. Sè gettato sul mare biancoceleste ed è stato subito dolce naufragare. Sono arrivate ondate di gol e uno schizzo di leggenda. Lui è un Mito??. Un centravanti, niente chiacchiere, solo distintivo. Fa la sola cosa per cui è pagato: tiro-gol. Alla Miro, appunto. Sempre seduto a tavola fra i capocannonieri, mai col tovagliolo bianco.

BUFFON – Non s’arrende Klose, è un highlander, iberna la sua forza nel ghiaccio. Intravede il galleggiante che va giù, lui torna a galla. Col preparatore Rongoni ieri pomeriggio preparava lesca per la Juve. Abboccherà di nuovo Buffon? L’ultima pesca è un dolce ricordo di una notte del 9 febbraio 2011, stadio Signal Iduna Park di Dortmund. Minuto 16, Klose s’ingobba e buca Gigi su assist di Muller. Germania-Italia, sfida fra Nazionali. Il tedesco ha rinunciato ieri all’amichevole con l’Olanda, pensa solo alla Juve. Tanto Gerd Muller è a un passo: un gol, appena.

FLOCCARI – La solitudine dei numeri primi. Sè allenato a parte ieri, Klose. In gruppo è andata peggio a Floccari: ha rimediato una botta al volto da un compagno, s’è fratturato l’incisivo ed è stato subito sottoposto a un intervento di riparazione. La prognosi verrà comunicata oggi. Quando invece Klose tornerà a scorazzare in squadra. Sarà un tripudio di abbracci. Lo adorano tutti, è un esempio, è la cura a tutti i mali, Miro. E pensare che qualcuno bofonchiva fosse venuto a Roma a battezzare i sanpietrini. Vlado sarà pure il primo sulla nuova targa post-derby, ma è Klose luomo di marmo. Ormai scolpito nella storia.

Il Corriere dello Sport

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